Ha preso il via ieri pomeriggio alla Scuola Superiore di Catania la IV edizione del workshop “Il giornalismo che verrà” promosso dalla testata Sicilian Post.

Dopo i saluti del giornalista Giuseppe Di Fazio, co-fondatore del festival insieme con Giorgio Romeo, direttore del Sicilian Post, la parola è andata al Magnifico Rettore dell’Università degli studi di Catania Francesco Priolo. «Edizione dopo edizione la nostra città ha attratto tante personalità provenienti da tutta Italia – ha spiegato –, guardando sempre con attenzione al lavoro del giornalista, che in questi anni è in continua evoluzione. Sono sicuro che questa edizione sarà un grande successo come le precedenti. Non posso che augurarvi buon lavoro: sono certo che i corsisti usciranno arricchiti da questa esperienza».

Non sono mancati anche gli auguri del presidente regionale dell’ODG Sicilia, Roberto Gueli, in collegamento da Napoli: «Fare il giornalista è un bellissimo mestiere, ma oggi la nostra professione è costretta ad affrontare numerosi problemi, da qui l’impegno dell’Ordine a garanzia della qualità al nostro lavoro».
Fra i presenti anche Giuseppe Angilella, Coordinatore delle Classe di discipline scientifiche della Scuola Superiore che ha portato i saluti del presidente Malfitana: «Il giornalismo ha implicazioni dal punto di vista tecnologico ma anche scientifico – ha detto –, i fatti vanno verificati, va citata la fonte per evitare di incorrere in fake news. Questo ci interessa non solo come studiosi ma anche come cittadini per comprendere la realtà che ci circonda. Vi do il benvenuto a Villa San Saverio e vi auguro buon lavoro».
In tutti questi anni non è mai mancato il sostegno all’iniziativa da parte del Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. «Molti dei ragazzi che negli anni hanno frequentato il Festival, – spiega il direttore Marina Paino – come anche la redazione di Sicilian Post arriva dal DISUM, in particolare dal Corso di Scienze della Comunicazione, che ha visto nel professore Di Fazio un grande promotore. Devo confessarvi che avrei voluto fare anch’io la giornalista: anche se poi ho fatto altro, il fascino che questa professione esercita su di me rimane immutato».
A conclusione della prima parte della serata, l’intervento di Lina Scalisi presidente dell’Accademia di Belle Arti e che, allora in veste di Coordinatrice della Classe di Scienze umanistiche alla Scuola Superiore, ha tenuto a battesimo il Festival fin dalla sua prima edizione. «La  frontiera che i ragazzi del Sicilian Post hanno saputo immaginare quattro anni fa in questa città – spiega la docente – si è poi allargata al territorio nazionale, offrendo un esempio virtuoso di come si possa fare rete in questo territorio. Il workshop non è cresciuto solo nei numeri, ma ha apportato benefici a tutto il territorio unendo i diversi ambiti disciplinari e ampliandone l’offerta culturale. Vedo in quest’occasione, che si ripete ogni anno e alla quale auguro lunga vita, un modello di condivisione inter-generazionale, in cui i giovani giornalisti hanno la possibilità di condividere esperienze e conoscenze con i maestri». L’ultima battuta è stata affidata ad Antonio Perdichizzi, founder di Isola, una realtà di valore che ospita la redazione di Sicilian Post e dove si terranno alcuni eventi del workshop. «L’idea di invitare relatori di grande qualità è importante – ha osservato – non solo per i partecipanti ma anche per tutti gli attori di questo territorio, per scambiarsi punti di vista e opinioni. Oggi qui c’è una classe di futuri giornalisti, il mio consiglio è di fare rete, perché è il patrimonio più importante».

La seconda parte della serata è stata dedicata al dibattito sulle nuove frontiere dell’informazione e sul suo rapporto con un mondo che cambia a grande velocità. Il primo intervento è stato affidato a Guido Tiberga già caporedattore de La Stampa e docente per la parte laboratoriale del workshop dedicata ai 30 corsisti, che ha spiegato alla numerosa platea come la crisi dei giornali sia diventata negli anni sempre più profonda investendo in pieno il giornalismo di territorio.

«La qualità dell’informazione locale deve elevarsi, è l’unico modo per fare un giornalismo di qualità. Certamente questo richiede capacità ma siamo in un momento cruciale per cambiare l’informazione locale. La nostra professione richiede coraggio nel denunciare ciò che non va premiando quello che funziona. Se pensiamo che ogni anno i giornali perdono il 5-7% di lettori, è segno che qualcosa deve cambiare». Un giornalismo di valore passa poi dal modo in cui si apprende la notizia e la si racconta al pubblico.  «Io credo che – osserva Ornella Sgroi, giornalista del Corriere della sera – il giornalismo che verrà abbia bisogno di quella che in psicologia si chiama infuturazione positiva. Dobbiamo tornare a credere in una professione che oggigiorno è sempre più colpevolizzata e demonizzata. Il buon giornalismo è fatto di incontro, dialogo, di capire quanto è accaduto per raccontarlo al meglio». Solo in questo modo si può garantire un’informazione di qualità che non rischi di sfociare nella disinformazione, un argomento caro a Giovanni Zagni, direttore di Pagella Politica e di Facta. «La nostra esperienza – ha raccontato – è nata guardando al modello americano di PolitiFact in un momento in cui il tema della disinformazione era di grande interesse. Uno degli aspetti principali del nostro lavoro è che oggi il giornalismo non si può sostenere più solo attraverso gli abbonamenti. Noi finora lo abbiamo fatto con il sito e partecipando a bandi europei ma si devono cercare sempre nuove vie». A chiudere il panel è stata Paola Severini Melograni, volto e voce della Rai, da anni impegnata nel sociale. «La mia agenzia, AngeliPress, che quest’anno compie ventidue anni, nasce con l’idea di dare voce a un mondo che voce non ha. La partecipazione nel 2016 a Sanremo di Ezio Bosso, ci ha permesso di cambiare il paradigma del Paese e la profondità dello sguardo degli italiani, preparandolo a quello che poi sarebbe successo con la guerra e la pandemia».

Il programma degli eventi pubblici proseguirà oggi, martedì 14 giugno, alle 12 all’Accademia di Belle Arti di Catania con una lezione della fumettista catanese Paola Cannatella sul connubio sempre più frequente tra giornalismo e graphic novel. Alle ore 16, di ritorno alla Scuola Superiore di Catania, un dibattito a più voci sulla piaga della povertà educativa. Protagonisti dell’incontro saranno il direttore di Rai per il Sociale Giovanni Parapini, il direttore dei Programmi Italia-Europa di Save the Children Raffaella Milano e il giornalista e autore del volume Giovani Invisibili Giuseppe Di Fazio. A concludere la giornata, alle 18, un incontro sul tema disabilità e informazione che vedrà la partecipazione della conduttrice della trasmissione televisiva O anche no in onda su Rai 2 Paola Severini Melograni, il direttore di Rai per la Sostenibilità Roberto Natale, la giornalista Rai Isabella Schiavone, la dottoranda alla Normale di Pisa Paola Tricomi e la giornalista Ornella Sgroi.

Il workshop si svolge in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania, la Scuola Superiore di Catania, il DISUM Unict, l’Accademia di Belle Arti di Catania, The European House-Ambrosetti, la Fondazione DSe, l’Ordine dei Giornalisti di Sicilia, Rai per il Sociale, l’Innovation Hub Isola e il Teatro Stabile di Catania. Main sponsor dell’evento è Google attraverso il programma GNI. Il workshop è sostenuto anche da Crédit Agricole Italia e Confindustria Catania. Sponsor tecnici dell’iniziativa sono l’Hotel Nettuno di Catania, Ionia Caffè e Cappellani Music Megastore. Media partner dell’evento sono il quotidiano La Sicilia, Zammù TV e la rivista di cultura digitale Media 2000.

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