Il cuore nutre l’arte:
le parole d’amore di Pirandello dedicate
a Marta Abba

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L’uomo prima dello scrittore o forse, ancora meglio, l’uomo che forma e alimenta lo scrittore. Amore, bellezza, sofferenza, letteratura. Come tanti altri artisti e letterati, il nostro grande autore è stato anche un grande amante, entusiasta e straziato al tempo stesso. Ma senza questo impeto del sentimento, senza le sue lettere, probabilmente non avremmo molti grandi capolavori

Si dice spesso che dietro un grande uomo si celi la fondamentale presenza di una grande donna. Ora, al di là della posizione specifica che potrebbe far sorgere più di una riserva (perché proprio dietro e non, ad esempio, accanto?), la validità di questo assunto è difficilmente contestabile, specie considerando il mondo della cultura. Non esiste un suo celebre esponente, infatti, tanto più se ci riferiamo ad un artista o ad un letterato, che abbia vissuto una storia d’amore, per quanto fugace, che non sia stata consegnata all’eternità, sublimata nel suo struggimento in pagine grondanti inchiostro e passione. Storie d’amore intense e per questo universali, comprensibili, empatiche a tal punto da farci sentire parte integrante di quella dinamica a due. Chi, assieme a Dante, non ha amato lui stesso Beatrice? Chi non si è, anche solo per un attimo, sentito un Catullo alla ricerca della sua Lesbia? E che dire della Clizia di Montale? Anche gli autori isolani sono stati grandi amanti, ma forse uno su tutti salta alla nostra mente: Luigi Pirandello. Indimenticabile è la devozione per la sua attrice regina, Marta Abba, nonostante l’agrigentino fosse regolarmente sposato con la ricca Maria Antonietta Portulano. Le lettere che Pirandello dedicò alla Abba appartengono di diritto ad una forma altissima di letteratura e svelano uno scrittore a tratti inedito, svincolato dalla griglia interpretativa che spesso gli viene affibbiata. Ma cosa, in particolare, ci dicono queste lettere? E perché Pirandello, pur essendo la moglie ancora in vita, si invaghì della bellissima e bravissima diva?

Marta Abba
Marta Abba

Solo da poco questo inestimabile patrimonio di missive è tornato alla ribalta della nostra attenzione. Risale, infatti, al 2013 la pubblicazione, ad opera della casa editrice L’orma, di La mia arte sei tu, raccolta delle parole più toccanti e traboccanti d’amore che Pirandello, come dice il sottotitolo, abbia dedicato alla sua Musa. Quella stessa musa che, in un momento complicato della vita dello scrittore, dal 1925 in poi gli aveva restituito la forza di sperare e di continuare a dare sfogo alla propria geniale creatività, nonostante le difficoltà quotidiane: dal 1919 la moglie era stata ricoverata in manicomio a causa di un crollo nervoso – e vi resterà fino alla morte – e le finanze dello scrittore scarseggiavano alquanto. Ma poi, ecco la folgorazione: la Abba comincia ad interpretare le opere pirandelliane come primadonna, i due passano sempre più tempo a contatto e il fascino fatale della donna finisce per essere sempre più ingombrante nella mente dello scrittore.

Quella di Pirandello, però, non fu soltanto una smodata passione carnale – benché tra i due ci fossero ben 33 anni di differenza – ma anche una vera e propria epifania spirituale e artistica. Marta Abba fu il motore della seconda parte dell’esistenza del nativo di Girgenti, e chissà che senza di lei non avremmo perduto grandi capolavori drammatici come Diana e la Tuda o Come tu mi vuoi. Lo stesso Pirandello, del resto, dichiara questa duplice valenza della donna in uno dei passaggi, datato 10 febbraio 1931, più belli di tutto l’epistolario e che dà proprio il titolo alla raccolta: «Scrivimi, fatti viva, ho tutta la mia vita in Te, la mia arte sei Tu; senza il tuo respiro muore. Tu stai creando, e non lo sai, Tu con tutta la potenza della Tua arte, coi toni della Tua inimitabile voce, col fulgore dei Tuoi occhi che trovano lo sguardo per ogni passione; stai creando con l’ardore che dalla Tua mente, dal Tuo cuore, da tutta la Tua persona è venuto in me, perché io lo trasfonda nell’opera che attraverso Te sto scrivendo, e che non è mia ma Tua: creazione Tua».

Il lacerante desiderio di Pirandello non fu mai colmato del tutto: la Abba non ricambiò mai pienamente la forza tumultuosa dei sentimenti dello scrittore. Ma non è questo il punto, probabilmente. Ci può essere amore anche senza reciprocità, onestà e purezza del sentire senza realizzazione pratica: per elevarsi moralmente ed esistenzialmente basta sfiorarsi col pensiero. L’amore può dare anche altri frutti, come in questo caso; può far nascere l’arte, un tesoro per l’intera umanità. Perché nell’elevarsi ad amanti ci si può anche, come Pirandello, abbassarsi fino al fondo della sofferenza e di se stessi, per risalire gloriosamente fino alle vette dell’ispirazione. A volte il prezzo da pagare per l’arte è la perdita dell’amata o il suo semplice allontanamento, il suo stagliarsi in una zona intermedia tra il poter essere vista e il non poter essere afferrata. A noi però resta l’arte. D’altronde, non diceva forse qualcuno che è meglio aver amato e perduto piuttosto che non aver amato affatto?

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