L’archeologo Carandini:
«Il mondo non necessita
di stupidi obbedienti, ma
imprenditori di sé stessi»

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Durante l’evento, organizzato da Daniele Malfitana, Direttore dell’Ibam Cnr di Catania, con la partecipazione di Maria Costanza Lentini, Direttore del Polo regionale dei siti culturali di Catania, l’archeologo italiano ha presentato il suo libro, definito dal professor Daniele Manacorda, dell’Università Roma Tre, «un Giano curioso del passato e del futuro, che s’ispira ai valori dell’ottimismo, del buonumore e del mitismo»

Nella cornice suggestiva dell’Anfiteatro romano di Catania, si è tenuta la lectio magistralis di Andrea Carandini, archeologo di fama mondiale e Presidente del Fai, sull’importanza di resuscitare il patrimonio culturale italiano. Partendo dal suo libro “La forza del contesto” (Laterza, 2017) che nasce dalla domanda “Come estrarre dai beni inanimati, immersi nel sonno della storia, il potenziale capace di risvegliarli?” lo studioso si è raccontato a una platea che ha affollato la piccola porzione di arena prestata per l’occasione. Durante l’incontro, organizzato dall’Ibam Cnr, Carandini si è soffermato più volte sull’importanza del “contesto”, una parola-specchio di un modo di vivere che guardi al paesaggio italiano come un vero organismo che connette luoghi, storie e persone di ieri e di oggi.

FAR RIVIVERE IL PASSATO NEL PRESENTE. «Per quale motivo – si chiede Carandini – dovremmo resuscitare i morti per ritrovare la nostra anima? Nei miei ricordi c’è un’Italia povera, operaia, che cantava, adesso abbiamo tutto, ma siamo fuoriusciti dal cammino dell’umanità. Da soli non facciamo una vita particolarmente interessante, a renderla tale è l’incontro con ciò che hanno fatto altri uomini prima di noi. Leggere Molière e Dante significa vivere mille altre vite». Per l’archeologo il destino del nostro patrimonio deve fare i conti con atteggiamenti che tendono a isolare i contesti. «La protezione di un monumento – spiega ancora – non basta più: bisogna pensare a una prospettiva diversa che promuova attraverso l’impegno pubblico e dei privati cittadini la cura dei paesaggi e dei siti storici con nuove forme e nuovi usi».

L’incontro all’Anfiteatro Romano (foto Giorgio Romeo)

SINERGIA TRA PUBBLICO E PRIVATO, L’ESEMPIO DELL’ANFITEATRO. «Fare rete, creare connessioni e collaborare», sono questi alcuni dei punti di cui ha discusso lo studioso, partendo dall’esempio dell’Anfiteatro Romano, attualmente affidato all’Ibam Cnr di Catania, a seguito dell’accordo firmato con la regione Siciliana per la sua valorizzazione. «Il mondo mai come questi decenni sta cambiando. Stiamo vivendo una fase di declino, ma allo stesso tempo si percepisce la nascita di una nuova società civile, che va oltre il pubblico e le istituzioni. Ai miei tempi tutto era ingabbiato nelle istituzioni e sarebbe stato impensabile che un gruppo di archeologi adottassero un luogo come questo. Oggi, invece, in tutta Italia e anche nel Sud sta fiorendo una comunità fatta di cittadini privati che si organizzano e si preoccupano dell’interesse comune».

«Ai miei tempi tutto era ingabbiato nelle istituzioni e sarebbe stato impensabile che un gruppo di archeologi adottassero un luogo come questo»

LA LEZIONE AI GIOVANI. La lezione di Carandini si è rivolta soprattutto ai giovani. «Ciò che dovete fare come prima cosa – ha continuato il professore – è non smettere mai di chiedere, fare gruppo e sollecitare l’interesse delle istituzioni con i fatti. Per lavorare nel terziario oggi è necessario creare da sé delle opportunità, la formazione da sola non basta. Sono fondamentali le cosiddette “soft skills”, saper comunicare e risolvere problemi. Gli stupidi obbedienti non servono più, dovete diventare imprenditori di voi stessi».

Daniele Malfitana, Andrea Carandini e Daniele Manacorda (foto Giorgio Romeo)
Una passante segue la conferenza dalla strada (Foto Giorgio Romeo)
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