Essere donna è un privilegio. La donna è portatrice di fertilità e di conseguenza di vita. È attorno a lei che ruota l’antico fulcro dell’esistenza. Ma essere donna è ben più di questo: è un misto di semplicità e complessità, una sfida coraggiosa che rinnova ogni giorno. Ha voluto raccontare proprio di questo Maria Cantone, catanese di nascita, appassionata di Letteratura e Filosofia, che ha fatto dello studio di quest’ultima disciplina la sua professione, visto che insegna tuttora in un Liceo etneo. E lo ha fatto scrivendo un libro, una deliziosa raccolta di racconti brevi, intitolata Il sole azzurro delle donne, edito da Algra, in cui narra con tratti malinconici e davvero poetici le storie, seppur “in pillole”, di ventuno donne.

IL MALE DI VIVERE. Tutte protagoniste di un destino a tratti unico e che sono nomi, nomi che a loro volta sono il significante di altrettanti significati corrispondenti a ventuno corpi. È qui che emerge la vena filosofica del testo: il collegamento con il pensiero di Kant (in particolare con l’Estetica), amatissimo dalla scrittrice catanese, con quello di Ferdinand de Saussure e con Ludwig Wittgenstein, anch’essi riferimenti importanti per l’autrice, è fondamentale per interpretare dei racconti che nascono come storie che hanno come filo conduttore la rinascita femminile, di donne sofferenti per vari motivi. Soprattutto di depressione che è poi il “male di vivere”, il male della contemporaneità, della nostra società sempre più caotica e rappresa in una nuvola di smog. «Parlare di sofferenza interiore – scrive nell’introduzione la stessa Cantone – è sempre difficile. È più semplice esprimersi con i pennelli, catturare uno sguardo assente con un obiettivo fotografico. È curioso osservare la postura dei passeggeri in metropolitana attraverso quella che si può definire una figura cattura immagini: la schiena ricurva su un libro, lo scorrere frenetico di dita appiccicose sullo schermo di un cellulare, i baci distratti scambiati tra vecchi amanti, ormai stanchi».

LA RICERCA DI UNO SPAZIO. Stanchi come sono le donne che la Cantone ci descrive nei suoi brevi estratti: da Alba, a cui piacciono i sogni e il calore del letto, che non vorrebbe abbandonare per essere costretta, invece, ad affrontare il resto del giorno da madre e moglie; ad Ella, che è apparentemente felice, ma nasconde al contrario ombre poco visibili. E poi c’è Cettina, a cui non rimane altro che il sostegno ai bambini e alle bambine disabili, con un sogno nel cassetto che si chiama lingua e letteratura inglese. «Si tratta di una donna realmente esistita – ci racconta Cantone, fortemente emozionata – che sostituisce questa desolante rinuncia respingendo il cibo e diventando così anoressica. Morirà di questa malattia proprio a scuola, nel posto sbagliato per lei, fuggendo dal mondo così com’è descritta».

UNA NUOVA VITA. Sono, dunque, storie mozzafiato, quelle che Maria Cantone ci regala, e leggendole non possiamo fare altro che pensare e ripensare che essere donne è un privilegio, questo sì, ma con un alto prezzo da pagare. Il prezzo che deve pagare soprattutto Sara, una studentessa universitaria, donna che è al centro di un altro breve racconto presente nella raccolta. Una donna ossessionata dalla perfezione del corpo, dalla bellezza, dai rimedi estetici e la cui vita diventa arida e malinconica quando decide di “rompere” con la vita e con il suo medico estetico, l’unico che forse potrebbe salvarla. Sara «scompare dunque dalla vita», ma la Cantone lancia allo stesso tempo un messaggio di speranza, facendola rinascere come madre di una creatura, dopo un viaggio in Africa. È la forza della rinascita, per l’appunto. La forza delle donne che lottano, giorno dopo giorno, alla ricerca di qualcosa che le renda uniche e importanti. La forza di questo libro meraviglioso e intrigante che fa viaggiare, piangere e pensare, ancora una volta, che essere donna è un privilegio.

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