La scuola è davvero il luogo migliore per imparare?

A volte i ragazzi cercano qualcosa che risvegli la loro voglia di conoscere oltre i libri di testo e gli insegnanti. Un’esigenza che dovremmo prendere sul serio

Non ho mai permesso che la scuola interferisse con la mia istruzione.

Mark Twain

Sarà vero o solo la provocazione di un affermato e famoso scrittore che guardava ormai la scuola da lontano? Che in età scolare, o meglio in buona parte di essa, non ci siano le categorie mentali giuste per poter fare una scelta del genere, è sicuro; forse che gli ultimi tre anni della secondaria di secondo grado possano essere il periodo adatto per sviluppare un tale senso critico e le conseguenti scelte? E se sì, quali? Considerarsi al di sopra della scuola e dei docenti, frequentarla per obbligo o necessità, e studiare quanto basta per far passare il tempo; ma anche non impegnarsi nello studio, prendere cattivi voti, cercando altrove la conoscenza in attesa di realizzarsi in altro modo nella vita. Poi ci sono le passioni, le attitudini personali, le intelligenze multiple, nonché modi e luoghi diversi per istruirsi da autodidatta. Perché troppo spesso tutto ciò resta al di fuori della scuola? Perché non interferisce o non lo si lascia interferire? Ancora oggi tra gli studenti c’è chi dice: «Finita la scuola comincerò ad imparare veramente!».

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