A volte, leggendo i libri di storia antica si corre il rischio di idealizzare gli eventi bellici di un tempo. Chi non si è rimasto colpito ascoltando per la prima volta della capacità degli abitanti delle città greche di farsi coraggio e impugnare le armi di fronte all’apparentemente implacabile minaccia persiana in battaglie come le Termopili – rese ancor più celebri dal graphic-novel di Frank Miller 300 e poi dall’omonimo film – o a Maratona? Eventi che sottolineano la grandezza dell’etica civile di un popolo il quale, nel momento di massimo pericolo, si stringeva spalla a spalla per difendere la propria libertà. Questa lettura, però, non sempre corrisponde a verità. A suggerirlo sono alcuni ricercatori statunitensi impegnati ad analizzare i resti umani conservati in una necropoli scoperta nei pressi del sito della colonia greca di Himera, dove le città della Magna Grecia fronteggiarono due invasioni cartaginesi. La loro scoperta? A difendere la Sicilia contribuì anche un numero non esiguo di mercenari che provenivano da luoghi lontani, come le attuali Bulgaria, Lituania e Ucraina. 

Pubblicata sul Proceedings of the National Academy of Sciences, la ricerca è stata condotta da un team guidato dall’antropologa dell’Università della Georgia Laurie Reitsema e ha visto gli studiosi analizzare 54 campioni di DNA dalla necropoli ovest di Himera, portandoli alla conclusione che molti dei soldati lì tumulati erano infatti stranieri, mentre la presenza di alcuni isotopi nelle ossa ha permesso loro di escludere che si trattasse di immigrati di seconda o terza generazione. La scoperta, tra l’altro, corrobora un precedente studio della dott.ssa Reitsema, pubblicato l’anno scorso, sullo smalto dentale dei caduti nelle due battaglie di Himera (una avvenuta nel 480 a.C. nella quale i cartaginesi vennero sconfitti e la seconda, combattuta settant’anni dopo, che culminò con la distruzione della città greca) e che aveva già indicato la provenienza straniera di molti combattenti.

Le tombe e la necropoli occidentale di Himera sono state scoperte nel 2009 durante la costruzione della linea ferroviaria che collega Palermo e Messina. Da allora, nel sito sono stati ritrovati i resti di oltre 10.000 persone. «È probabile – continua la studiosa – che i mercenari fossero sconosciuti alla gente del luogo incaricata di raccogliere i cadaveri dai campo di battaglia e dare loro sepoltura». E così molti di loro finirono in fosse comuni, che seppur collocate all’interno della necropoli, non vennero ritenute degne del rispetto tributato ai caduti greci, le cui tombe erano solitamente più piccole e oggetto di maggiore attenzione riguardo alla disposizione dei resti e del corredo funerario. 

Una circostanza che ha rischiato di rendere questi avventurieri venuti da lontano quasi invisibili agli occhi dei ricercatori. In proposito, Britney Kyle – antropologa dell’Università del Colorado e tra le autrici dello studio – rivendica il valore del carattere interdisciplinare della ricerca: «Molti studi sul DNA non esplorano il contesto bioculturale dei loro ritrovamenti mentre noi abbiamo tenuto in considerazione anche resoconti storici, ritrovamenti archeologici e bioarcheologici oltre l’analisi di isotopi per avere uno sguardo il più possibile completo sugli avvenimenti»

Ma come spiegare la reticenza delle fonti antiche riguardo alla presenza di quelli che, con linguaggio odierno, chiameremmo foreign fighters? «Innanzitutto – spiega la Reitsema – nel mondo greco percepire una paga aveva connotazioni negative ed era ritenuto indice di avarizia, corruzione, debole senso di appartenenza. In questo senso, non è sorprendente che gli autori antichi tendessero ad esagerare il contributo greco alle imprese belliche piuttosto che ammettere di avere speso denaro per ottenere la vittoria». 

Eppure, la presenza di mercenari nelle guerre greche non è del tutto sconosciuta agli studiosi. Secondo lo storico di Princeton Angelos Chaniotis «nelle fonti antiche i mercenari sono menzionati anche se spesso sono nascosti in bella vista». Potrebbe essere questo il caso dei soldati caduti a Himera, come sospetta la genetista Alissa Mittnik. La studiosa nota infatti che, nelle sue cronache, Diodoro menziona come il tiranno Gelone di Siracusa – venuto in soccorso di Himera contro i cartaginesi – in quegli anni avesse concesso la cittadinanza a 10.000 coloni di origine ignota. Un possibile indizio che si tratti dei foreign fighters, forse accorsi in aiuto ad Himera a seguito dell’esercito di Gelone e successivamente premiati dal tiranno.

Uomini d’arme in cerca di una buona paga o migranti disposti a rischiare la vita nella speranza di ottenere il loro posto nel mondo greco? Quali che fossero le loro motivazioni, secondo la dott.ssa Kyle l’enorme distanza coperta da questi individui esprime un messaggio positivo: «Comunemente riteniamo che la guerra sia solo capace di causare o aggravare le divisioni, mentre è più interessante pensarla come qualcosa che riesce ad unire le persone»   

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