Il pulcino tra gli elefanti: la mostra di Casiraghy, l’artista dell’empatia

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«Compongo ancora con la stampa a caratteri mobili, che adesso è considerata l’arte del dinosauro». La retrospettiva, visitabile alla galleria del Credito Siciliano ad Acireale, si propone di offrire una panoramica a trecentosessanta gradi sul tipografo-poeta di Osnago

Camicia colorata, sorriso generoso e leggerezza negli occhi azzurri come quelli di chi, a furia di imparare la levità, ne ha preso il colore: è Alberto Casiraghi (classe 1952), in arte Casiraghy, che nel 1982 ha fatto del suo disegno d’infanzia il simbolo di una casa editrice, la Pulcinoelefante, la sua casa-officina di Osnago che Alda Merini definiva «il più originale manicomio privato d’Italia». E un po’ matto lo è davvero Alberto, editore, poeta, artista che stampa libretti alla Gutenberg. Ci accoglie ad Acireale, nella mostra dedicata alle sue opere di carta stampata, I “Pulcini” di Casiraghy. Tipografia e Poesia – a cura di Andrea Tomasetig con Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio – che, dopo Milano, fa tappa nella Galleria del Credito Siciliano, consolidato entourage di divulgazione artistica: a fare gli onori di casa Filippo Licata, coordinatore della mostra, mentre artista e curatore ci guidano fra volumetti che hanno attraversato tempo, 36 anni di storia, spazio, oltre 300 le mostre tra New York, Lisbona, Berlino, Tokyo, e cuori, quelli di centinaia di intellettuali coinvolti. «Abbiamo voluto omaggiare la Sicilia con un librino che contiene un frammento lirico di Giampiero Mughini intitolato Acireale, un ricordo di gioventù in cui il giornalista e scrittore si tuffava da uno scoglio della città, e la grafica di Alberto» evidenziano i due.

UN’ARTE DEL DINOSAURO. Siamo al pianoterra di Piazza Duomo, 12: una grande vetrata si apre su una scalinata da cui si nota una cascata di volumetti editi “Pulcinoelefante” sospesi con un espediente di fili, cortecce e foglie secche dei dintorni: è il primo impatto con la mostra. Tomasetig ci spiega che sono parte degli oltre 200 librini selezionati (da un corpus di più di 10mila) per ripercorrere l’opera del suo creatore. Casiraghi ci porta subito alle lettere di piombo esposte nella prima sezione, insieme a matrici xilografiche e cliché di legno: e un romanticismo vintage ci conquista. «Compongo ancora con la stampa a caratteri mobili che adesso è considerata l’arte del dinosauro».

GLI AMICI. Conclusa la prima sezione, che raccoglie cimeli, suoi librini e raccolte di aforismi edite da altre case editrici, entriamo nella sala rettangolare, quella dedicata ai volumetti che hanno visto la collaborazione di amici, sia scrittori che artisti. «Una cordicella lega due fogli 26×19 piegati al mezzo ed ecco il libretto tipo di 8 pagine: copertina, testo (aforisma o poesia), opera grafica e colophon finale con tiratura (in genere 30 copie distribuite tra me e gli artisti coinvolti), data e numerazione»: Casiraghi passeggia fra gli espositori, sfogliando alcuni dei librini, per ognuno dei quali ha un aneddoto che tiene viva la nostra curiosità. «Dai poeti della Beat Generation, come Fernanda Pivano, fino a Sebastiano Vassalli, che trascorreva il ferragosto da me. Ci sono anche: l’italo-americano Lawrence Ferlinghetti; Giorgio Manganelli, uno dei grandi scrittori del ‘900; il messinese Vincenzo Consolo, conosciuto a Milano; Giorgio Caproni, risvegliato dopo la Maturità 2017; Maurizio Cattelan, che da ragazzo riposava sul mio divano; l’artista Gianni Bertini, che mi chiese di stampargli il volumetto male: difficile ma una bella idea; Emilio Isgrò, l’artista siciliano più conosciuto a Milano: ho stampato in questo libricino le sue 8mila formiche». Sono tutti presenti con opere originali: «Non lavoro su ordinazione, deve scattare empatia»: vale soprattutto quando ci spostiamo nell’ala speciale della Galleria riservata ad Alda Merini, l’amica per eccellenza, che «all’inizio vendeva i librini per strada in cambio di medicine e pane». È un cantuccio che testimonia il «fuoco incredibile» scaturito dall’incontro tra i due, come ricorda Casiraghi.

EDITORIA POST-CAPITALISTA. «Questi librini di poche copie non sono inflazionati dalle tirature enormi di adesso che diventano scatoloni pieni». È un meccanismo anti-economico: «Chi se li fa fare non intende venderli: spesso vuole donarli ad amici per un’occasione particolare. Né io pago loro né loro si fanno pagare. Anche se capita che qualcuno finisca in circoli di vendita», spiega l’artista di Osnago. Possono darsi diverse combinazioni: qualcuno propone un’opera e lui produce un aforisma da abbinare; o viene stampato il pensiero di un autore con grafica a tema dello stesso Casiraghi; o collaborano insieme, anche con il contributo di terzi; o partorisce tutto l’autore dei pulcinoelefanti. Protagonista? La carta, che colora di pennellate di aforismi e disegni e impreziosisce con inserti vari, da lastre a fotografie.

25 PIETRUZZE. Mentre ne fissiamo uno con l’artista, spunta il suo autore: Angelo Scandurra, poeta, amico siciliano di Casiraghi che ci racconta la storia di quella con-creazione del 1991: «Andai a prendere 25 di queste pietruzze dell’eruzione dell’epoca e le mandai a lui insieme alla poesia: due versi colpirono Alda Merini: cu appi focu campau, cu appi pani muriu e acqua e focu dacci locu, oggi più che mai contemporanei. Nell’era della cementificazione non si dà più spazio alla natura per estendersi».

LIBRI-OGGETTO. Sono nell’ultima sezione, la più creativa, dedicata a questi e a librini con tema le arti, dalla musica al cibo. «Casiraghi è l’artista del libro di cui conosce segreti e mestieri: lo scrive, lo abbellisce, lo stampa, lo edita», ci introduce il curatore. Nei libri-oggetto emerge l’artista surreal-dadaista di memoria munariana: il libro, con l’aggiunta di elementi non cartacei, diventa tridimensionale: è invenzione. «Come questo di Munari. “Ci sono torroni impossibili”, si legge. Ed è quanto aveva affermato mangiando del torrone. Allora io ho inserito un martello», racconta l’artista lombardo. Lì in mezzo chiede attenzione una latta; c’è scritto «contiene 7 sogni». Commenta l’autore: «Nel retro si legge che i sogni svaniscono quando si apre il coperchio». Aggiungiamo: i libri di Casiraghy li trattengono.

PULCINI. «Gli elefanti sono il mondo degli artisti e degli scrittori, io sono un pulcino», chiarisce con modestia l’amante del giallo cadmio mentre ci soffermiamo sul becco a proboscide che ha disegnato su una parete della Galleria. Quell’ «ossimoro giocoso» – come lo definisce – è il marchio di copertina dei suoi libri d’artista, simbolo della casa editrice gestita artigianalmente in stile casa e putia. È un’avventura culturale ai margini dell’editoria, come un pulcino ai margini del pollaio. In fondo cos’è un pulcino? È l’apostrofo tra due innamorati, la fotografia più solare e genuina di un bambino. I pulcini di Casiraghy vogliono restare vergini nei confronti del mondo-merce: «Il sogno è quello di riuscire a dare qualche emozione».

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