Il Bellini alla prova dell’opera da “camera”: tre produzioni originali tra laboratorio creativo e precedenti dimenticati

Tre prime assolute affidate a Musumeci, De Vivo, Schittino e Idonea inaugurano una linea produttiva al Sangiorgi. Un passo importante, che però riapre la questione della continuità: esperimento coraggioso o ennesima occasione destinata a spegnersi?

Il Teatro Massimo Bellini apre, finalmente, una porta che a Catania è rimasta troppo a lungo socchiusa: quella dell’opera da camera. Non un’appendice decorativa, ma un cantiere dove testare nuove scritture, regie agili, prossimità col pubblico. Tre titoli in prima assoluta al Teatro Sangiorgi – Il quinto moschettiere di Matteo Musumeci (libretto Vincenzo De Vivo) e il dittico cechoviano L’orso / La domanda di matrimonio di Joe Schittino (libretto Alessandro Idonea) – compongono una linea che il Bellini definisce con chiarezza: commissionare e produrre. Bene. Ma perché non resti un gesto episodico o – peggio – una vetrina “per addetti ai lavori”, servono coerenza, cura e continuità.

IL QUINTO MOSCHETTIERE

Musica: Matteo Musumeci – Libretto: Vincenzo De Vivo
Direttore: Domenico Moriello Lo Schiano – Regia: Davide Garattini Raimondi
Date: 13/14/15 marzo 2026 – Teatro Sangiorgi

PERCHÉ PUÒ FUNZIONARE
Riprendere i celebri personaggi di Dumas e immaginare un “quinto” moschettiere è un’idea ingegnosa. La forma dell’atto unico, in una sala capiente come il Sangiorgi, promette una narrazione agile, dal ritmo immediato e con un tono leggero che può coinvolgere anche chi non frequenta abitualmente l’opera. L’avventura intrecciata alla commedia potrebbe creare un ponte naturale verso un pubblico più ampio.

DOVE RISCHIA DI INCEPPARSI
Il pericolo è restare nel semplice gioco di citazioni, senza una vera voce personale. La comicità funziona solo se i tempi sono precisi e la scrittura resta scorrevole: basta poco perché diventi prevedibile. Affidare la regia di tutti i titoli da camera a Garattini Raimondi assicura coerenza, ma rischia di rendere gli spettacoli troppo simili. Serviranno quindi invenzione scenica e misura, per non trasformare l’opera in un esercizio di stile.

LA PROVA DEL NOVE
Il finale dell’atto: se regge musicalmente e teatralmente, Il quinto moschettiere può avere futuro anche oltre Catania.


L’ORSO / LA DOMANDA DI MATRIMONIO

Musica: Joe Schittino – Libretto: Alessandro Idonea
Direttore: Domenico Famà – Regia: Davide Garattini Raimondi
Date: 28/29/30 maggio 2026 – Teatro Sangiorgi

PERCHÉ PUÒ FUNZIONARE
Le brevi commedie di Čechov si basano su equivoci, silenzi e tensioni quotidiane. In un teatro come il Sangiorgi, che ha dimensioni reali ma non imponenti come la sala principale, questi dettagli possono arrivare con maggiore forza. Schittino può puntare su frasi musicali brevi, giochi ritmici e ironici, senza bisogno di grandi masse orchestrali. Il dittico offre compattezza e mantiene viva l’attenzione del pubblico.

DOVE RISCHIA DI INCEPPARSI
Trasporre Čechov in musica è delicato: se la partitura “riempie” troppo, si perde quella sospensione che fa ridere e riflettere. Il libretto dovrà evitare di cadere nel letterale o nel televisivo, e la regia dovrà differenziare i due atti per non ridurli a un unico episodio prolungato.

LA PROVA DEL NOVE
Il litigio esilarante de La domanda di matrimonio e lo scontro amoroso de L’orso: se riescono a divertire senza forzare la battuta, il dittico avrà centrato l’obiettivo.


AUTORI “DI CASA” E NUOVE VOCI. Non si parte da zero. Matteo Musumeci, catanese, è ormai un collaboratore abituale del Bellini: ha firmato lavori come Diva Agatha, cantata in onore di Sant’Agata, e ha curato regie al Sangiorgi, tra cui La serva padrona. La sua scrittura, sospesa tra colto e popolare, lo rende familiare al pubblico locale, ma anche divisivo: c’è chi apprezza la sua capacità di raccontare storie con immediatezza, e chi lo considera troppo legato a formule rassicuranti. Al suo fianco in Il quinto moschettiere c’è Vincenzo De Vivo, già direttore artistico di istituzioni come il San Carlo di Napoli e la Fenice di Venezia, attualmente è sovrintendente della Fondazione Pergolesi Spontini di Jesi. Con il Bellini ha avuto rapporti di consulenza artistica negli ultimi anni. La sua presenza come librettista mostra come il Teatro abbia voluto affidare anche la nuova produzione a mani esperte, cercando un equilibrio tra competenza istituzionale e scrittura drammatica.
Joe Schittino, siracusano, debutta invece per la prima volta al Bellini con una commissione ufficiale. Attivo tra Italia e Germania, porta con sé uno sguardo più internazionale, ma anche la responsabilità di tradurre Čechov in musica senza ridurne le sfumature.
Alessandro Idonea – autore e attore catanese – firma i libretti cechoviani, innestando nel progetto la sua esperienza teatrale; mentre la regia è affidata interamente a Davide Garattini Raimondi, nome già presente nel circuito cameristico italiano, che qui rischia di imprimere uno sguardo troppo uniforme alle tre produzioni.
Accanto ai compositori e ai librettisti, non vanno dimenticati i direttori chiamati a guidare le tre nuove opere. Per Il quinto moschettiere salirà sul podio Domenico Moriello Lo Schiano, giovane direttore che si è fatto conoscere soprattutto in ambito sinfonico e cameristico, spesso legato a produzioni più agili e sperimentali.
Il dittico cechoviano sarà invece diretto da Domenico Famà, altro profilo emergente che ha già collaborato con orchestre giovanili e progetti di nuova musica.

NOVITÀ FINO IN FONDO? La storia recente del teatro insegna che senza continuità anche i gesti più audaci rischiano di restare fiammate isolate. Vale la pena ricordare La Capinera, melodramma “moderno” in prima mondiale (2018), firmato da Gianni Bella, Mogol e Giuseppe Fulcheri, in grande pompa con regia di Dante Ferretti. L’operazione fu presentata come un presidio di innovazione e cultura etnea. Oggi, che fine ha fatto? Il teatro sembra sostenerlo al passato, senza tracce, senza continuità. Non fu un fiasco clamoroso, ma l’assenza di seguito ne ha affievolito l’impatto. La linea “camera” del Bellini è una scelta giusta, perfino necessaria: allarga il campo, investe su nuovi autori, crea un secondo polmone creativo. Ma non basta annunciarla: va nutrita (coproduzioni, residenze, incontri con gli spettatori, percorsi scuole/conservatorio), protetta (calendari che non la schiaccino tra un titolo “grande” e l’altro) e valutata con onestà (registri di sala, rientri, riprese). Se il teatro farà questo passo in più, il Sangiorgi potrebbe diventare il luogo dove la città incontra il nuovo, dove i compositori trovano casa e dove la “Libertà di scegliere la Bellezza” si traduce in un atto concreto.


 LA STAGIONE 2025/26 AL TEATRO MASSIMO BELLINI

Al di là delle nuove opere da camera, la stagione del Teatro Massimo Bellini sarà incentrata sul grande cartellone di lirica e danza, che propone cinque opere e due balletti. Un programma che unisce tradizione e nuove letture sceniche, con interpreti di primo piano e la presenza di diversi artisti siciliani.

Si parte il 20 gennaio 2026 con Aida di Verdi, diretta da Fabrizio Maria Carminati e con la regia di Marco Vinco. Nel ruolo del titolo Oksana Dyka, accanto a Jorge de León, Nino Surguladze e Franco Vassallo.

A marzo sarà la volta di La vedova allegra di Lehár, diretta da Roberto Gianola e messa in scena da Alessandro Idonea, con Mihaela Marcu, Mario Cassi e Jessica Nuccio. Seguirà, ad aprile, Andrea Chénier di Giordano, diretto da Paolo Carignani con la regia di Giandomenico Vaccari: protagonista Fabio Sartori accanto a Valeria Sepe e Devid Cecconi.

L’omaggio a Vincenzo Bellini arriva in autunno con I Puritani, diretti ancora da Carminati e con la regia di Chiara Muti, protagonisti Jessica Pratt, Dmitry Korchak e Carlo Lepore. La stagione operistica si chiuderà tra novembre e dicembre con Carmen di Bizet, diretta da Gianluca Martinenghi e firmata dal catanese Giovanni Anfuso, con Alessandra Di Giorgio, Carlo Ventre e Desirée Rancatore.
Non mancherà la grande danza: Sogno di una notte di mezza estate, con il Corpo di ballo dell’Opera di Kiel e i primi ballerini Amilcar Moret Gonzalez e Virginia Tomarchio (maggio), e La bella addormentata di Čajkovskij, portata in scena dall’Opera di Tbilisi sotto la direzione artistica della celebre étoile Nina Ananiashvili (dicembre).

(Illustrazione in copertina realizzata con OpenAI)

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