«L’arte può fare miracoli»: la pittura di Daniela Ortiz che trasforma l’oppressione in libertà
Si intitola “Miracolo” la mostra inaugurata il 30 settembre all’interno del Four Points by Sheraton, negli spazi della Fondazione Oelle, che raccoglie anche lavori di scultura e video. L’esposizione è il risultato della residenza di un anno che l’artista peruviana ha potuto trascorrere proprio a Catania, da cui ha tratto fortemente ispirazione. Il tema, infatti, è quello della rielaborazione degli ex voto, simboli della tradizione e dell’iconografia cristiane che vengono reinterpretati per raccontare il dramma di conflitti passati e attuali
«Se l’arte può fare miracoli? Sì! Basta guardarsi intorno per comprendere quanto sia un mezzo di espressione universale. La mia rimodella tutti i simboli che accompagnano il cristianesimo, utili per quella “pedagogia politica” di cui abbiamo bisogno oggi: rispetto alle opposizioni storiche al colonialismo, per esempio, ma anche alla resistenza contemporanea del popolo palestinese contro una nuova forma di colonialismo, che è il genocidio a cui stiamo assistendo.
Le parole di Daniela Ortiz sono dirette e senza filtri, come la sua arte. Quella che, negli spazi della Fondazione OELLE, all’interno del Four Points by Sheraton di Catania, viene raccontata attraverso la mostra Miracolo, inaugurata martedì 30 settembre. Un allestimento che accoglie lavori di pittura, scultura e video, dando forma a una narrazione alternativa che, a partire da una riflessione sull’iconografia votiva e sul significato degli ex voto, racconta di conflitti passati e presenti. Le rappresentazioni sono crude, non ambiscono all’idea di un’arte perfetta ma vogliono raccontare una verità; e lo fanno a gran voce, mostrando mani, piedi, organi staccati dal corpo e segnati in modo irreversibile dalla violenza che le lotte degli uomini comportano.

UN URLO NEL SILENZIO. Le opere, disposte in maniera ordinata su una parete beige, rivelano gli effetti più brutali della lotta per la libertà. «Il titolo Miracolo – commenta Ortiz – non è scelto a caso: mostra il miracolo della resistenza contro il colonialismo, che molte volte implica persino il sacrificio della vita da parte delle persone che scelgono di portarla avanti». Le uccisioni sono ricorrenti, così come la visione del sangue – espresso attraverso evidenti pennellate scarlatte. Le rappresentazioni narrano di conflitti ma lo fanno in un ambiente che trasmette pace, serenità: vi si arriva direttamente dalle scale che si ergono al di sopra di una fontana interna, con piante e pietre in perfetto stile zen. Il silenzio lussuoso dell’hotel è scandito solo dal delicato gorgoglio dell’acqua e dai commenti, sottovoce, dei presenti. Nemmeno il video che mostra la trasformazione simbolica di un’arma fascista in una falce – anch’essa esposta – intacca la quiete.
«Avere uno spazio disposto a dire certe cose o ad ascoltare certe voci fa la differenza» dichiara Corrado Gugliotta, direttore della galleria d’arte contemporanea Laveronica di Modica e gallerista della Ortiz. «Qui abbiamo l’opportunità di guardare a certe storie da un’altra prospettiva, che è quella del sud globale del mondo ed è legata al presente. Non si può, quindi, non parlare della Palestina, anche se sembra ancora un tabù prendere posizione e dire ad alta voce la parola “genocidio”. La Ortiz ha giocato in modo molto intelligente con queste criticità.»
«Sono una persona cristiana proveniente dalla teologia della liberazione, un’interpretazione marxista di sinistra della Bibbia, e penso che sia davvero interessante rimodellare e ripensare tutti i simboli che accompagnano il cristianesimo»
Daniela Ortiz
Fanno da specchio alla sua dichiarazione le parole della presidente della Fondazione OELLE Mediterraneo Antico, Ornella Laneri, che definisce Miracolo «un bellissimo risultato. Se allestire una mostra all’interno di un luogo pubblico come l’hotel è stato, da un lato, complicato, dall’altro lancia anche un segnale molto importante. Mi piacerebbe che le persone osservassero e si soffermassero, andando oltre l’idea di un passaggio, riconoscendo agli artisti il ruolo di mettere in discussione, mentre quello delle fondazioni è, appunto, dare loro l’opportunità di farlo».

LA SICILIA COME LUOGO DI ISPIRAZIONE E TRADIZIONE. La mostra è frutto della residenza artistica di Daniela Ortiz a Catania, in quanto vincitrice del Premio OELLE – Mediterraneo Antico 2024, assegnatole durante la scorsa edizione di Artissima. Sospesa tra mare e vulcano, a ispirarla durante la sua permanenza è stata l’iconografia legata alla tradizione degli ex voto del Santuario dei Santi Martiri Alfio, Filadelfo e Cirino a Trecastagni. «Sono una persona cristiana proveniente dalla teologia della liberazione, un’interpretazione marxista di sinistra della Bibbia, e penso che sia davvero interessante rimodellare e ripensare tutti i simboli che accompagnano il cristianesimo» spiega l’artista. «Quindi, ho deciso di lavorare con il formato degli ex voto, che è sia un modo per ringraziare i santi che per parlare di ciò che è importante nella vita: trovo bellissimo che qualcosa che nasce da una credenza spirituale possa diventare uno strumento per comprendere la realtà. Inoltre, guardando a molte delle collezioni ex voto in Italia, è possibile vedere diversi momenti storici o elementi legati alle questioni di classe, così come immagini collegate alla colonizzazione del Nord Africa e, per esempio, di Paesi come la Somalia o l’Etiopia».
«Assistere a Catania alla partenza di alcune imbarcazioni che si sono unite alla Global Sumud Flottilla mi ha fatto capire quanto siamo vicini geograficamente alle persone oppresse e quanto sia una nostra responsabilità aiutare e farlo in modo concreto»
Daniela Ortiz
La Sicilia ha avuto un ruolo determinante in tal senso: «Pur essendo a sud dell’Europa, non ha ceduto al rifiuto della vita tradizionale tipico dell’Europa del Nord, che vediamo, per esempio, in Paesi come Germania o Francia. Quindi penso che sia una terra molto interessante, perché offre infinite possibilità». Proprio in Sicilia, ha assistito alla partenza di alcune imbarcazioni che si sono unite alla Global Sumud Flotilla, dirette a Gaza. Un momento che ha unito la sua arte alla realtà e che l’ha profondamente emozionata: «Mi ha fatto capire quanto siamo vicini geograficamente alle persone oppresse e quanto sia una nostra responsabilità aiutare e farlo in modo concreto. Esattamente come avviene con l’arte. Basta guardarsi intorno: murales, striscioni, disegni, tutti con i colori della Palestina. L’arte può davvero fare miracoli».
(In copertina: foto di Fondazione Oelle)
Hai apprezzato questo contenuto?
Il Sicilian Post è gratuito e continuerà a esserlo.
Ma il giornalismo indipendente ha un costo: ogni inchiesta, ogni storia verificata, ogni articolo nasce dal lavoro di persone che scegliamo di retribuire in modo equo.
Se sei arrivato fin qui, forse questo lavoro per te ha valore.
Per continuare a offrirlo a tutti abbiamo bisogno anche del tuo supporto.
Abbonarti significa sostenere un’idea di informazione libera e responsabile.
Come segno di ringraziamento, agli abbonati riserviamo alcuni contenuti e iniziative editoriali.




