Il Sessantotto siciliano rivive nelle foto storiche: inaugurata la mostra della Fondazione DSe

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Il frastuono del Belice che si frantuma di fronte alla violenza della natura, l’irrequietezza degli studenti contestatori e la voglia di fare la differenza contro il disagio, passando per la tragedia di Avola. Ripescati dall’archivio del quotidiano La Sicilia, i reperti relativi al biennio siciliano 1968-1969 animano la Galleria Credito Siciliano e riportano all’attenzione un patrimonio di memoria inestimabile

«Da 74 anni La Sicilia racconta quotidianamente fatti di cronaca, di costume, di politica, con un occhio sempre aperto al mondo. E se è vero che siamo stati abituati ad avere con il giornale un rapporto usa e getta, tanto che spesso si dice che dura lo spazio di un mattino, oggi abbiamo scoperto che la sedimentazione di articoli e fotografie che avevamo negli scantinati e che abbiamo recuperato e maneggiato con i guanti bianchi, rende il nostro archivio uno scrigno della memoria del nostro territorio, grazie alle 300 mila fotografie contenute al suo interno. Che vogliamo digitalizzare per offrire a tutti la possibilità di accedere a questo patrimonio».

Un patrimonio, quello custodito e rispolverato dalla Fondazione Domenico Sanfilippo editore, esposto oggi in minima parte ad Acireale, nella Galleria Credito Siciliano sita a Palazzo Costa Grimaldi. La mostra L’Isola che non s’arrende (1968-1969), inaugurata giovedì 21 febbraio e visitabile fino al 30 marzo, è stata realizzata dalla Fondazione DSe in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti di Catania e la fondazione Oelle, con l’art consulting della Fondazione Credito Valtellinese. Il comitato scientifico della mostra, guidato da Giuseppe Di Fazio (Fondazione DSe) è composto da Carmen Cardillo, Giovanni Chiaramonte, Domenico Ciancio Sanfilippo,  Carmelo Nicosia, Antonello Piraneo e Giorgio Romeo.

EVENTI INDELEBILI. Da una parte il terremoto del Belice con tutta la sua devastazione, sofferenza, solidarietà. Dall’altra i movimenti studenteschi di sinistra che hanno animato Catania nel ’68 con l’occupazione di Palazzo Centrale, contrastati da un gruppo di studenti contrari alla rivolta immortalati durante una riunione a Villa Cerami, tuttora luogo simbolico e frequentatissimo dagli studenti degli Atenei catanesi. Oltre all’irrequietezza, però, del 68 è protagonista in un certo senso anche il cattolicesimo del gruppo di gioventù studentesca creato da Don Francesco Ventorino, che ha realizzato un’inchiesta nel quartiere di San Cristoforo divenuta nel 1970 il libro La missione dietro l’angolo – Un gruppo nel quartiere, oggi in bella vista all’interno dell’esposizione.

Un momento dell'inaugurazione. Foto di Nuccio Condorelli
Foto Nuccio Condorelli

UNA MINIERA A PORTATA DI TUTTI. «Credo che il non volersi arrendere sia qualcosa che abbiamo tutti dentro in questo particolare periodo storico – commenta Domenico Ciancio facendo riferimento al titolo della mostra – Ci siamo resi conto che l’archivio rappresenta una miniera, neanche noi sappiamo di preciso cosa c’è dentro, tanto è ricco di dati, documenti e cultura».

«300 mila fotografie vuol dire che c’è un lavoro di ricerca e scoperta che può andare avanti per molto tempo», dice Carmelo Nicosia, direttore della Scuola di Fotografia dell’Accademia di Belle Arti e della Fondazione OELLE, che insieme alla professoressa Carmen Cardillo ha lavorato sulle fotografie che hanno visto la luce per l’occasione. E che aggiunge: «L’archivio è una delle forme più civili e più attuali di gestione e conoscenza della memoria. Non deve essere solo ordinato ma anche fruibile e accessibile. E molti giornali nazionali e internazionali, da tempo, hanno iniziato a lavorarci come momento di aggregazione di comunità».

Da sinistra: Giuseppe Di Fazio, Carmelo Nicosia, Leo Guerra, Domenico Ciancio. Foto di Nuccio Condorelli
Da sinistra: Giuseppe Di Fazio, Carmelo Nicosia, Leo Guerra, Domenico Ciancio. Foto di Nuccio Condorelli

«Siamo partiti dalla gabbia grafica con cui, in un gioco di forze, si compone il giornale – spiega l’architetto Leo Guerra, che ha curato l’allestimento ribaltando il rapporto tra testo e foto tipico del giornale, rendendo quest’ultimo didascalia delle immagini – traducendo la dimensione cartacea bidimensionale per adattarla a quella tridimensionale dell’ambiente della galleria».

Dove le 67 fotografie esposte danno vita a uno storytelling sugli anni ’68 e ’69 in Sicilia, accrescendo il senso di appartenenza a una collettività e a un territorio e raccontando un biennio che si apre con il terribile terremoto del Belice, continua con la contestazione studentesca e si chiude, ancora nel segno del dolore, con la protesta dei braccianti di Avola con i suoi due morti. Nel mezzo una serie di storie che raccontano iniziative di volontariato e di riscatto portate avanti dai giovani siciliani, che in quegli anni vivevano all’insegna del fermento e della voglia di fare. Da questi principi e dal desiderio di dar voce alle loro idee nasce “Vent’anni. Il foglio dei giovani”, l’inserto che il quotidiano La Sicilia pubblicò settimanalmente dal 1969. Pagine oramai ingiallite che oggi colpiscono per l’attualità dei temi trattati: dagli esami di maturità a cosa fare dopo la laurea, dal perché i ragazzi fuggono dalla propria casa e famiglia alla condizione delle lavoratrici e, più in generale, delle donne.

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