Il fumettista catanese, dopo il successo di “Da quassù la terra è bellissima”, torna con la sua nuova opera che prende spunto da una grande e travagliata impresa di fine ‘800: la spedizione verso l’Antartide di un coraggioso equipaggio. Una storia di crescita e di scoperta. E ai giovani l’autore, che ha cominciato in un McDonald’s, dice: «Oggi è più facile essere ciò che si vuole»

Una nave, un gatto nero e dei marinai alla scoperta di una delle più grandi avventure che l’uomo abbia mai affrontato. Toni Bruno, torna in libreria con il suo ultimo lavoro La Belgica vol.1, edito da BAO, per raccontare la storia di questa nave e del suo coraggioso equipaggio.

LA GENESI. «L’idea per questo libro è nata mentre lavoravo a Da quassù la terra è bellissima. Lessi un articolo che parlava di questa missione in Antartide, mi incuriosiva che i dati di questa spedizione fossero usati ancora oggi dalle agenzie spaziali per testare le condizioni dell’uomo in ambienti difficili e gli sforzi psicologici e fisici che devono affrontare». Dalle stelle al mare il passo è breve, e mentre concludeva l’opera che gli valse il Gran Giunigi – premio speciale della giuria al Lucca Comics & Games 2016, Toni Bruno si immerge nelle avventure dell’equipaggio della Belgica, nave oceanografica che fu acquistata nel 1896 dal capitano Adrien de Gerlache per una innovativa quanto pericolosa spedizione in Antartide. L’equipaggio fu infatti il primo a partire per il polo sud in inverno affrontando le difficili condizioni climatiche, rimanendo bloccato dal 5 febbraio del 1898 al 14 marzo dell’anno successivo tra i ghiacci, tornando dimezzati ma sopravvissuti. È proprio sul più bello, con l’inizio del viaggio per il polo, che si interrompe l’albo, primo volume della serie.

La cover di “La Belgica”

UNA STORIA DI CRESCITA. La storia, che catturerebbe chiunque, affascina anche Bruno che racconta: «Ho cominciato a documentarmi e da lì è stata tutta una scalata. Mi sono procurato: il diario di bordo del capitano, del medico di bordo, di uno dei marinai che hanno partecipato alla spedizione. Mi sono reso conto che potevo cucirci sopra una trama, volevo raccontare la storia di alcuni personaggi». Un lavoro meticoloso, quello del fumettista catanese, che oltre a studiare il contesto spaziale e culturale dell’epoca ha letto i libri che in quel periodo andavano di moda, cercando paragoni con il quotidiano, e da lì iniziando a caratterizzare i suoi personaggi. Così come con la tecnica utilizzata per questo lavoro: l’inchiostro infatti è un Ferrogallico blu-nero, una boccetta di inchiostro antico, dei primi del ‘900, che l’artista aveva trovato anni fa. Leggendo la Belgica si ha la sensazione di sfogliare le pagine di un romanzo di formazione: il protagonista Jean si scopre davvero uomo durante la storia. L’intento perseguito da Bruno è quella di mettere sempre i propri personaggi ad affrontare delle sfide che inevitabilmente portano ad una crescita.

LA SICILIA.  Partito da Catania, sua città natale dopo il diploma, Toni Bruno si ritrova ad affrontare lo stesso percorso che migliaia di giovani percorrono ogni giorno: «Andai a lavorare in un McDonald’s, da lì mi sono messo un gruzzoletto da parte, sono andato a Roma e ho cominciato a fare una serie di lavori che non c’entravano niente con quello che faccio oggi: call center, cameriere. Poi pian piano mi facevo conoscere e da lì ho cominciato con le prime pubblicazioni». Un lavoro, quello del fumettista, che a detta sua oggi si può scegliere di fare da dove si vuole, anche dalla Sicilia: «Credo che per le nuove generazioni, con l’uso che fanno dei social, sia più facile poter prendere contatti e continuare a mantenerli e a lavorare anche da casa». La sua Sicilia è però fatta soprattutto di contraddizioni, passioni e tormenti, come ci racconta: «La Sicilia è sempre Eros e Thanatos, ci sono legato perché ci sono nato, le mie radici sono lì, però ci sono tante cose che chiaramente non vanno. Di sicuro da anziano mi immagino di tornare a vivere in Sicilia, ma adesso non riuscirei proprio». Insieme all’isola è un altro il richiamo fondamentale che si ritrova ad affrontare giorno per giorno e che accomuna chiunque se ne vada: «Sono cresciuto in una città di mare, senza il mare non potrei stare. Non potrei vivere in una città senza mare, mi metterebbe ansia. Ho sempre bisogno quando posso di andarci, di ristabilire un contatto con quell’ambiente lì. Gli odori, la vista…»