Il riso amaro di Altan: «A nessuno importa più della satira»

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Il maestro trevigiano, creatore tra gli altri della cagnolina Pimpa, commenta il suo nuovo lavoro “Uomini ma straordinari”: «Volevo raccontare la realtà della storia così com’è, con il suo sudiciume»

Comprendere come in Francesco Tullio Altan, maestro della satira, convivano due personaggi come l’operaio metalmeccanico Cipputi e la cagnolina Pimpa, non è semplice. Nascono quasi contemporaneamente: la Pimpa nel ’75, un po’ per caso come tutto nella sua vita: «Avevo mia figlia sulle ginocchia, mi chiedeva di disegnarle qualcosa, era il nostro modo di giocare, così le disegnai una cagnolina, aggiunsi i pois per riconoscerla. Era mia figlia ad ispirarmi con la sua infanzia e le sue esperienze. Io sono un po’ Armando, la seguo mentre lei continua ad andare per il mondo». Cipputi invece viene pubblicato per la prima volta nel ’76, un anno dopo, inserito nella rivista Linus e, a differenza della Pimpa che rappresenta il mondo come sarebbe bello che fosse, lui lo rappresenta nella realtà del quotidiano con tutte le sue contraddizioni.

LA VERA STORIA. Una realtà concretizzata dal maestro nell’ultimo lavoro editoriale pubblicato da Coconino Press e dal titolo Uomini ma straordinari. Storie già edite, ma qui raccolte, che raccontano di grandi uomini della storia: Cristoforo Colombo, Franz (San Francesco), Giacomo Casanova e Ben, il quarto figlio di Noè. Una necessità, quella del vignettista, di rappresentare una verità fedele ai tempi e non edulcorata come nei libri di storia: «Quando studiavamo Colombo che va in visita da Isabella di Castiglia lo immaginavamo in un bel castello con i pavimenti di marmo e gli uccellini, così non era di certo, la realtà era molto più sudicia, sporca, sicuramente c’erano gli scarafaggi. Tecnicamente sono parodie, non intese per far ridere, ma per proporre in modo diverso le storie che ci venivano propinate fin da piccoli. L’idea è che alla fine chi racconta queste storie con intenti educativi nasconde spesso i retroscena». Queste storie nascono da un bisogno di contravvenire alle regole, sono anni turbolenti quelli del ’68 e in qualche modo reinterpretare la storia, raccontarla da un punto di vista diverso, rappresentava per molti un modo altro per combattere le istituzioni: «Noi siamo la nazione dei Santi, dei navigatori e dei poeti. Ecco allora che ho deciso di raccontarli. Francesco ad esempio è molto significativo, si prestava a rivedere la situazione sessantottina in Italia, il dissidio con il padre e l’abbandono degli averi. Ho letto molto su di lui, anche le biografie ufficiali che lasciavano begli spiragli di storia. Come quando viene chiamato da Dio, dopo la prima notte passata insieme ai lanzichenecchi, mi faceva sospettare che questa serata non fosse stata delle migliori».

RISATA AMARA. La satira di Altan è tristemente reale, mostra le miserie quotidiane dell’uomo comune. Lo spunto viene di solito dalle stonature dei discorsi che spesso celano qualcosa di sbagliato. La funzione principale della satira, che nasce come una ribellione contro il potere, è quindi secondo Altan quella di proporre punti di vista diversi da quelli che vengono solitamente mostrati «Non ho fonti di ispirazione privilegiate, notizie misteriose dal palazzo. Prendo spunto da quello che vedono e sentono tutti così sono sicuro che quello di cui parlo lo conoscono già. In passato però c’erano più reazioni alle vignette, la gente si arrabbiava, adesso invece sembra non importare più niente a nessuno. Oggi i politici tentano di fare tutto da soli, anche prendersi in giro. Il potere che è rimasto alle vignette è di unire le persone che si riconoscono e si rivedono. Ha l’effetto di lasciarle un po’ meno sole».

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