«Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo rimarrebbero solo quattro anni di vita». La leggendaria e improbabile citazione attribuita ad Albert Einstein ci ricorda l’importanza di preservare la salute di questi straordinari insetti, ago della bilancia del nostro ecosistema. L’inquinamento, l’uso eccessivo di pesticidi, la deforestazione e il cambiamento climatico sono solo alcuni dei fattori che minacciano la sopravvivenza delle api che secondo gli esperti appaiono sempre più stressate e disorientate. A testimonianza di ciò, in Sicilia il settore dell’apicoltura ha riscontrato negli ultimi anni un notevole calo di produzione, specie nel 2019, anno in cui si è registrata una perdita di miele di agrumi di circa 7 milioni di euro.

Dai dati Ismea emerge, del resto, una tendenza preoccupante: tra i 117.833 alveari siciliani ad avere una destinazione commerciale, ce ne sarebbero ben 58.917 esposti alla crisi. Davanti al quasi irreversibile declino degli impollinatori selvatici, gli apicoltori chiedono fortemente un cambio di rotta. Al loro appello risponde la campagna promossa dal Ministero per le politiche agricole, che ha indetto il bando “Azioni dirette a migliorare la produzione e la commercializzazione del miele”. rivolto ad apicoltori, imprenditori, enti, consorzi e associazioni apistiche che contino almeno 50 alveari censiti. La campagna mette a disposizione oltre 600mila euro finalizzati da un lato a consulenze di carattere tecnico e amministrativo e, dall’altro, a fronteggiare la lotta contro gli aggressori e le malattie dell’alveare in favore del ripopolamento del patrimonio apicolo tramite l’acquisto di sciami e api regine, di arnie con fondo a rete e di attrezzature all’avanguardia.

I valore dell’iniziativa assume ancora più importanza se si considera che, nonostante la crisi, la Sicilia resta la terza regione in Italia per produzione di miele. Tra le zone più produttive del territorio siculo, troviamo quelle della zona etnea, che custodisce tra i suoi alberi di agrumi, di nespolo e di castagno, l’antica specie autoctona dell’ape nera, che si distingue per l’eccezionale resistenza ai cambiamenti climatici. Dall’apicoltura siciliana dipende poi l’intero settore dell’agricoltura, connesso strettamente alla pratica dell’impollinazione, senza di cui non avremmo la varietà di specie vegetali e di colture agricole. Ecco perché gli apicoltori non smettono di ribadire che le problematiche da loro riscontrate devono essere sottoposte e condivise anche dagli altri comparti agricoli: il disastroso effetto a catena potrà così essere evitato solo attraverso un cambio di mentalità che metta al primo posto la biodiversità del paesaggio e la sostenibilità agricola.

Sensibilizzare non soltanto gli addetti ai lavori è un compito altrettanto importante. In proposito, uno degli aspetti più interessanti della campagna del MIPAAF è quello riservato alle iniziative di divulgazione didattica e di informazione scientifica sul mondo delle api. Nella stessa direzione si stanno muovendo anche diverse imprese siciliane che offrono, a chiunque voglia, la possibilità di adottare un’arnia di api, di monitorare la crescita dell’alveare e di gustare a fine stagione il miele prodotto, il cui assaggio non può far altro che suggerire che il ciclo produttivo delle api sia uno dei processi più sorprendenti e misteriosi al mondo.

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