Possibilità concrete a cui l’informazione deve guardare: è questa la parola d’ordine della terza giornata di lavori del workshop “Il giornalismo che verrà” che ha visto come sua prima ospite, Marie Lefevre Saadoun, coordinatrice del progetto Earth Investigations Programme di journalismfund.eu, organizzazione no-profit belga che dal 1999 sovvenziona il giornalismo investigativo in Europa e nel mondo attraverso bandi rivolti a team di giornalisti freelance. «Oggi, la buona informazione – spiega – è in cima all’agenda di molte organizzazioni e donatori pubblici e privati che devolvono risorse per sostenere progetti meritevoli. Journalismfund.eu svolge una funzione di mediazione tra queste istituzioni e i giornalisti che hanno bisogno di risorse, per realizzare inchieste che possano avere un impatto sulle problematiche più rilevanti. Ne è un esempio Earth Investigations Programme, da me diretto, che è deputato a selezionare progetti legati alle questioni ambientali». Un contributo importante che ha portato all’attenzione dei giornalisti italiani un’ulteriore chance di sostenere il proprio lavoro attraverso canali di cui spesso si parla troppo poco. 

Sabrina Argoub della London School of Economics

Alle ore 16, è stata poi la volta di Sabrina Argoub, Programme Manager del progetto JournalismAI alla London School of Economics, un progetto di Polis, il think tank giornalistico della LSE, supportato da Google News Initiative un’iniziativa che supporta le testate giornalistiche in un uso responsabile e proficuo dell’Intelligenza Artificiale. «Dal Reuters News Tracer, strumento utilizzato dall’agenzia di stampa per filtrare le informazioni presenti sui social media al progetto di Swedish Radio per rendere fruibile e riutilizzabile l’archivio storico delle sue trasmissioni, oggi – ha spiegato la Argoub – gli esempi di efficace utilizzo dell’IA da parte delle redazioni giornalistiche sono molteplici e coprono i diversi ambiti della raccolta, produzione e diffusione di contenuti di qualità». Casi studio che sottolineano l’importanza per le redazioni di acquisire piena chiarezza degli obiettivi che intendono raggiungere attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale e di stabilire sin da principio chiare linee di confine tra attività giornalistica e il contributo della tecnologia. 

A chiudere i lavori, alle 17 è stato l’incontro La potenza del cinema glocal sulla narrazione cinematografica legata ai territori e ai luoghi, affidata alle voci della direttrice del Centro sperimentale di cinematografia di Palermo Costanza Quatriglio, dell’attrice Ester Pantano, della sceneggiatrice Josella Porto, del fondatore e direttore del Giffoni Film Festival Claudio Gubitosi, della responsabile spettacoli de La Stampa Raffaella Silipo e del critico cinematografico Ornella Sgroi. Una riflessione che parte dall’ibridazione fra il linguaggio di finzione e quello di realtà, come accade nell’esperimento Città Invisibili intrapreso dalla Quatriglio insieme ai suoi allievi e che mira a raccontare gli spazi urbani in veste inedita: «La mia responsabilità è stata dare ai ragazzi una chiave di lettura per connettere lo sguardo della realtà alle arti. Fare cinema documentario è una grande sfida che ci impone di andare oltre quello che vediamo scovando storie negli angoli più impensabili della città». Parlando di cinema di narrazione e reportage, la parola è poi andata a Josella Porto, che in veste di sceneggiatrice della terza stagione di Ossi di seppia, la serie no fiction di Raiplay che da settembre andrà in onda su Rai3. «Questo lavoro ha richiesto – ha detto – di intervallare a fatti di cronaca una ben precisa drammaturgia delle immagini capace di supportare il racconto giornalistico». Raccontare il territorio al di là degli stereotipi non significa semplicemente dare spazio a location inusitate ma anche a personaggi aderenti alla realtà. È il caso di Suleima, il personaggio interpretato da Ester Pantano in Makari: «Si tratta di una donna che riesce a tenere insieme vita privata e professionale e pertanto respinge con forza l’immagine di donna siciliana che troppo spesso occupa gli schermi televisivi». Un approccio di cui anche i giornalisti dovrebbero prendere nota. Ne è convinta la giornalista Raffaella Silipo: «Negli ultimi due anni molte fiction, grazie anche ai gialli, hanno ampliato lo sguardo che si è allargato dalla Sicilia alla Basilicata, da Napoli ad Aosta. Questo modo di narrare i protagonisti e le città è lo stesso al quale noi giornalisti dobbiamo tornare a guardare». Fra le esperienze più emblematiche che legano il cinema al territorio c’è sicuramente il caso Giffoni, che in oltre cinquant’anni di Festival è stato in grado di rilanciare il piccolo centro campano: «Non esiste una formula magica per replicare il modello Giffoni – spiega Claudio Gubitosi –, ci vuole costanza, intuizione ma soprattutto legame con il territorio e di questo vado fiero. Ma Giffoni è anche un luogo dove i ragazzi si sentono a casa e possono attingere a un serbatoio di idee che li renderà protagonisti del cinema di domani».

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