IA, creator e fine della SEO: cosa prevede il Reuters Institute per il giornalismo nel 2026
Dal passaggio dei motori di ricerca agli “answer engine” all’ibridazione tra giornalisti e creator, il report Journalism and Technology Trends and Predictions 2026 del Reuters Institute fotografa una trasformazione profonda dell’industria dell’informazione. Meno traffico, meno certezze e più competizione, ma anche una possibile via d’uscita fondata su contenuti originali, storie umane e un uso dell’intelligenza artificiale concentrato sull’efficienza più che sulla sostituzione del lavoro editoriale
L’industria dell’informazione oggi affronta una trasformazione radicale, stretta tra l’ascesa dell’intelligenza artificiale generativa e la popolarità dei content creator che guidano il passaggio a una comunicazione basata su personalità e intrattenimento. Il nuovo rapporto “Journalism and Technology Trends and Predictions 2026”, curato da Nic Newman per il Reuters Institute, rivela che nel 2026 i media si troveranno stretti tra queste due pressioni contrapposte. Mentre i motori di ricerca si evolvono in “motori di risposta” che minacciano di prosciugare il traffico verso i siti tradizionali e l’AI generativa stravolge il mercato, i media leader cercano di reagire puntando su contenuti distintivi e formati multimediali come il video per recuperare spazio. La sfida per il futuro è un delicato equilibrio: integrare l’IA per l’efficienza senza perdere il volto umano che garantisce la fiducia del pubblico.
SOLO UN TERZO DEI MEDIA LEADER È FIDUCIOSO. Nonostante molti editori mantengano una certa fiducia nelle proprie aziende, il rapporto mostra un persistente calo di ottimismo verso il giornalismo nel suo complesso. Solo il 38% degli intervistati si dichiara fiducioso sulle prospettive del giornalismo per il 2026, un dato in calo di 22 punti percentuali rispetto a quattro anni fa. Al contrario, la percentuale di chi non è fiducioso è salita dal 10 al 18%.

Secondo il report, i motivi del calo di sicurezza sono principalmente 3: l’incertezza legata alla rapida adozione dell’IA e alla conseguente perdita di visibilità sui motori di ricerca e sui social media; la sensazione che i media tradizionali abbiano perso contatto con alcuni segmenti della società (in particolare con i giovani e con chi non è interessato a informarsi) e abbiano quindi lasciato spazio a content creators, influencers e in generale non-giornalisti; la tendenza di molti leader politici a bypassare i media indipendenti e comunicare sui propri canali social e podcast personali. Come sottolineato dal rapporto, questa strategia è spesso accompagnata da minacce legali intimidatorie e tentativi di minare la fiducia etichettando i media indipendenti come produttori di “fake news”.

IL CROLLO DELLA SEO TRADIZIONALE. Gli editori prevedono che il traffico da ricerca diminuirà di oltre il 40% nei prossimi tre anni, un impatto derivante dalla trasformazione dei motori di ricerca in “Answer Engine” basati sull’IA, dove le risposte sono fornite all’utente senza che sia necessario navigare su un sito web: le “zero-click searches”. I dati forniti da Chartbeat per il report indicano che il traffico globale da ricerca organica verso oltre 2.500 siti è già diminuito del 33% tra novembre 2024 e novembre 2025. Questo calo si aggiunge alle drastiche riduzioni dei referral, cioè i “rinvii” a link dai social network tradizionali come Facebook e X avvenute negli ultimi tre anni. Di fronte a questo scenario molti editori abbandonano quindi le vecchie strategie SEO per concentrarsi sulla AEO (Answer Engine Optimisation), per ottenere visibilità all’interno dei chatbot e delle interfacce generate dall’AI.
La risposta dei media: “distintività” e mimesi dei content creator
LA RISPOSTA DEI MEDIA: DISTINTIVITÀ E MIMESI DEI CONTENT CREATOR. “Se creare un testo non costa più nulla, si aprirà una nuova, spietata concorrenza”, afferma Christof Zimmer, il nuovo CEO di Der Spiegel. E se la maggior parte del contenuto prodotto su internet è creato da AI, o un decimo dei canali YouTube che cresce di più pubblica solo video generati da AI , e su TikTok sono presenti oltre un miliardo di video AI, allora si punta tutto sulla “distintività”, soprattutto accentuando il carattere umano della comunicazione e ridefinendo le gerarchie dei contenuti. La maggior parte dei news leader ritiene fondamentale concentrarsi su investigazioni originali e reportage sul campo (+91), analisi contestuale e spiegazioni (+82), su storie umane (+72) e fact-checking (+63). Al contrario, si prevede un ridimensionamento del giornalismo di servizio (-42) e delle notizie generaliste (-38), aree che molti si aspettano vengano delegate facilmente all’AI generativa. Come sottolineato da Taneth Evans del Wall Street Journal: “La migliore risposta del giornalismo è raddoppiare gli sforzi sulle cose che ci rendono preziosi e unici”. Mentre Nic Newman nelle conclusioni scrive che “le notizie affidabili, le storie umane e i punti di vista originali rimangono fondamentali per la società e non possono essere facilmente riassunti o replicati da avatar e app iper-personalizzate”.

Una tendenza importante è l’avvicinamento del giornalismo alle modalità dei content creator: il 79% degli intervistati ritiene importante investire di più nel video, mentre il 71% punta sui podcast e altri formati audio come risposta alla minaccia dell’IA. YouTube rimane la priorità principale per gli editori con un punteggio netto di +74, seguito da TikTok (+56) e Instagram (+41). Per rispondere alla concorrenza dei creator, che godono di maggiore fiducia presso le fasce più giovani, il 76% degli editori intervistati chiederà ai propri giornalisti di comportarsi maggiormente come creator quest’anno. Media come Wired e il New York Times stanno già mettendo i volti dei propri corrispondenti in primo piano, cercando di costruire personalità riconoscibili sulle piattaforme social.
IA IN REDAZIONE. Se da un lato per tutti i media leader il futuro del giornalismo è affidato alla sua capacità di produrre conoscenza e informazione in modo originale (soprattutto distinto dall’AI slop, cioè contenuti di bassa qualità generati automaticamente dall’intelligenza artificiale) dall’altro lato l’automazione del back-end (tagging, trascrizione, editing) è considerata importante dal 97% degli editori. Esistono già figure di “giornalisti assistiti dall’IA” che utilizzano strumenti per creare bozze di 30 storie al giorno che vengono poi verificate e integrate da esseri umani. Tuttavia, l’entusiasmo è temperato: solo il 13% dei responsabili definisce le attuali iniziative AI come “trasformative”, mentre la maggioranza le considera “promettenti” (44%) o “limitate” (42%). Ma il rapporto segnala anche che siamo solo all’inizio di un grande processo di trasformazione tecnologica e le potenzialità dell’AI sono espresse solo in minima parte. Un’importante novità sarà lo sfruttamento della cosiddetta “agentic AI”, caratterizzata dalla capacità di operare non più solo come un generatore di contenuti ma come un agente autonomo in grado di orchestrare e gestire processi complessi. Il 75% degli intervistati prevede che gli strumenti di “agentic AI” avranno un impatto “grande” o “molto grande” sull’industria nel prossimo futuro.
MODELLI DI BUSINESS. Sul fronte economico, gli abbonamenti e le membership rimangono la priorità assoluta per il 76% degli editori commerciali, seguiti dalla pubblicità display (68%) e dal “native advertising” (64%). Una nuova opportunità di crescita è rappresentata dagli accordi di licenza con le piattaforme IA: sebbene il 20% degli editori si aspetti entrate sostanziali da questi accordi e il 49% preveda un contributo minore, il settore teme che tali benefici restino appannaggio esclusivo dei grandi gruppi. Per superare questa asimmetria e garantire una remunerazione equa, sono nate iniziative come il “Really Simple Licensing” (RSL), uno standard aperto che permette a testate e creator di impostare in modo scalabile i propri termini di pagamento e attribuzione (come essere citati, per esempio) e la “Nato for News”, un’alleanza per la negoziazione collettiva internazionale volta a ottenere un prezzo equo per l’accesso ai flussi di dati, essenziali per l’addestramento dell’AI.
Il report
Il report Journalism and Technology Trends and Predictions 2026 del Reuters Institute si basa su un sondaggio condotto tra il 18 novembre e il 20 dicembre 2025 su 280 leader digitali (CEO, direttori, responsabili dell’innovazione) provenienti da 51 Paesi. Il campione non è rappresentativo dell’intera industria, ma riflette il punto di vista di una platea strategica di decisori del settore. La componente italiana rappresenta circa il 5% degli intervistati e include anche il direttore del Sicilian Post.
Si può consultare a questo link.
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