«A differenza di quanto detto in certi servizi televisivi siamo in 19 e non in 42. Oltretutto, nessuno di noi ha la qualifica di custode». A parlare è il sig. Enzo Castiglione, dipendente regionale del museo archeologico di Centuripe, una delle strutture finite al centro delle recenti inchieste de “Le Iene” e “L’Arena” di Massimo Giletti sul presunto scandalo sui custodi dei musei siciliani.

A originare un fraintendimento sulla realtà dei fatti è stata una fonte che, ancorché autorevole, non era aggiornata. Entrambi i servizi televisivi, infatti, si sono basati sui dati citati dall’ex assessore regionale ai beni culturali Maria Rita Sgarlata nel libro “L’eradicazione degli Artropodi”, che tuttavia si riferisce al 2014. «Su questa vicenda – spiega ancora Castiglione – è stata fatta molta confusione. Noi siamo stati definiti custodi, ma prima di dichiarare questo bisognerebbe capire se vi sia stata l’assunzione di figure qualificate. Il contratto che ci lega all’ente è fermo al 2006 e non ha mai previsto una riclassificazione del personale».

La mansione di custode, che definisce il ruolo d’istruttore, non può quindi essere attribuita a nessuno dei dipendenti, che ricoprono invece la funzione di operatori, ad eccezione dell’intervistato che si classifica come “collaboratore”. Oltre ad occuparsi del Museo archeologico i 19 dipendenti regionali sono impiegati presso il museo etnoantropologico a esso correlato e tutte le aree museali che si estendono per il territorio centuripino. Ma chi guida, allora, i visitatori al museo? «Noi dovremmo limitarci ad accoglierli – continua Castiglione – ma, talvolta, per passione o per cultura, decidiamo di accompagnarli lungo il percorso storico».

UN MUSEO IN DIFFICOLTÁ. La necessità di una collocazione degna per i preziosi reperti rinvenuti nel territorio centuripino ha portato le varie amministrazioni comunali della città a progettare e realizzare un Museo che oggi custodisce la maggiore collezione di reperti archeologici della romanità nella Sicilia interna. L’edificio, inaugurato il 16 dicembre 2000, è oggi gestito da un nucleo operativo del polo regionale di Piazza Armerina, Aidone ed Enna. Il dirigente di tale unità è il dott. Rosario Patanè, il quale è impegnato in maniera prioritaria nel polo museale di Enna. Il museo di Centuripe si compone di sette livelli, tre dei quali prevedono l’esposizione di reperti archeologici. Dal 2014, per problemi di sicurezza, l’area espositiva venne drasticamente ridotta e si rese accessibile al pubblico solamente il piano terra, di circa 400 mq, che oggi ospita molti dei reperti prima collocati nei piani superiori. «In questo modo – spiega ancora Castiglione – il percorso storico culturale è stato alterato e il visitatore è costretto a passare repentinamente dalla preistoria al tardo romano, dall’arcaico all’ellenistico». Nell’ultimo anno, complice la chiusura al transito della principale arteria di accesso alla struttura (la strada provinciale 41, inagibile dal 2014), il museo ha fatto registrare solamente 2.500 visitatori. «Al nostro museo – dichiara il collaboratore – non è mai stata data la visibilità che merita. Probabilmente qualcuno decide, non decidendo, che qui non debba venire nessuno».

UNO SGUARDO AL FUTURO. Nonostante le difficoltà, i dipendenti museali non demordono e continuano a credere che sia ancora possibile cambiare le cose. «Restiamo ottimisti: sono tutti problemi risolvibili. A breve potrebbero esserci i presupposti per rilanciare, in maniera decisa, la nostra galleria culturale». La svolta potrebbe arrivare dall’applicazione della Legge Regionale n.20 del settembre 2016, la quale prevede che una parte degli Introiti provenienti dai beni culturali dell’ente Sicilia sia destinata alla valorizzazione dei siti minori. «Finalmente – conclude Castiglione – anche noi saremo figli legittimi». Una prospettiva piena di speranza per una città oggi divenuta il simbolo di una Sicilia paralizzata e incapace di guardare al futuro, che meriterebbe invece di volare alto per la storia che ha e che potrebbe raccontare agli altri.

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