La redenzione dopo ogni sconfitta: Borgese e l’essenza dell’essere siciliani
Autore cosmopolita per eccellenza, a lungo costretto a vivere lontano dalla propria terra per il suo instancabile antifascismo lo scrittore siciliano non perse mai di vista gli elementi costitutivi dell’identità isolana. La quale non solo riaffiorò a più riprese nei suoi scritti, ma divenne anche l’ispirazione per uno dei più bei omaggi alla sicilianità che siano mai stati scritti
È il destino di ogni scrittore: confidare eternamente nel potere delle parole. Conferire evidenza a ciò che non abita in una forma definitiva. Cogliere segnali intermittenti, talvolta flebili, e farli risuonare con eco di poesia. Non c’è appello per chi è stato investito dell’onere di scrivere: il dovere e l’intuizione del dire sopravanzano ogni sbigottimento, ogni paradosso. Perfino i sentimenti, che delle definizioni sono i più acerrimi nemici, finiscono per passare al vaglio della loro arte. Per finire in nicchie di raffinatezza stilistica che li cristalizzano in un eterno presente. Sono forse, gi scrittori, discepoli fidati della nostalgia. Cantano a ciò che hanno perduto, a ciò che in bilico rischia di scomparire, alla purezza che si sforzano di preservare. Anche quando sono lontani, sommersi dalle impetuose rapide della vita, il loro pensiero è capace di rievocare l’assenza, di inaugurare un nuovo corso degli eventi. Di affermare una incrollabile fedeltà a sé stessi. È la storia, per esempio, di tanti intellettuali sradicati dalla propria terra. Costretti ad avventurarsi in mari sconosciuti, in fughe rocambolesche, in traversate senza meta definita. Spiriti aggrappati all’ideale della libertà, vessati per la loro resilienza. Stranieri in patrie di stranieri: possessori soltanto di ricordi a cui chiedere conforto. Viandanti condannati a sfiorare rive e sponde di volta in volta diverse. E a scorgere, in tutte loro, quella originaria da cui il viaggio ha tratto inizio. È la parabola esistenziale e letteraria di Giuseppe Antonio Borgese, autore internazionale e cosmopolita per eccellenza, studioso eccelso ed appassionato di grandi autori come Dostoevskij, Kafka o Mann e costretto ad emigrare negli Stati Uniti per via del suo pervicace antifascismo. Eppure mai, dinanzi alle peripezie che dovette fronteggiare, la sua identità risultò frammentata. Mai la sicilianità del suo sentire e del suo riflettere venne meno. Tanto che più volte, ripensando alle sorti vicende non meno provanti del popolo isolano, la sua penna si soffermò sulla straordinaria descrizione dei caratteri fondamentali dei siciliani. A comporre omaggi per quella bellezza così fragile. Così a rischio di sfiorire.
Uno di questi è – con un titolo che riecheggia vagamente alcune pagine leopardiane – Discorso sulla Sicilia (o ai siciliani?). Un lungo monologo allo specchio, si potrebbe quasi dire, nel quale Borgese, come un novello Foscolo, anela all’utopia del ritorno tra i sacri luoghi dell’infanzia. L’idillio del passato si sovrappone all’amarezza del distacco forzato, che tuttavia, agli occhi dello scrittore – un po’ come accade a chi, perdendo l’uso dei sensi, sviluppa in maniera compensativa tutti gli altri – si profila come un incremento di percezione. Più la distanza afferma il suo dominio, più la visione della amata terra si rende più manifesta: «Qualunque sia stata e sia per esser la mia lontananza, per quanti anni io sia stato lontano da questa mia terra, io sono e rimango profondamente siciliano. Partendo per qualunque viaggio, per qualunque distanza, allontanandomi con questa immagine, allontanandomi con la Trinacria negli occhi, io posso dire: ho questa isola in cuore». È il patto che il partente sottoscrive con ciò che lascia: un giuramento alla perpetua memoria. Uno sforzo a scolpire dentro di sé tutto ciò che, senza tale cura, andrebbe irrimediabilmente disperso. È un macrocosmo di sfumature, la sicilianità. Un ingorgo di tensioni avverse e convergenti, negazione e affermazione. L’apparente impossibilità di sintesi: che proprio Borgese, però, con la delicatezza appassionata di un aedo, ha saputo cogliere come pochissimi. Forse perché il segreto dei siciliani è proprio questo: sfuggire ai confini per abbracciarli tutti con grande complessità. «A me veramente pare che questo soprattutto sia essere siciliano: sentire l’asprezza, la tortura analitica della realtà di fatto, della realtà presente, tenendo in mente una costruzione armoniosa, qualche cosa di così grande di azzurro come sono i templi che i nostri antenati, siculi e greci, lasciarono sulle nostre rive; agire sulla prosa dell’esistenza d’oggi con una indomabile aspirazione idilliaca e musicale, che ad ogni sconfitta reclama la sua redenzione; sentire la solidarietà di quelli che creano nel mondo della poesia e dell’arte come la solidarietà di un ordine a suo modo sacro, chiamati a costruire, su ogni mondo che muore il disegno e l’euritmia di un mondo migliore».
È un’attitudine quasi epica, quella Borgese attribuisce agli isolani: inesausti ribelli ai capricci del Fato. Musicanti che scovano le note del sopravvivere anche tra la malinconia delle rovine. Artisti sulla cui tela si dipanano i colori di un nuovo inizio. Monumentali come le tracce del passato sulle quali le loro vite si riflettono. E sembra di vederlo, lo scrittore di Polizzi Generosa, sfogliare le pagine dell’anima che si distendono per abbracciare l’isola. Per riaffermare che non c’è lingua capace di sostituire quella che scorre tra le vene sotto forma di inchiostro. Quella che si rigenera eternamente come l’oggetto della propria narrazione.
(Foto in copertina: Joshua Kettle | Unsplash)

Hai apprezzato questo contenuto?
Il Sicilian Post è gratuito e continuerà a esserlo.
Ma il giornalismo indipendente ha un costo: ogni inchiesta, ogni storia verificata, ogni articolo nasce dal lavoro di persone che scegliamo di retribuire in modo equo.
Se sei arrivato fin qui, forse questo lavoro per te ha valore.
Per continuare a offrirlo a tutti abbiamo bisogno anche del tuo supporto.
Abbonarti significa sostenere un’idea di informazione libera e responsabile.
Come segno di ringraziamento, agli abbonati riserviamo alcuni contenuti e iniziative editoriali.




