Imparziale ma non per questo distaccato: il giornalismo raccontato dal mondo di “Raduni”
Dopo due anni di stop sono tornati a darsi appuntamento – questa volta sotto il sole della Sicilia – le radio e le redazioni del circuito Raduni, l’associazione degli operatori radiofonici universitari.
Per la seconda volta, la città e l’Ateneo di Catania hanno ospitato il Festival delle Radio Universitarie (FRU), un evento che riunisce centinaia di ragazzi e ragazze da tutta Italia accomunati dalla stessa passione: la radiofonia. A fare da filo conduttore tre temi: musica, informazione e sostenibilità.
E proprio l’informazione è stata al centro dell’incontro dal titolo “Il mestiere del giornalista: il mito dell’imparzialità”. Il dibattito è stato condotto da Simone Pavesi e Renata Giordano, rispettivamente capo progetto e direttrice editoriale di Europhonica Italia, il format internazionale di RadUni nato nel 2015 con lo scopo di raccontare l’Europa in modo semplice e accessibile. Ospiti d’eccezione il giornalista e speaker radio Danilo De Biasio e Mihaela Gravila, docente di Teorie e tecniche della TV e responsabile di RadioSapienza, i quali hanno dibattuto insieme ai presenti sulla funzione e le sfide del giornalismo nella contemporaneità, tra digital, pandemia e guerra.
L’incontro è partito da una domanda: esiste l’imparzialità nel giornalismo?
La risposta – negativa – la dà De Biasio: «Sono i fatti a non essere neutri, non i giornalisti. Ma questo non significa essere partigiani, nel senso di parteggiare per una parte politica». A questo punto Gravila ha introdotto il concetto di “responsabilità” legato alla figura del giornalista, che deve in primis raccontare i fatti per poi eventualmente aggiungere un commento personale. Responsabilità e competenza sono le due chiavi per un giornalismo di qualità, «che si ritrova tuttavia a fare i conti con la complessità del reale e delle fonti, con l’esigenza di arrivare per primi ma di essere anche giusti», continua la relatrice.
Il concetto di imparzialità ne evoca un altro molto diffuso nel mondo giornalistico: quello della par condicio, fortemente strumentalizzata soprattutto in tempi di guerra come quelli che stiamo vivendo. «Coniugare libertà d’espressione e responsabilità non è sempre facile» ammette Gravila, ma è il dovere del giornalista che «deve saper contrapporsi al suo interlocutore nel momento in cui questo cita un dato mendace» rilancia De Biasio. Un giornalismo fedele alla sua missione etica è quello che non insegue la par condicio a tutti i costi – concordano i due ospiti – ma che coltiva l’infodiversità: il dialogo delle voci e di punti di vista contrastanti che possano accrescere la conoscenza generale del mondo.
A chiudere l’incontro è stato infine il ricordo di Antonio Megalizzi ad opera di Guglielmo Finotti, Ambasciatore della Fondazione che oggi continua a portare avanti il sogno del giovane giornalista, membro della redazione di Europhonica, rimasto vittima dell’attentato di Strasburgo: formare e informare cittadini europei consapevoli e dotati di spirito critico.
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