«Mi scusi, forse ho sbagliato numero, cercavo Giuseppe Roccuzzo», mi giustifico imbarazzato al telefono ascoltando una voce femminile. «No, no, sono io Roccuzzo, molte volte mi scambiano per mia sorella».

È la voce quella che ti colpisce del ragazzo ragusano, classe 1996, cresciuto a Giarratana. Un timbro di voce per il quale una insegnante di canto gli consigliò di smettere di cantare.

«Avevo 18 anni», ricorda. «Fino a quel momento non avevo preso lezioni di canto per motivi economici. Ero riuscito a mettermi da parte un po’ di soldi e così mi ero iscritto. L’insegnante, dopo avermi ascoltato la prima volta, mi disse che avevo un timbro “molto sporco” e che avrei dovuto fare dei controlli. Insomma, fui scoraggiato dal continuare».

Invece Giuseppe Roccuzzo non si arrese. Seguì, tuttavia, l’indicazione dell’insegnante e si sottopose a controlli medici. «Mi trovarono la corda vocale destra con due solchi e ciò mi rendeva la voce sabbiata, graffiata». Come quella di Bob Dylan oppure quella di Billie Holiday. Il dottore che visitò Giuseppe captò quello che, invece, l’insegnante di canto non aveva intuito. «Mi incoraggiò, dicendomi che i difetti ti rendono unico, particolare. Mi fece capire che quel difetto poteva diventare il mio punto di forza».

Tant’è che, cinque anni dopo, quella voce bocciata a scuola di canto fece commuovere i giudici di XFactor con una sorprendente e intensa versione di Promettimi di Elisa. «Si emozionarono tutti, Emma non smetteva di piangere», ricorda sorridendo Roccuzzo. E fu proprio la salentina a prenderselo nel suo team. Il percorso però s’interruppe agli “Home Visit”: il ragazzo di Giarratana non riuscirà a entrare nel gruppo dei finalisti.

«L’esclusione dalla finale di XFactor mi ha lasciato un senso di amarezza. Ma poi ho capito che anche un fallimento può aiutare a crescere»

«Non pensavo di fare tanta strada», commenta. «Tre anni prima mi ero trasferito con le mie tre sorelle a Luino, in provincia di Varese, per cercare un lavoro. Avevo trovato un posto di cameriere in un ristorante di Lugano. Quando avevo un po’ di tempo libero facevo musica nella mia cameretta, pubblicando qualcosa sui social. Brani in stile dance. Poi, con la pandemia ed il lockdown, sono rimasto chiuso in casa. Lessi un annuncio pubblicitario su Instagram con cui cercavano concorrenti per XFactor e decisi di iscrivermi. Tanto per uscire fuori di casa e fare qualcosa di diverso».

Ragazzo molto sensibile e vulnerabile, rimase deluso dall’esclusione a pochi passi dalla finale. «È trascorso un bel po’ di tempo per elaborare l’amarezza. Mi fece tanto male, nei primi mesi faticavo a stare persino sui social. Poi, pian piano, ho capito che bisognava reagire positivamente anche a qualcosa di negativo. E che anche un fallimento può aiutare a crescere».

La carriera di cantante di Giuseppe, insomma, non si è interrotta sul palco di XFactor. Anche se, nel frattempo, è tornato a fare il frontaliere, attraversando ogni giorno il confine italo-svizzero per andare a servire pesce in carpione e polenta in un ristorante sul lago di Lugano. «Veramente, non ho mai lasciato il mio lavoro. Devo pur sostenermi economicamente in qualche modo. La sera, mentre servivo ai tavoli, guardavo con la coda dell’occhio XFactor. I miei colleghi e i clienti tifavano per me».

Una lezione di umiltà e di realismo per tanti suoi coetanei spesso abbagliati dalle luci della televisione e disorientati dal clamore del successo. «È vero, c’è il rischio di perdere il contatto con la realtà. Io avevo quasi 24 anni quando sono stato a XFactor, ero più consapevole. Per chi ha 18/19 anni è più rischiosa una esperienza simile. Molto dipende dalle esperienze di vita, dalle tue radici».

«Fino a qualche anno fa sognavo di vivere con la musica. Oggi il mio sogno è quello di essere felice, tranquillo con me stesso. Se poi arriva anche altro…»

Le radici Giuseppe le ha in Sicilia, nella sua Giarratana, dove vivono ancora i suoi genitori «ed ho tantissimi parenti», sorride. «Non passa giorno che non ci sentiamo e, in estate, se il lavoro lo consente, due settimane giù le trascorro. Ho tanta nostalgia del mare e delle granite».

Il lavoro, oltre a quello fra i tavoli, è anche la musica. Perché le delusioni non lo hanno allontanato dalla sua passione. Tutt’altro. I risultati, d’altronde, lo confortano: l’inedito Ricominciamo da qui e le due cover Promettimi e La Cura entrano nella Top 50 di iTunes e nella top 50 Viral di Spotify, diventando virali su Tik Tok nella settimana di Sanremo. Adesso ha messo su un team di lavoro con Danilo Amerio e Alfia Bevilacqua, ed ha pubblicato il primo di una serie di singoli che comporranno l’album d’esordio. Il brano s’intitola Solo io e te, una canzone pop con richiami agli anni Ottanta in cui spicca la voce “sabbiata e graffiata”, che per certi versi ricorda quella di Marco Mengoni. «Siamo nello stesso mondo canoro e timbrico», riconosce Roccuzzo. «Il singolo parla d’amore ed è ispirato alla vita di mia sorella con suo marito. Rappresenta l’inizio di un nuovo capitolo, più pop e radiofonico».

Un capitolo parallelo a quello attuale di cameriere. Perché Giuseppe continua a mostrarsi con i piedi ben piantati per terra. «Fino a qualche anno fa sognavo di vivere con la musica. Oggi il mio sogno è quello di essere felice, tranquillo con me stesso. Se poi arriva anche altro…».

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