Paolo ha 33 anni e il reparto di rianimazione a Cremona dove lavora da qualche tempo è diventato una vera trincea. Il suo scatto, che ritrae medici irriconoscibili in volto, simboleggia un momento drammaticamente umano

Questa è una delle foto simbolo della pandemia che sta travolgendo tutto il mondo. Uno scatto che ha qualcosa di particolare, è stato realizzato da un infermiere, Paolo Miranda, 33 anni, che da tre anni lavora a Cremona nel reparto di Rianimazione dell’ospedale. Il reparto che oggi è diventato “la trincea” della battaglia al Coronavirus e dove si ammalano pure medici e infermieri.

Paolo,  napoletano, ha sempre avuto un hobby: la fotografia. Il suo profilo Instagram è pieno di bellissime immagini: viaggi, ritratti, momenti felici, quasi tutti in bianco e nero. All’inizio dell’emergenza non pensava di scattare foto nel reparto dove lavorava, dove si stava soffrendo e purtroppo morendo. Poi, dopo il 15 marzo, la svolta. Con l’emergenza che sale giorno dopo giorno si convince che quello che stava  accadendo doveva essere documentato. E chi meglio di lui, che ci lavora, poteva farlo con più discrezione possibile?

Infatti la foto proposta è molto delicata oltre che particolare. Registra un dolore. Il dolore di una sua collega che arriva quasi alla disperazione sia per la stanchezza, dopo ore di lavoro intenso, sia per il fatto di constatare l’inutilità di tanti sforzi.  Per molti pazienti in terapia intensiva non c’è più nulla da fare. Il medico che nel corridoio dell’ospedale si accorge dello sconforto dell’infermiera,tenta un gesto di consolazione, forse vuole condividere la pietà che emerge. La foto è scattata, come lo stesso autore dichiara, con una macchina fotografica Fujifilm x100 con un solo obiettivo fisso da 35 mm, un grandangolo medio per non esagerare nella registrazione del dolore e per riuscire meglio a dare uno sguardo d’insieme in un ambiente poco accettato come quello dell’ospedale.

L’immagine è scattata senza che i protagonisti si rendano conto di essere fotografati e la sua unicità è data dal fatto che i volti sono completamente irriconoscibili. In quel gesto poteva trovarsi qualunque membro del personale medico che in questi giorni, in tutto il mondo, sta vivendo forse il momento più difficile del proprio lavoro.

Paolo, in questi strani giorni, parla poco, dorme ancora meno, lavora tanto. Anche sua moglie, Corinne, fa il suo stesso lavoro. Spesso le sue foto sono di colleghi stremati ma sempre umani, che vogliono combattere fino alla fine il mostro che ha portato via tanti amici.

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