Articolare l’indicibile: dietro l’obiettivo con gli studenti di giornalismo

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Prendere confidenza con uno strumento per raccontare storie tanto potente quanto raramente insegnato: la fotografia. Questo è ciò che abbiamo cercato di trasmettere durante il corso tenuto quest’anno all’Università di Catania. Riportiamo qui alcuni degli scatti dei ragazzi accompagnati dai loro commenti

La Fotografia è scrivere con la Luce un istante in modo permanente”. Questa affermazione del Maestro-Fotografo Giovanni Chiaramonte è quella che ha guidato il laboratorio di fotografia all’interno del corso di Storia e Tecnica del Giornalismo che in questi giorni si è concluso all’Università di Catania. Si è trattato di un percorso che ha costretto tutti, compreso chi lo ha guidato, a rimettersi in gioco senza dare nulla per scontato. La sfida non era di quelle semplici, raccontare una storia attraverso uno scatto, un semplice clic. Gli studenti hanno raccolto la sfida in 36 e tutti hanno portato a termine un grande risultato: acquisire uno sguardo positivo nei confronti della realtà attraverso la condizione essenziale dello stupore. Personalmente, ho dovuto riconoscere con sorpresa come chi ha aderito al laboratorio non si è fermato all’aspetto fotografico, la fotografia è stata il pretesto per valorizzare di più se stessi partendo dall’esperienza di attenzione anche alle piccole cose che spesso ci passano davanti senza che noi ce ne rendiamo conto. Insieme abbiamo potuto gustare la realtà fino a intuire un’intelligenza del senso delle cose più vera. Tutto il gruppo ha lavorato sodo, confrontandosi con docenti e colleghi, scegliendo infine su quale istantanea fermarsi a riflettere: 140 sono quelle che hanno commentato, molte delle quali scattate da loro stessi. Eccone alcuni esempi.

OLTRE LA RINGHIERA. Questa foto scattata durante una plumbea giornata di maggio, rappresenta per me una palestra nella quale allenare la mia mente a non perdere mai la capacità di mantenersi aperta e allenata; è un invito che faccio a me stessa affinché il mio pensiero rimanga sempre libero e padrone di sé e continui a coltivare quella virtù ambita da coloro che, per natura, dimostrano un paziente temperamento: mi riferisco all’amore insaziabile per la ricerca. Mi chiedo: fin dove arriva il vostro sguardo, osservando questa fotografia? Catania: città di periferia, città dimenticata, città addormentata. Eppure a Catania la bellezza esiste: esiste tra i passi felpati e veloci della gente che, ogni mattina, si sveglia, si alza e si muove, trovando sempre nuove motivazioni per vivere e per lottare dentro il traffico impazzito della vita. La bellezza esiste e si conserva nei simboli della nostra città, che ancora oggi orgogliosamente ammiriamo e nei quali ci riconosciamo. La bellezza esiste negli occhi di chi non vuole mai perdere la volontà di provare stupore e di chi non rinuncia ad osservare con fiducia e con speranza i luoghi che gli hanno permesso di essere ciò che è.

Roberta


OSSERVARE ATTRAVERSO LA GENTE. A chi non è mai capitato di guardare qualcosa e conoscerla veramente solo dopo la centesima volta averla guardata? Penso sia all’ordine del giorno non cogliere appieno la bellezza della nostra città, ma anche delle persone in generale o della vita stessa… e dovremmo farlo, perché la vita è un dono e le persone che ci stanno accanto, nonostante tutto, sono un dono ancor più grande. Ecco perché si dovrebbe imparare a guardare, o meglio, “osservare attraverso la gente”. Conosco questa ragazza da ben poco tempo, ma l’ho scrutata: la vedevo stare per fatti suoi, un po’ in disparte e indifferente, come se non volesse dare troppo all’occhio. In pochissimo tempo ho capito molto della bella persona quale è, soprattutto grazie ad un semplice sorriso…perché io, quel sorriso, non gliel’avevo mai visto indossare.­­ Mi rendo conto di quanto sia difficile trovare qualcuno in grado di stupirsi di fronte alle piccole cose, ma questa foto ne è la prova.

Simona


CATANIA BEDDA. La pescheria è un insieme di colori, urla e odori che rappresentano al meglio una delle parti più belle di Catania. Nella foto vediamo delle persone che stanno discutendo, ma sempre col sorriso sulle labbra così come spesso succede tra i catanesi che si stuzzicano  tra di loro, vediamo le signore che si alzano presto la mattina e vanno in pescheria per portare ancora un po’ di tradizione a tavola, ma soprattutto vediamo quella che secondo me è la vera immagine di Catania, cioè i tanti lavoratori che ogni notte vanno a pesca facendo enormi sacrifici, tra loro possiamo trovare il ragazzo alle prime armi che cerca di costruirsi un futuro, ma anche le persone più anziane, così come quello che vediamo nella foto con la felpa colorata. In quel volto c’è la vera immagine di Catania, perché ha uno sguardo stanco, quasi imbronciato, ma sicuramente pronto a tornare a sorridere, come farà Catania dopo questi anni bui. Io sono sicuro che la città riuscirà a rialzarsi, perchè lo dice la storia e lo dice l’animo catanese che non è mai pronto ad arrendersi.

Fabio


IL FASCINO DELLA NATURA. In uno scatto è racchiusa la forza della Natura, forza che ci afferra coinvolgendoci nel vortice della sua danza. Il bagliore del fulmine immerso nelle differenti tonalità di blu, illumina e nello stesso tempo aggredisce con la sua energia dalla quale non c’è difesa ma timore. Nulla in natura è scontato o inutile: le onde del mare sembrano dei versi illuminati dalla luce dei fulmini, versi che si mescolano, si confondono nell’immensità delle acque, senza passato e senza futuro. Il mare è quieto, misterioso e anche minaccioso, una forza della natura incontrollabile e imprevedibile.

Davide


IL MIO LUOGO DI RIFLESSIONE. Quando siamo infelici, pensierosi e inquieti siamo portati dalla voce della nostra coscienza a incamminarci verso i posti speciali che amiamo di più. Questi “posti” però non sono mai soltanto “posti” ed hanno sempre qualcosa da dirci: ci aiutano spesso a rendere più chiaro il grande vetro appannato che è la nostra vita. Tutti noi abbiamo un luogo speciale in cui ci sentiamo a casa, ce lo portiamo dentro sempre, nella speranza di tornarci al più presto. Tra i miei “posti speciali” rientra senza alcun dubbio il borgo di Santa Maria la Scala con il suo fantastico molo e la sua scogliera che ho immortalato nella foto.  Ci sono posti che ci chiamano a sé, apparentemente non ne conosciamo la ragione, ma anche senza vederli direttamente, sappiamo che seguendo quello stesso richiamo – anche visionando una foto di quel dato posto –ritroviamo un pezzo della nostra anima.

Paolo


L’ARTE DELLA SEMPLICITÀ. Una volta mia nonna mi disse: “L’arte del cucito è un qualcosa che va oltre l’atto pratico di unire insieme pezzi di stoffa o altri indumenti mediante il lavoro a mano o a macchina, piuttosto si tratta di un atto poetico. Ago e filo cuciono, rattoppano, uniscono ogni strappo, ogni divisione… Quant’è facile fare uno strappo, è un attimo, ma per ricucire, per riparare quella ferita bisogna passarvi sopra molte e molte volte… Ago e filo sono inseparabili nel cucire: è vano il passaggio dell’ago senza il filo, come è vano il dolore senza l’amore; è impossibile al filo penetrare senza l’ago, come non ha forza l’amore senza il dolore. Solo tramite la dolorosa puntura dell’ago è possibile al filo passare e ripassare sulla ferita del tessuto e così ricomporla, aggiustarla, sanarla”. Rimasi molto stupita nell’ascoltare queste parole perché dentro di me tanto che cambiò il modo di vedere le cose. Grazie Nonna.

Mariapia


IL SORRISO DELLA SPERANZA. Questo sorriso è stato il sorriso più bello che ho visto durante la passeggiata proposta nel laboratorio di fotografia. Sorriso sincero e pieno di speranza che mi è rimasto impresso nella mente. Questi ragazzi arrivano qui da noi senza niente, portando con sé solamente la speranza di trovare un posto migliore da quello che hanno lasciato. Si accontentano di fare qualsiasi tipo di lavoro purché riescano a comprare da mangiare, come ad esempio questo ragazzo che va in giro per la città a vendere braccialetti o altri accessori, magari fatti a mano da loro. Spesso nessuno si ferma. Se qualcuno lo fa si percepisce la gioia nel loro volto, nei loro occhi e nei loro sorrisi.

Veronica


LA MIA FELICITÀ. La felicità è nel volto delle persone che amo.  La felicità è nello sguardo che io rivolgo a me.  La felicità è nel silenzio dei movimenti, nel turbine della quiete. È nella capacità di fermarmi, soffermarmi sul mio essere, pensare al mio avvenire; e piangere. Piangere per la bellezza che la vita mi propone, per la fortuna che ogni giorno assaporo, per la pace che viene interrotta ma sempre ricercata. Piangere perché ogni giorno mi sveglio e vivo delle mie passioni.  Il mare e i miei nonni, la fotografia e la danza della vita: ecco la mia felicità.

Monica

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