Itinerari culturali:
il turismo in Sicilia
attraverso i luoghi
della letteratura

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Da Tomasi di Lampedusa a Pirandello, passando per Sciascia, Verga e Quasimodo, i percorsi da fare per ripercorrere la vita dei grandi scrittori

L’abbiamo amata e odiata, abbiamo faticato sulle sue sudate carte, abbiamo sognato con le sue parole: la letteratura è parte integrante della nostra vita e oggi può declinarsi in turismo culturale. La Sicilia è una delle mete più amate in estate per l’eterogeneità e bellezza delle sue coste e dei paesaggi naturali, per le delizie enogastronomiche e per i segni che la sua lunga e intricata storia ha lasciato sul territorio. Ma la Sicilia è anche terra d’arte e poesia e ha dato i natali a grandi scrittori che sono oggi onorati da parchi letterari a essi intitolati, parchi nati da un’idea di Stanislao Nievo, convinto che ogni opera è fortemente radicata ai luoghi che hanno visto nascere e crescere il suo autore.

Se vogliamo che tutto rimanga come è bisogna che tutto cambi

Uno dei passi più noti del Gattopardo è quello che descrive lo scontro tra il principe Fabrizio di Salina e il nipote Tancredi, pronto a unirsi alle truppe garibaldine, che spiega la sua decisione allo zio con la frase sopracitata, divenuta metafora delle controverse vicende che hanno portato all’unità d’Italia. Il romanzo, celebrato dal grande regista Luchino Visconti nell’omonimo film, è il protagonista del Parco di Santa Margherita di Belìce (AG), gestito dalla società Terra Nostra, che offre servizi volti a promuovere il ricordo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Il parco ha sede presso il Palazzo Filangeri Cutò, luogo in cui il noto scrittore trascorse lieti momenti della sua giovinezza fino ai vent’anni e sul quale ha ricalcato il palazzo di Donna Fugata, in cui è ambientata la vicenda del principe di Salina. Oltre al Parco è fruibile l’ex chiesa di Santa Rosalia, oggi museo della memoria che racconta la tragica notte del 15 gennaio del 1968, quando i territori della Valle del Belice furono scossi da un terribile terremoto. Fanno parte inoltre del Parco: il teatro San Alessandro, il giardino, le cere che animano una sala del palazzo insieme a voci, luci e suoni volti a far vivere le pagine del romanzo e la biblioteca. Per il turista sarà possibile effettuare una visita guidata che diletti i sensi con degustazioni di prodotti locali e la mente, con passeggiate nei luoghi in cui lo scrittore è vissuto e da cui ha tratto ispirazione.

Mi si fissò invece il pensiero ch’io non ero per gli altri quel che finora, dentro di me, m’ero figurato d’essere

Vincitore del premio Nobel nel 1934, Luigi Pirandello ha il merito di aver indagato a fondo l’animo umano in ogni sua contraddittoria componente. L’autore girgentino nacque, quasi fosse un segno del destino, nella contrada del Caos e la sua casa è oggi un museo che raccoglie fotografie, recensioni, onorificenze, prime edizioni delle opere con dediche autografe, quadri d’autore e locandine teatrali. Gestita dall’associazione culturale “Il cerchio d’Argento”, la casa sorge tra querci e ulivi, in prossimità della tomba dell’autore di Uno, nessuno e centomila, nel rispetto delle sue ultime volontà. Oltre alla casa numerosi sono i luoghi che hanno influenzato l’esistenza e l’opera del grande scrittore e drammaturgo: Porto Empedocle, dove si trovavano i magazzini del padre, commerciante di zolfo, e dai cui bar Pirandello ebbe modo di osservare quell’eterogenea e variopinta umanità che popola la sua opera, la valle della città di Akragas, uno dei maggiori complessi archeologici del Mediterraneo, la piccola valle Kolimbetra Akragatina, Agrigento e in particolare la Chiesa di San Nicola che custodisce il crocifisso ligneo descritto nella novella “Il signore della nave”, Marina di Girgenti e la zolfatara Taccia- Caci, nel territorio di Aragona, strumento di arricchimento e infine di impoverimento per la famiglia Pirandello. L’allagamento di questa zolfatara nel 1903 portò infatti Pirandello e la moglie al dissesto finanziario, sebbene proprio dalle difficoltà economiche nacque quel capolavoro intitolato “Il Fu Mattia Pascal”.

E quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categoriegli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i pigliainculo e i quaquaraquà

Ancora la provincia di Agrigento è protagonista di un parco letterario, quello che ripercorre i luoghi caratteristici della vita e dell’opera di Leonardo Sciascia. A Racalmuto, città natale dell’autore è situata la Fondazione che promuove ed organizza attività culturali e nella cui struttura si trova una ricca biblioteca, una pinacoteca che raccoglie oltre 200 ritratti di scrittori, la corrispondenza di Sciascia con i più grandi intellettuali italiani del dopoguerra, articoli di varie testate giornalistiche riguardanti le attività dello scrittore. Il percorso prosegue nella provincia di Caltanissetta, dove lo scrittore che denunciò la mafia fu maestro e dalle cui miniere di zolfo trasse ispirazione per il racconto “La paga del sabato”, in cui descrive lo sfruttamento dei minatori operanti in un settore in forte crisi.

Ognuno sta solo sul cuore della terra/trafitto da un raggio di sole:/ed è subito sera

Vincitore del Premio Nobel nel 1959, Quasimodo è nato a Modica, ma ha trascorso i primi anni della sua vita in diversi luoghi della Sicilia al seguito del padre, capostazione delle Ferrovie dello Stato, fino al 1919, quando si trasferisce a Roma. Nell’antica stazione ferroviaria di Roccalumera (nella città si trova la sede principale del “Club degli amici di Quasimodo”), è possibile vedere molti cimeli, come la laurea conseguita all’università di Messina, la corrispondenza privata con intellettuali italiani e stranieri, i filmati delle teche Rai e di televisioni estere, come la cerimonia del premio Nobel. Il percorso prosegue poi sul treno-museo . Non distante dal Parco Quasimodo sorge la Torre Sarcena a cui il poeta si ispirò per la composizione di Vicino ad una Torre Saracena, in ricordo del fratello Enzo che morì molto giovane a causa di una malattia e all’interno del quale è possibile visionare il film “La mia siepe è la Sicilia”, che racconta la vita roccalumerese di Quasimodo attraverso le sue poesie e l’esposizione dei famosi “guaches”, acquarelli disegnati personalmente dal poeta per ricordare l’infanzia a Roccalumera. Infine sempre a Roccalumera si trova il Giardino Museo in cui sono parcheggiati 5 vagoni ferroviari merci simili a quelli in cui Quasimodo visse insieme alla famiglia dopo il terremoto di Messina del 1908, come racconta il poeta nella poesia “Al padre”.

Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza

Il Parco letterario Giovanni Verga si snoda tra la riviera dei Ciclopi e Vizzini. Quest’ultima, forse città natale di Verga, con i suoi palazzi, le sue chiese e vicoletti è ambientazione privilegiata di numerosi racconti e del romanzo “Mastro Don Gesualdo”. L’aristocrazia feudale, che anima questo capolavoro della letteratura verista, si muove tra i palazzi di Vizzini come palazzo Trao, in via Santa Maria dei Greci, Casa Mastro Don Gesualdo, Palazzo Rubiera, Palazzo La Guarna e la famosa Cunziria (Canziria nel romanzo), esempio di archeologia industriale. Proseguendo il percorso tra arte e vita si giunge alla Riviera dei Ciclopi, che è possibile osservare dal mare con un vaporetto che parte dal porto di Aci Trezza. Il borgo marinaro è luogo d’ambientazione del romanzo I Malavoglia, nonché set cinematografico del film di Visconti La terra trema, ispirato al romanzo. I segni del rapporto con la letteratura e l’arte cinematografica sono conservati nella casa- museo del Nespolo, ospitata in una vecchia abitazione accanto alla chiesa di San Giovanni e caratterizzata dalla tipica struttura architettonica siciliana della metà del XIX secolo. Il museo è costituito da due sale: la prima dedicata al film di Visconti che raccoglie fotografie e locandine,la seconda dedicata al romanzo, la quale ospita testimonianze del mondo dei pescatori trezzoti della metà dell’Ottocento, le foto scattate da Verga e le lettere al fratello Pietro. A Catania, in via Sant’Anna è inoltre possibile visitare la casa museo Giovanni Verga che custodisce il suo studio e la sua biblioteca.

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