«Catania durante la prima guerra mondiale era il set di colossal cinematografici. Oggi dobbiamo puntare a renderla di nuovo tale con produzioni locali artigianali». Queste sono le parole di Giuseppe Lazzaro Danzuso, giornalista, scrittore e regista etneo, che ha messo in atto questo proposito con il mediometraggio “Milena, la luna”. Presentata in anteprima ai festival internazionali “Cinema di Frontiera” a Marzamemi e “Corti in Cortile” a Catania, la pellicola è stata proiettata all’Arena Adua della città etnea il 20 settembre.

FILM E VOLONTARIATO. Il breve film, riadattato da un testo teatrale scritto dallo stesso Danzuso, racconta la storia di Milena, transessuale costretto a prostituirsi tra le vie di San Berillo per mantenere la madre vedova. «Milena – spiega il regista presentando la proiezione – è una donna nata in un corpo sbagliato, che rivendica la propria umanità. Lei ha diritto di veder rispettata la sua dignità, così come gli altri hanno il dovere di rispettarla». A condividere questa opinione sono tutti coloro che hanno preso parte alla produzione: attori, comparse, backstage. «Questo film è stato autoprodotto e, con grande maravigghia, è stata una scommessa vinta. Tutti quelli che hanno contribuito alla sua produzione l’hanno fatto come opera di volontariato, con l’intenzione di ridare dignità a un quartiere degradato» afferma Danzuso ringraziando in particolare il produttore, Luciano Catotti. Quest’ultimo, che con la sua azienda “Vision Sicily” si era occupato principalmente di teatro (tra le sue produzioni “L’inferno” di Dante e l’“Odissea” di Omero allestite alle Gole dell’Alcantara, ndr), spiega così la sua scelta di dedicarsi al cinema: «Ho deciso di produrre questo mediometraggio perché lo scopo di tutte le opere da me finanziate è quello di dare lustro a paesaggi naturalistici e architettonici della Sicilia. Così si può rivalutare San Berillo».

Da sinistra: Aldo Toscano, Debora Bernardi, Giuseppe Lazzaro Danzuso, Luciano Catotti. Foto di Dino Stornello.

UN APPELLO AD ARTE E CULTURA. L’intento di rivalutare Catania accomuna anche i due attori protagonisti, Debora Bernardi (Milena) e Aldo Toscano, il Professore invaghito della prostituta alla quale trasmette l’amore per arte e cultura. «San Berillo è luogo di emarginazione e violenza – denuncia Toscano – che Catania si ostina a non vedere pur facendo parte della sua stessa galassia». A fargli eco la Bernardi: «La pellicola è un atto d’amore verso i vinti, verso Catania, a cui vengono tarpate le ali, ma che rinasce sempre dalle sue ceneri». Una rinascita che non può prescindere, appunto, dalla cultura: «Il mio – spiega ancora Toscano – è un grido d’allarme: in un Paese in cui la cultura è sottostimata, bisogna riconoscere che l’arte è l’unico mezzo con cui si può sublimare un amore puro. Un amore come quello tra Milena e il Professore, che rappresenta la Cultura che nutre Milena affinché possa rompere le sbarre della gabbia in cui la sorte l’ha rinchiusa».

LA SICILIA DEI VINTI. Riprendendo la celebre saga del “ciclo dei vinti” di Verga, Danzuso annuncia di avere in mente un’altra produzione ambientata nelle tonnare siciliane. Ad appoggiarlo in questa idea il produttore Catotti e il componente del comitato scientifico dell’Unesco Paolo Patanè: «Le tonnare – sostiene quest’ultimo – sono un patrimonio unico che ha dato ricchezza alla Sicilia, ci sono vicende e liturgie a esse legate che meritano di essere raccontate. Spesso guardiamo il patrimonio senza vederlo e il film è il percorso per ridare vista alle tonnare. Talvolta – conclude – il percorso conta tanto quanto il risultato».

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IL FILM

Alla realizzazione di “Milena, la luna” hanno preso parte gli attori: Debora Bernardi, Aldo Toscano, Alessandra Cacialli, Dora MarcheseMarcello MottaGiuseppe PriviteraAldo Seminara e Gianni Vinciguerra. Tra le comparse che hanno accettato di sedere sulle sedie delle prostitute di San Berillo: Monica Felloni, Giusy Belfiore, Simona Di Gregorio, Anna Palmisano, Lorena Russo, Giusy Sicari e Flaminia Belfiore (giornalista: «L’unica differenza tra me e loro donne di strada è la fortuna avuta alla nascita»). I costumi sono di Liliana Nigro, le musiche di Giancarlo Lazzaro Danzuso con un’esecuzione di Ketty Teriaca, la produzione è stata diretta da Francesco Scuderi, la fotografia da Francesco Caudullo e il montaggio da Mel Pappalardo. Un corto sul backstage è stato curato dal giovane +. Hanno collaborato: Accademia di Belle Arti di Catania, Catania Film Commission, Cgil Catania e Musa, azienda agricola di Bronte. E poi ancora Polizia di Stato, Polizia municipale del Comune di Catania, Questura di Catania, Servizi Cimiteriali e Teatro Massimo Bellini.

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