«Un lungo samba che si snoda / Ovunque vada / Destando un coro di “ah”». Cantava con queste parole Bruno Martino la sua versione della Garota de Ipanema di Tom Jobim. E un lungo samba si snoda inseguendo la voce di Manuela Ciunna, destando altrettanto stupore: «Un timbro carismatico e forte qualità introspettiva», dicono di lei. Che non è di Ipanema, ma di Augusta, anche se il bairro di Rio de Janeiro lo frequenta dal 2010, quando per la prima volta andò alla scoperta di quei ritmi che la affascinavano.

«Ascoltavo bossa nova, classici della musica brasiliana, ma non ne capivo le parole. Così sono partita per Rio», ricorda l’artista siciliana. «Volevo capire, scoprire i segreti di quella musica, di quei ritmi, che mi attraevano più delle armonie. Ho imparato subito la lingua, tant’è che oggi molti brasiliani mi scambiano per una di loro. Ho visto molti concerti, ho cominciato ad approfondire la mia conoscenza del pandeiro, un tipo di tamburo a telaio popolare, che oggi riesco a suonare, mentre non so usare il tamburo siciliano».

La “garota de Augusta” trova all’ombra del Pão de Açúcar, più noto come Pan di Zucchero, una seconda patria. Conosce nuovi amici musicisti con i quali collaborare – come la sassofonista carioca Daniela Spielmann, Alfredo Paixao, Eddy Palermo – o mettere su una propria formazione – come la cantante di samba Ana Costa – dalla quale non può mancare il suo amico e mentore Seby Burgio, pianista siracusano fra i più apprezzati nel mondo. Gira il Brasile in tour, poi l’Europa, arrivando fino in Israele. È durante uno di questi viaggi che, per nostalgia o per gioco, Manuela Ciunna butta giù quasi di getto una ballad dedicata a una persona importante della sua vita: zio Vincenzo.

«In genere scrivo e canto in inglese o portoghese, in quella occasione usai il dialetto siciliano», racconta. «Zio Vincenzo era un capitano dei carabinieri, una persona allegra che mi ha sempre stimolato ad andare avanti. Lui mi ha insegnato l’importanza della famiglia, l’amore per la propria terra, l’importanza delle proprie origini, l’amor proprio quindi, il dover fare sempre del proprio meglio e non soltanto per sé stessi, ma soprattutto per gli altri a cui si vuol bene».

Nasce così Vice’, che sarebbe diventata la prima pietra di ‘Nzuccarata, album omaggio alla Sicilia. «Quella canzone mi ha fatto maturare l’idea di un disco tutto siciliano, un ritorno alle origini, una sorta di ringraziamento alla mia terra, alla mia storia, alla mia famiglia». Una sorta di album dei ricordi che, non a caso, ha sulla copertina una foto di Manuela bambina scattata dal padre. «Ho ripreso Vitti na crozza perché è stata composta da Franco Li Causi che era di Agrigento, che è il paese natìo di mio padre, e da Siculiana viene mia madre, e io sono cresciuta anche da quelle parti», riprende l’artista siracusana. «I pirati a Palermo è un omaggio a una città dove ho suonato diverse volte e dove ho molti amici. Stranizza d’amuri di Battiato è per Catania dove ho studiato per tre anni, mentre nel poco noto Canto dei Salinari di Nubìa ho visto la mia Augusta, che è pure una città di salinari».

La copertina di “Vicè”

Manuela Ciunna trasferisce la sua terra nella sua storia, nel suo mondo, che è fatto di stelle del jazz e Sudamerica. I pirati di Palermo ballano in un torrido Cotton club, tra jungle, blues, rumba e scat. Cu ti lu dissi si riempie di colori e sapori carioca. «Sono versioni che suonano diverse dall’originale e da qualsiasi altra cover del passato», s’inorgoglisce Manuela. «Una cover per me ha senso se viene personalizzata a tal punto da sembrare una tua canzone. Per questo ‘Nzuccarata è un disco mio, anche se le canzoni che contiene, fatta eccezione per Vice’, non sono state scritte da me».

E chissà come il compianto Franco Battiato avrebbe commentato, lui che odiava il jazz, la versione di Stranizza d’amuri proposta da Manuela Ciunna, che comincia come un canto tradizionale per poi avvolgersi sul sassofono di Michael Rosen ed essere accarezzata dalle spazzole di Alessandro Marzi. Molto probabilmente, come Bruno Martino, anche il Maestro di Milo avrebbe esclamato un “ah” di meraviglia.

Burgio, Rosen e Mazzi sono soltanto tre dei nomi del team di eccellenti musicisti che si sono innamorati del progetto della “garota de Augusta” e del quale fanno parte anche Fabrizio Bosso, Nicola Stilo, Paride Pignotti, Edoardo Petracci. «Spero di tenerli al mio fianco nella presentazione “live” dell’album», è l’augurio di Manuela Ciunna. «Vorrei portare queste canzoni all’estero e sarebbe importante suonarle con chi le ha amate come me».

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