“A Cunziria”, ovvero l’antica Conceria delle pelli, poco fuori dall’abitato di Vizzini, è stato un luogo ancora in piena attività fino ad un secolo addietro, destinato a quei processi di lavorazione delle pelli per poterle conservare, rendendole morbide e resistenti allo stesso tempo. Si trattava per certi versi di processi industriali, che utilizzavano tuttavia tecniche artigianali, favorite dalla presenza nella zona del tannino naturale. Un luogo, quello della Cunziria, che progressivamente è stato abbandonato, così come tanti altri nella stessa Sicilia, quando sono mutate le condizioni di lavoro, fino a renderlo deserto, una sorta di villaggio fantasma. Sembra che siano un migliaio in tutta Italia le località che un tempo erano ricche di vita, ma che in seguito a calamità naturali o per abbandono progressivo da parte della popolazione, sono divenute deserte. Mille luoghi, ciascuno dei quali è capace di raccontarci una storia interessante, lieta o drammatica che sia. Non si tratta necessariamente di ruderi, perché in qualche caso le abitazioni sono ancora ben conservate, quanto possono esserle delle abitazioni disabitate, soggette al degrado del tempo, talvolta al vandalismo, più spesso al progressivo incalzare della natura, più paziente dell’uomo nel riprendere i suoi spazi.

Così, molti di questi luoghi sono divenuti talvolta l’occasione di riprendere un contatto con la storia del passato, con gli avvenimenti e le tradizioni di un tempo; in altre parole, mete di un turismo sostenibile, e allo stesso tempo possibilità di attività educative per chi non ha mai conosciuto quei tempi e quelle vicende.

Anche per la Cunziria di Vizzini c’è stato in passato qualche tentativo in questa direzione, aiutato dalle vicende letterarie del duello tra Compare Alfio e Compare Turiddu ne “La Cavalleria Rusticana” e dalla ripresa cinematografica di quest’opera, nel 1984, da parte di Zeffirelli. In tempi più recenti, una collaborazione del Comune di Vizzini addirittura con i marines della base di Sigonella, ha contribuito a ripulire e recuperare parte di questa borgata, anche in vista di possibili future attività artistiche e culturali.

Certamente un grande lavoro è stato fatto, senza il quale non sarebbe possibile neppure entrare nell’antico borgo, camminare tra i sentieri che collegano un edificio all’altro, dare un’occhiata all’interno di qualcuna di queste strutture, intravedere al loro interno l’esistenza delle vasche per la concia.

E, tuttavia, il turista che decidesse in un giorno qualunque dell’anno di provare a visitare il luogo, come è avvenuto al sottoscritto qualche settimana addietro, vedrebbe messo a dura prova il suo desiderio di capire le vicende degli uomini e delle donne che lavoravano in quel luogo, di comprendere la natura e lo scopo delle strutture esistenti, e di visitare tutta la borgata in condizioni che la rendano realmente fruibile da un punto di vista logistico. Come accade in molte altre iniziative siciliane, l’evento eccezionale, al quale si dà ampio riscontro nei mezzi di comunicazione, e dal quale il politico di turno trae in genere visibilità e successo, deve essere seguìto da una continuità di gestione nel quotidiano, da una manutenzione ordinaria, da uno sviluppo progressivo dell’iniziativa che renda appetibile una visita ulteriore per chi ha già visto il luogo: tutte cose che richiedono sforzi – innanzitutto di mentalità – ma anche economici, di supporto, di personale. Ancora una volta, non si riesce a vedere con lungimiranza l’investimento in termini di ritorno da un punto di vista turistico e culturale, cosa che rende la Sicilia uno dei luoghi potenzialmente più ricchi al mondo. Un’occasione mancata? Preferiamo considerarla come un’opportunità ancora in attesa di sostegno adeguato.

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