L’ultimo rockabilly è “born in Catania”

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Mario Monterosso lasciò nel 2015 l’Italia per inseguire il suo sogno rock a Memphis, la città di Elvis Presley. Oggi è uno dei pochi a tramandare la tradizione musicale americana. Il 16 gennaio inciderà alla Sun Records la prima canzone rock garage di tutti i tempi

A 16 anni era tra gli spettatori dello storico Makumba a ballare al ritmo del rockabilly del suo idolo Tav Falco alla sua prima apparizione in Sicilia. Era l’epoca della Catania che sognava di diventare la Seattle italiana. Sul palco, poco prima dell’artista americano si erano scatenati i Boppin’ Kids di Orazio Grillo, in arte Brando, beniamini del pubblico locale. Trent’anni dopo, quel ragazzino che indossava chiodo d’ordinanza, jeans e creepers e portava lunghi basettoni, non solo è il chitarrista della band con cui Tav Falco è in tour nel mondo per presentare l’album “The Cabaret of Daggers”, ma è anche il suo produttore. Non solo, è uno dei pochi musicisti a suonare rockabilly nel regno di Carl Perkins ed Elvis Presley.

«Siamo rimasti in pochi. In America il rockabilly viene visto come folklore turistico, come da noi quelli che suonano “Ciuri ciuri”. Si preferisce andare avanti, sperimentare altri generi»

«Siamo rimasti in pochi» ride Mario Monterosso, anche lui meravigliato dal fatto che sia un musicista catanese a portare avanti una tradizione tipicamente americana. «Ma, sai, lì, in America, questo tipo di musica viene vista come folklore turistico, come da noi quelli che suonano “Ciuri ciuri”. E, quindi, sono pochi a continuare a suonarla. Si preferisce andare avanti, sperimentare altri generi. Pensa che ci sono festival rockabilly in tutto il mondo, tranne a Memphis».

«A Memphis fare il musicista non è un hobby come in Italia, dove ti prendono in considerazione seriamente solo quando sei una famosa rockstar. Non è solo un problema economico, ma di riconoscimento sociale»

Mario Monterosso in una delle sue esibizioni

Mario Monterosso nel 2015 lasciò Catania e l’Italia per inseguire il suo sogno rock nella città di Elvis, dove si esibisce regolarmente insieme a diverse formazioni, quando non è in tour in Europa o negli Stati Uniti con l’amico Tav. «A Memphis fare il musicista non è un hobby come in Italia, dove ti prendono in considerazione seriamente solo quando sei una famosa rockstar altrimenti sei sempre quello che devi cercarti un secondo lavoro per mantenerti. Non è solo un problema economico ma di riconoscimento sociale».

Il rock and roll è per Mario una questione di respiro che lui vive a piene mani e mai in maniera anonima. Anche il look che ha scelto, a metà tra Elvis e i grandi crooner, è frutto di una sua personale visione e identità. Come la chitarra che sfoggia nei suoi concerti: rossa con due dadi bianchi appiccicati, «come quella di Brian Setzer», sottolinea con orgoglio. Show raccontati, una sorta di excursus nella storia della musica americana, tra swing, blues, rockabilly, rock’n’roll, jazz, country & western, soul e r&b. Viaggi sonori lungo la Route 66, tra Chicago, Memphis, Nashville e St. Louis.

«”Steady Girl” sarà il singolo del mio nuovo album. Considerando il tempo, il luogo, l’energia e l’innocenza non avevo mai sentito nulla di simile prima. Considero questo disco come la prima registrazione rock garage di tutti i tempi»

La cover del singolo

Come l’ex chitarrista degli Stray Cats, il catanese è l’ultimo rockabilly riot. Tant’è che sarà lui il prossimo 16 gennaio a registrare la canzone “Steady girl” nel leggendario studio della Sun Records, da dove uscirono Elvis Presley, Johnny Cash, Carl Perkins, Roy Orbison e Jerry Lee Lewis. «Sarà il singolo del mio nuovo album» annuncia Mario. «Ma la registrazione è importante per un altro motivo», racconta. «Sabato 8 dicembre 1956, quattro giorni dopo che Elvis Presley, Carl Perkins, Johnny Cash e Jerry Lee Lewis registrarono il disco del Million Dollar Quartet, cinque studenti della East High School conosciuti come The Heathens (dal nome del cantante di 15 anni Colin Heath) entrarono nel Sun Studio per registrare una canzone che avevano scritto con una compagna di classe. Il brano s’intitola “Steady Girl”, appunto. La registrazione risultò troppo grezza anche per gli standard della Sun Records, quindi gli Heathens non furono mai richiamati e il disco rimase inascoltato. Sessantatre anni dopo, è facile essere romantici su una registrazione rock’n’roll persa e primitiva, ma considerando il tempo, il luogo, l’energia e l’innocenza, non avevo mai sentito nulla di simile prima. Considero questo disco come la prima registrazione rock garage di tutti i tempi».

Il disco è stato salvato da un collezionista che lo ha recentemente venduto alla Black & Wyatt Records. Che lo affidato alla chitarra e alla voce di Mario Monterosso. Una sorta di riconoscimento ufficiale per il catanese, la cui vita è fonte d’ispirazione del romanzo “Le corde dell’anima”, scritto da Alessandra Tucci e in procinto di fare la sua comparsa sugli scaffali delle librerie, e del musical “Fui e sono Eddie Redmount” che dopo aver debuttato l’anno scorso a Catania, questo dicembre è stato ospite al Teatro Manzoni di Roma e che Mario ora vuole portare a New York e in tutti gli Stati Uniti, per raccontare la storia e l’attualità dell’emigrazione. Dodici brani che narrano il viaggio dalla Sicilia a Little Italy di Eddie Redmount, tra nostalgia, ironia, citazioni letterarie e musicali, raccontate con le note dello swing e con l’unicità del siculenglish.

 

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