Le voci dalla Flotilla: «Nel silenzio del mondo e della politica siamo l’unica speranza per Gaza»

Attivisti, parlamentari e volontari provenienti da ogni parte del mondo si sono radunati a Catania per salpare con la spedizione che intende rompere l’assedio nella Striscia e portare aiuti umanitari alla popolazione palestinese. Da Muhammad, giunto direttamente dalla Malesia, a Omar, nato a Gaza e desideroso di soccorrere la sua gente, passando per Emma e Benedetta, europarlamentari francese e italiana. Tante le storie che si sono intrecciate sulle navi – che partiranno da Catania nei prossimi giorni – tutte accomunate da un’unica volontà: «Rompere il silenzio internazionale e denunciare il genocidio con l’ausilio di quella parte della società civile che non ci sta»

«Gli occhi dei cittadini del mondo intero sono la nostra unica protezione. Dobbiamo essere in grado di raggiungere Gaza: Israele non ha il diritto di fermarci, e sarà una vergogna internazionale se verremo bloccati», afferma l’europarlamentare francese Emma Fourreau (La France insoumise), pronta a imbarcarsi verso Gaza dal porto di Catania. La città etnea si prepara a diventare il porto di partenza della Global Sumud Flotilla, la più grande missione civile internazionale mai organizzata per portare aiuti umanitari nella Striscia. Le barche sono pronte a salpare, cariche di aiuti ma soprattutto di una volontà incrollabile: rompere l’assedio illegale di Gaza e denunciare il genocidio in corso. Attivisti, europarlamentari e civili provenienti da ogni angolo del mondo si sono raccolti in Sicilia per prepararsi ad affrontare i pericoli del mare e le minacce del governo israeliano, forti del sostegno della società civile italiana e mondiale.

UN DOVERE MORALE E POLITICO. Fourreau, non nuova a queste missioni, aveva già tentato di raggiungere Gaza con la nave Handala dell’organizzazione Freedom Flotilla Coalition, partita da Siracusa a metà luglio e intercettata dall’esercito israeliano a poche ore dall’arrivo a destinazione. Ora riparte da Catania «con la più grande flottiglia internazionale mai organizzata, per denunciare il genocidio e dimostrare al popolo palestinese che non è solo». Per l’eurodeputata, questa non è solo un’azione simbolica, ma eminentemente politica: «i nostri governi sono complici del genocidio e i media non ne parlano, restano solo i cittadini a difendere il popolo palestinese. Mandare le barche significa mantenere viva l’attenzione e ricordare che ogni giorno dei bambini vengono uccisi dall’esercito israeliano». L’eurodeputata, da sempre in prima linea per la difesa dei diritti umani, puntando il dito contro i governi europei, sottolinea che: «Noi stiamo rispettando tutte le leggi internazionali, se i nostri equipaggi venissero sequestrati, sarebbe una violazione del diritto internazionale da parte di Netanyahu e una vergogna per gli Stati che non lo hanno impedito. È ora che i governi, a partire da quello francese, smettano di essere passivi nei confronti di Israele».

«Le persone che sono a terra sono un po’ l’ago della bilancia in questa missione, senza di voi, senza il tam-tam mediatico, senza il calore che ci state trasmettendo, io personalmente sarei più spaventata e la missione sarebbe molto più a rischio»

Linda, attivista Global Movement to Gaza Italia

Non è solo la Francia a essere rappresentata nella flottiglia. A salpare da Catania sarà anche Benedetta Scuderi, europarlamentare italiana dei Verdi, che rivendica la responsabilità dei rappresentanti politici: «Abbiamo il dovere morale, civico e politico di fare di più. Le istituzioni non stanno usando i loro strumenti per fermare il genocidio, e per questo dobbiamo andare oltre, utilizzare anche la nostra immunità diplomatica per garantire visibilità e tutela alla missione». Per Scuderi la missione «non è un gesto meramente simbolico: è rischiosa, certo, ma non imprudente. Stiamo preparando gli equipaggi con formazione legale e non violenta. L’obiettivo è portare concretamente aiuti umanitari, rompere l’assedio e compiere un gesto politico di chi rifiuta la complicità nel genocidio». La deputata italiana non risparmia critiche ai governi europei e in particolare a quello italiano: «Pur essendo parte delle istituzioni mi sento molto ostacolata. Il Parlamento europeo non ha ancora votato una risoluzione su Gaza dall’inizio del mandato, e l’Ue non ha sospeso l’accordo di associazione con Israele nonostante la violazione dei diritti umani sia stata verificata. Il governo italiano, che continua a votare contro, è oggi uno dei più complici d’Europa». Per Scuderi la partenza da Catania ha anche un valore personale: «Ho un nonno catanese, partire da qui è un grande orgoglio. Il calore che arriva dalla gente del Sud dimostra che la società civile ha consapevolezza di ciò che sta succedendo e ne è incredibilmente disgustata».

Alcune immagini tratte dalla manifestazione dello scorso 3 settembre. Foto di Francesca Rita Privitera e Giorgia Urso

DAL SUD ITALIA AL MONDO, OLTRE I GOVERNI. Questo sentimento trova eco nelle parole di Linda, attivista piemontese del Global Movement to Gaza Italia, pronta a salpare con le barche italiane. «Noi con i nostri corpi siamo scavalcando i nostri governi, perché questi non agiscono o peggio ancora sono complici di uno stato genocida» E mette l’accento sull’importanza del supporto da terra: «Le persone che sono a terra sono un po’ l’ago della bilancia in questa missione, senza di voi, senza il tam-tam mediatico, senza il calore che ci state trasmettendo, io personalmente sarei più spaventata e la missione sarebbe molto più a rischio». Da piemontese, Linda, si dimostra orgogliosa del supporto avuto dagli italiani e dai catanesi. La partenza da Catania, un porto nel sud Italia, assume un significato particolare: «Non potevo aspettarmi un benvenuto migliore, è molto bello trovarsi qua, perché spesso la Sicilia viene dipinta come marginale nel contesto politico italiano, ma in questo momento è proprio il centro del mondo». Il suo sogno è che «questa energia che abbiamo accumulato in questi mesi possa essere incanalata poi in un nuovo movimento globale pacifico e di giustizia nei confronti di qualunque conflitto e sofferenza».

A Catania sono arrivati non solo attivisti europei, ma anche delegazioni internazionali. Muhammad, operatore umanitario della delegazione malesiana composta da circa quindici persone, racconta: «Nel mio paese sono impegnato come operatore umanitario, è la mia passione. Ecco perché ho preso un volo con i miei compagni per venire a Catania, con la speranza di rompere l’assedio e il silenzio internazionale». A differenza di molti attivisti europei, i quali non hanno ricevuto protezione diplomatica dai governi, Muhammad e la sua delegazione godono del supporto istituzionale: «Il governo malese è il promotore della nostra missione».

«Ogni minuto i palestinesi perdono la vita, lo vediamo in diretta social da due anni, e il mondo resta in silenzio davanti a questa macchina di morte. Da più di 78 anni subiamo massacri, genocidi, una Nakba dopo l’altra»

Omar Karem, attivista palestinese

A offrire supporto da terra anche tanti palestinesi residenti in Europa, tra cui Omar Karem, arrivato dal Belgio con una prospettiva profondamente personale. Nato a Gaza, sente «il dovere di sensibilizzare su ciò che sta accadendo e sostenere ogni singolo movimento di solidarietà». Per lui, la missione «è una grande dimostrazione per i palestinesi che qualcosa sta succedendo, che non sono soli». Ma la sua voce è intrisa di profonda frustrazione verso il silenzio e la complicità occidentale: «Ogni minuto i palestinesi perdono la vita, lo vediamo in diretta social da due anni, e il mondo resta in silenzio davanti a questa macchina di morte. Da più di 78 anni subiamo massacri, genocidi, una Nakba dopo l’altra». E accusa: «Siamo stanchi della propaganda e dell’ipocrisia delle istituzioni europee. I leader si dicono difensori dei diritti, ma in realtà coprono i crimini di Israele e criminalizzano chi prova a raccontare la verità». Omar lancia un appello affinché l’azione non si limiti alla flottiglia, ma si traduca in una maggiore pressione sugli europei e sulle istituzioni internazionali per «dare sempre più voce ai palestinesi».

IL RUOLO CRUCIALE DI CHI RESTA A TERRA. Tutti gli attivisti, da Fourreau a Scuderi, da Linda a Muhammad e Omar, insistono su un punto: il ruolo fondamentale di chi resta a terra. Esortano a scendere in piazza, organizzare manifestazioni, condividere i video e sostenere i boicottaggi economici. Il messaggio di solidarietà per il popolo palestinese è unanime: «Siete il popolo più coraggioso del mondo che ci ispira enormemente. Sappiate che psicologicamente siamo con voi tutti i giorni, tenete duro», afferma Fourreau. «Il boicottaggio funziona, se togliamo i soldi al genocidio, togliamo il genocidio», aggiunge Scuderi.

La partenza delle imbarcazioni da Catania, inizialmente prevista per il 4 settembre, è stata ritardata ai prossimi giorni, per permettere di unirsi alle navi provenienti dalla Spagna e da Tunisi, in una traversata che le vedrà avvicinarsi tutte insieme alle coste palestinesi.

(In copertina: Foto Gulcin Bekar | Global Sumud Flottilla)

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Catanese, 23 anni, laureato in Scienze e Lingue per la Comunicazione. Collabora con il Sicilian Post da fine 2023. Si interessa di cultura, politica, cinema, arte, attualità e sport.

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