Se ascolterete l’odissea astronomica-sonora prodotta dai Kolarov, non crediate d’avere un rapporto ravvicinato con una delle cronache marziane di Ray Bradbury, o con un romanzo di fantascienza di James G. Ballard. No, entrerete in una bolla, in un lembo dell’universo, in un fenomeno della coscienza umana futura, ma anche e soprattutto nell’inquietante e catturante iterazione di un’idea, di un sentire letterario (vogliamo dire intellettuale?) applicato allo spazio interno ed esterno degli esseri terrestri proiettati verso l’infinito, il domani, il futuro che ci attende. La fantascienza, grande contenitore culturale al quale hanno attinto letteratura, cinema, fumetti, arte e musica, per la band siciliana diventa pretesto per rappresentare la vertiginosa compresenza nella vita umana di realtà, memoria, sogno. 2020 A. C., titolo del disco d’esordio, è un’avventura nella coscienza umana, un disco di fantacoscienza. Il cosmo corrisponde al subconscio e gli astronauti sono vittime dei fantasmi del loro passato, materializzati dalla loro memoria, come in Solaris, il film di Andrej Tarkovskij che ispira il brano The Ocean. Il messaggio finale, infatti, comunica che l’uomo non sarà mai capace di comprendere il cosmo, proprio perché non potrà mai conoscere sé stesso e per quanto lontano vorrà spingersi, non riuscirà mai a trovare la pace che cerca. “Non so più dove stiamo andando / io so soltanto che ci siamo persi / cercando risposte a questioni più grandi di noi”, cantano nel brano Incertezze.

Un’odissea astronomica-sonora tra paesaggi futuristi alla Giacomo Balla che non porta a un ritorno al futuro, ma, come recita il titolo dell’album, lambisce l’archeologia misterica

La scimmia in copertina è il simbolo dell’album. L’astronauta Kolarov, «nome modificato da quello di uno scienziato russo (Komarov) che partecipò alla epopea spaziale sovietica, ma anche di un personaggio di una serie tv francese», torna dallo spazio nella forma primordiale di transizione all’homo sapiens. «È un riferimento al film 2001: Odissea nello spazio, ma rappresenta soprattutto il carattere ferale dell’uomo che torna a essere violento pur avendo la scienza», spiega Giambattista Rosso, voce e autore dei Kolarov. «È un messaggio di grande attualità, se pensiamo a quanto sta accadendo oggi nel mondo».

I riferimenti sono alla guerra, alla pandemia e alla crisi climatica. «La terra è diventata invivibile e lo spazio è l’ultima frontiera, da dove il genere umano può ripartire e rimettersi in gioco», commenta Rosso. «È un po’ il sogno atavico dell’uomo di raggiungere le stelle, il divino», come cantano in Stellar, ispirata a Star Trek.

Un’odissea astronomica-sonora tra paesaggi futuristi alla Giacomo Balla che non porta a un ritorno al futuro, ma, come recita il titolo dell’album, lambisce l’archeologia misterica, sprofondando oltre quattromila anni indietro, alla ricerca del codice stellare, lo Stargate degli antichi egizi nel cielo delle piramidi.

La cover del disco

Anche nelle sonorità, i Kolarov si spingono in avanti guardando nello specchietto revisore. Attingendo dalla storia del genere psychedelic-space rock, ai primi Pink Floyd, per poi avvicinarsi allo stile dei Baustelle, anche per il tono declamatorio del cantante. «Con i Baustelle ci sono riferimenti in comune, entrambi siamo vicini a una certa new wave, a Battiato, David Bowie, agli anni Ottanta», ammette Massimo Martines, chitarrista, programmatore e autore delle musiche. Suo il progetto Kolarov, nato durante la pandemia e sviluppato in incontri «clandestini» con l’aiuto di musicisti-amici con i quali ha collaborato in altre avventure. «Questo gruppo è l’evoluzione di una serie di esperienze. Con il chitarrista Stefano Meli collaboro già dal 1992, lui ha una sua carriera solista dove suona altro tipo di musica. Con Giambattista eravamo compagni in gruppi come La Casbah e Caruana Mundi. Kolarov faceva parte di vecchi progetti, che ho recuperato durante il lockdown e che è diventato condiviso».

A mancare all’appello è Ugo Rosso, batterista e motore ritmico della band ragusana che presenterà il nuovo lavoro il prossimo 7 maggio al locale The Globe di Ragusa con uno live act che si annuncia spettacolare e multimediale.

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