Leiji Matsumoto, il
poeta dello spazio:
«Coi miei fumetti
invito alla speranza»

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Il celebre mangaka, creatore tra gli altri di Capitan Harlock, intervenuto a Lucca Comics & Games 2018 ha ripercorso la sua vita e gli episodi che più hanno influenzato la sua arte, dall’infanzia difficile in cui è scampato alla bomba atomica all’incontro con la cultura occidentale che ha plasmato la sua fantasia e lo ha reso il grande maestro che è tuttora

«Sono un sopravvissuto». Con queste semplici parole il maestro Leiji Matsumoto, uno dei più grandi artisti giapponesi contemporanei, ci introduce al racconto della genesi dei suoi capolavori: «Vengo dalla regione di Kyushu vicino a Nagasaki, è qui che doveva cadere la bomba atomica, non fu così perché le condizioni meteo avverse lo impedirono. Quasi tre quarti della gente che conoscevo morì a causa dell’esplosione o per colpa delle radiazioni. Tutto il mio vissuto, le mie esperienze sono nelle mie opere. Il mio è un messaggio di speranza». Matsumoto, autore tra gli altri di Capitan Harlock e Galaxy Express 999, ormai ottantenne sembra, non fare una piega quando racconta con voce ferma e chiara i dolori vissuti dal suo popolo: «Il mio motto è – afferma il sensei –: siamo nati per vivere, non per morire e dobbiamo continuare a farlo nonostante tutto. Possono capitare le brutte giornate, i momenti in cui tutto sembra nero, ma dobbiamo imparare a non mollare. È probabilmente questo l’animo con cui il popolo giapponese ha imparato a rialzarsi dopo la seconda guerra mondiale». Un messaggio di speranza quello del mangaka nipponico che invita alla pace: «Affinché una guerra di questa portata non debba più ripetersi» come continuava ad affermare il padre, pilota aereo, uno dei pochi veterani che tornato in patria ispirò, non solo nelle fattezze, uno dei personaggi più cari della sua produzione, l’eroico capitano Avatar della corazzata Yamato.

Famoso in tutto il mondo, il maestro è considerato uno dei massimi esponenti dell’arte del fumetto, tra i suoi personaggi in Italia ricordiamo Capitan Harlock, il pirata dello spazio che cerca di proteggere gli umani nonostante la loro pigrizia e stoltezza, così come Metel eroina malinconica in perpetuo viaggio a bordo del Galaxy Express 999. Le sue creazioni potrebbero essere definite visioni, ma in realtà non c’è niente di più concreto: «Ho iniziato a disegnare a 15 anni – racconta Matsumoto – sfogliavo moltissime riviste, soprattutto europee. Quando poi mi addormentavo tutte quelle immagini mi apparivano in sogno. È da qui che nascono le mie opere». Uno spazio immenso quello che rappresenta il sensei che prende a piene mani dal genere fantascientifico e dal western per creare un’opera unica che porta irrimediabilmente la sua firma. Anche la Corazzata Yamato, astronave su cui viaggiano i protagonisti dell’omonimo anime, prende spunto dalla nave da battaglia Yamato, costruita durante la seconda guerra mondiale, che fu una delle imbarcazioni più imponenti dalla Marina imperiale giapponese e che ne rappresentava la potenza e innovazione, così anche il treno espresso di Galaxy, come racconta il maestro, trae ispirazione dal suo vissuto: «Vengo da una famiglia modesta: non era semplice per noi prendere il treno per il costo elevato del biglietto. Per me viaggiare su quel mezzo ha significato molto, quando ho iniziato la mia carriera ho inviato i miei bozzetti a diversi editori. Finalmente un giorno arrivò una risposta positiva da Tokyo, raccolsi tutti i miei averi e partì alla volta della mia avventura a bordo del C62» ovvero il treno che oggi molti conoscono col nome di Galaxy Express.

Matsumoto al Lucca Comics & Games 2018
Matsumoto al Lucca Comics & Games 2018

Come lui anche i suoi personaggi partono all’avventura carichi di speranze e coraggio perché non bisogna mai arrendersi, un messaggio che il maestro ha più volte rimarcato, come nella antica tradizione dei samurai. L’Europa è stata fondamentale per la sua creazione non solo nelle complesse architetture ma anche nella genesi dei personaggi femminili, donne forti e decise che combattono per i loro ideali. Appaiono molto distanti dai minuti corpi nipponici, le sue donne sono figure slanciate e sinuose, quasi eteree che come afferma il sensei traggono ispirazione dalle fattezze mitteleuropee come la Marianne Hold protagonista di Marianne de ma Jeunesse, film francese del 1955. Non manca l’accenno anche ad uno dei personaggi più iconici del cinema e della letteratura americana, quella Rossella O’Hara a tratti ragazzina viziata che invece dalla guerra apprende il senso del dover vivere: «Non soffrirò più la fame!», sono queste le parole che restarono impresse nella mente dell’allora giovane Akira Matsumoto che porta ancora oggi questo messaggio. Oggi il mangaka non sembra aver intenzione di voler interrompere la sua produzione. Anche lui come il suo amato treno è in un continuo viaggio alla scoperta dell’universo insieme ai suoi protagonisti. Non esiste una fine e lo sottolinea spiegando il perché del “999”: «Se avessi usato un numero pieno come 1.000 avrei dato la sensazione di pienezza, invece il 999 essendo incompiuto lancia un messaggio di giovinezza e con esso la speranza».

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