«Tante Sicilie, perché? Perché la Sicilia ha avuto la sorte di ritrovarsi a far da cerniera nei secoli fra la grande cultura occidentale e le tentazioni del deserto e del sole, tra la ragione e la magia, le temperie del sentimento e le canicole della passione». Nel concetto di “Isola Plurale” di Gesualdo Bufalino si nasconde una profonda verità. Raccontare la Sicilia, e cercare di svelarne i segreti, significa innanzitutto adottare e includere punti di vista differenti su di essa. Da questo presupposto ha preso le mosse l’incontro “Incontriamoci in Sicilia con i suoi segreti”, promosso in diretta Facebook da “Bonfirraro Editore”, che ha visto protagonisti gli scrittori Massimiliano Scudetti, Gabriele Mulè e Salvatore Arena, insieme al giornalista Joshua Nicolosi e ai giovani influencer Carol e Giacomo di “siciliansays”. L’evento, moderato dal direttore del Sicilian Post Giorgio Romeo, è stato un incontro dal sapore informale, in occasione del quale ciascuno degli intervenuti ha contribuito presentando la propria maniera di fare narrazione dell’isola.

UNO “STRANIERO” A FAVIGNANA. Massimiliano Scudeletti è un fiorentino dal cuore siciliano. «Quando nel 2007 sono capitato a Favignana, pensavo di trovare solamente delle splendide cale, mi sono invece imbattuto in una storia, quella dei rais e della pesca, che mi è entrata sotto la pelle e che da allora mi ha spinto a tornare ogni anno alle isole Egadi». È nato così “L’ultimo Rais di Favignana”, la storia di Gioacchino Cataldo ultimo uomo a capo della tonnara di un’isola «dove convivono un mondo antico, quello della pesca con la tonnara che risale ai tempi dei greci, e uno moderno, poiché è lì che è nata l’industria dell’inscatolamento del tonno». Ed è proprio questo incontro-scontro ad animare le pagine del libro e a condurre per mano il lettore in questa affascinante vicenda.

Un momento della diretta

SULL’ETNA CON L’ENEIDE. Uno straniero si innamora della Sicilia: la storia si ripete anche nel libro di Gabriele Mulè, “Il vulcano di Enea”. Tutto nasce da un quadro trovato in Inghilterra, che raffigura l’eruzione del 1766. «Quella che ho voluto raccontare è la vera storia di tre gentiluomini inglesi che, partiti in direzione della Sicilia, decidono di portare con sé l’Eneide di Virgilio come guida, convinti che la descrizione letteraria dell’Etna fosse interamente rispondente al vero». Una storia curiosa e particolarmente curata nei dettagli, al punto da essere apprezzata perfino da esperti di paesaggio e vulcanologi. «La Sicilia ha ancora tanto da svelare, non solo grazie agli intrighi del presente, ma anche ad un luminoso passato, il quale tuttavia proietta sempre delle ombre, ed è lì che gli appassionati vanno a scavare».

Un momento della diretta

A SPASSO PER PALERMO. Che Sicilia sarebbe senza le sue tradizioni? Salvatore Arena ci porta alla scoperta della sua città, Palermo, attraverso i 40 “Cunti” che compongono il suo libro, un modo diverso di approcciare ciò che questa città offre, attraverso spaccati di vita palermitana. «La mia guida è divisa in tre parti: nella prima troviamo Palermo da vedere, dove racconto dei monumenti, poi c’è Palermo da sentire, dove racconto aneddoti e parlo di alcuni personaggi palermitani, e infine Palermo da gustare, con l’arancina e i frutti di martorana, fiori all’occhiello della mia città». Ciascun “cunto” è una piccola perla in dialetto, patrimonio prezioso a cui l’autore si sforza di restituire la dignità che merita.

RISCOPRIRE IL DIALETTO SUI SOCIAL. Al parlare siciliano è dedicata anche “siciliansays”, pagina Instagram che nasce dalla necessità di far riscoprire alle generazioni più giovani e agli stranieri il nostro dialetto. «Abbiamo avviato questo progetto per gioco – hanno spiegato i fondatori Carol e Giacomo – ma oggi ci troviamo con oltre 140mila follower e gente che ci scrive da tutto il mondo». Il format è semplice e si basa su spiegazioni in pillole, in lingua inglese, di parole e modi di dire siciliani, alternate a una selezione di foto dei luoghi più suggestivi e delle specialità enogastronomiche dell’isola. Tuttavia l’ambizione del progetto è quella di andare oltre e fare approfondimento. «Spesso ci soffermiamo sulle origini etimologiche delle parole, che ci riportano ai segni linguistici lasciati sulla nostra parlata dalle innumerevoli dominazioni che si sono alternate in Sicilia. Ci sforziamo di ricostruire quel mosaico tessera dopo tessera»

VIVERE DI SICILITUDINE. Svelare perle rare, di storie e personaggi poco noti, e nuovi punti di vista sui grandi autori della letteratura siciliana è invece la sfida di Joshua Nicolosi, con la rubrica di cui è curatore da qualche anno sul nostro giornale. «Giornalismo e letteratura possono essere coniugati nella misura in cui entrambi condividono una forte tensione verso il lettore, e vivono nel momento in cui questi riesce a sentirsi parte integrante di ciò che sta leggendo. “Sicilitudine” è l’espressione che meglio racchiude la ricchezza della nostra isola, perché non ne esaurisce la complessità, ma ci invita ad interrogarci continuamente sul suo significato».

A margine dell’incontro si sono susseguiti una serie di interventi del pubblico, che tra una curiosità sull’origine della parola “bruscia” e un saluto dalla Colombia, ha sottolineato la bontà della formula. Le conclusioni sono invece state affidate all’editore Salvo Bonfirraro, che ha salutato relatori e pubblico con l’augurio «che iniziative del genere possano divenire sempre più frequenti, anche grazie a nuove collaborazioni e incontri come quelli fatti stasera». 

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