I Paperi depressi dei fratelli Rincione: «Così raccontiamo il baratro dell’umano»

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La depressione, la violenza domestica e il pentimento prima della morte. Non è una parodia disneyana ma un proporre qualcosa di disturbante, in cui il richiamo ai modelli rimane palese. Con “PaperUgo” i due palermitani  portano a galla gli aspetti più “inumani” della società

Marco e Giulio Rincione, non sono solo gemelli, sono le due metà della mela. Giulio disegna, Marco dà voce ai personaggi. “Paperi” è il loro primo lavoro insieme, l’anno scorso è stato consacrato da Etna Comics con una mostra dedicata ai disegni di Giulio.

L’albo, ci racconta Marco, nasce da una sfida: «L’idea è nata nell’autunno 2015, Giulio aveva fatto una caricatura di Paperoga, una sua reinterpretazione in chiave triste che ha riscosso particolarmente successo sui social. L’editore allora ci ha lanciato un guanto di sfida, provare a fare qualcosa con questi Paperi e da lì è nata l’idea di PaperUgo».

DISTOPIA DISNEYANA. I loro pennuti però rappresentano ciò che c’è di più lontano dall’immaginario disneyano: PaperUgo è depresso, lotta con la sua malattia e la conseguente perdita degli affetti ed entra da subito in conflitto con Paperoga, famoso invece per il suo animo scanzonato. L’intento era raccontare, attraverso tre storie intrecciate tra loro, il “baratro” dell’umano: la depressione, la violenza domestica e il pentimento prima della morte. Non è una parodia, ma proporre qualcosa di disturbante, in cui il richiamo ai modelli rimane palese: «Sono stati cambiati i nomi e i luoghi, ma non volevamo nasconderci, gran parte della soddisfazione è stata ricevere i complimenti da importanti autori Disney che non si sono sentiti offesi dalla cosa, anzi hanno compreso l’obiettivo dell’opera». La loro visione non è giudicante o mera rappresentazione della realtà, ma vuole portare a galla gli aspetti più “inumani” della società, ed è più semplice farlo quando sono personaggi antropomorfi a “parlare”. Come nei sei personaggi pirandelliani le anime che vivono nelle pagine dei gemelli Rincione barcollano sulla sottile linea che separa realtà e finzione.  Parafrasando Pirandello: “Siamo finzione ma la nostra storia è forse più reale della vita stessa”, così è per loro: «Viviamo immersi in un sistema di confusione emotiva. Cercare di non distinguere troppo la finzione e la realtà, o il ricordo non accaduto, è in qualche modo la nostra risposta. Non ricordiamo mai le cose per come sono state, ma dipingiamo il ricordo con connotazioni e stati d’animo che non è detto siano effettivamente accaduti».

I fratelli Rincione al Blogger Corner by Sicilian Post di EtnaComics 2018, foto Domenico Condorelli

REALTÀ E RICORDO. Anche in “Vite di Carta”, volume che entrambi i fratelli hanno curato per il progetto editoriale “Timed” della Shockdom (che coinvolge diversi autori e illustratori) il tema della realtà e del ricordo si scontrano come in un castello dei destini incrociati. I Timed sono uomini normali che scoprono di essere dotati di super poteri, ma la lettura che i Rincione danno è personalissima. «Da subito – spiega Marco – ho interpretato questo essere “Timed” come una condanna che in qualche modo scompiglia le carte in tavola e rimette in discussione tutto».

I  MODELLI. Sia i loro disegni che i dialoghi sono intensi, frammentati e assertivi, sono presenti continui richiami a dei modelli, per Giulio David McKean, oltre a Schiele e Klimt, per passare al graffitismo di Basquiat. «Cerco in qualche modo – racconta l’illustratore – di non ragionare soltanto in termini di fumetto, ma di rendere a livello grafico un quadro, perché è ciò che forse in futuro  mi piacerebbe fare. Le mie scene spesso e volentieri sono statiche, non dinamiche come le regole del fumetto spesso impone». Per Marco il modello è invece quello che lui definisce la “trinità”: Aristotele, Kafka e Joyce, e la loro declinazione della felicità: «Aristotele cerca di analizzarla e darne un’accessibilità pacifica, Kafka, è la completa assenza di felicità: è tutto sporco e pieno di sensi di colpa, Joyce sembra riuscire a mettere insieme l’accesso alla felicità aperta di Aristotele in maniera sporca come Kafka».

In un viaggio perpetuo il loro lavoro prosegue, ancora non è dato sapere cosa ci serberanno i gemelli di Palermo, ma se queste sono le premesse non possiamo non immaginare il loro cammino.

 

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