Manuela Ventura e il Maestro: il ricordo di Camilleri nelle parole dell’attrice catanese

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Ospite della rassegna “Radicepura Garden Festival”, la nostra intervistata ha raccontato commossa degli aneddoti che la legano al grande scrittore scomparso di recente. Dai primi passi all’Accademia Nazionale d’Arte drammatica alle sue affascinanti lezioni, fino al suo primo ruolo proprio ne “Il Commissario Montalbano”. «Era capace di muovere gli animi»

«Quando una giovane diciottenne siciliana arriva all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico, a Roma, non è facile ambientarsi subito, ci si sente sperduti. Io però ho avuto un grande aiuto: ho incontrato Andrea Camilleri e questo mi ha fatto tornare alle mie origini». Con queste parole la nota attrice catanese Manuela Ventura ricorda il Maestro da poco scomparso e racconta ciò che più la lega a lui.

IL DEBUTTO CON MONTALBANO. «A parte un piccolo ruolo televisivo a soli quindici anni, il mio debutto in tv è stato proprio in un episodio del Commissario Montalbano, “La pazienza del ragno” – racconta la Ventura. – Quando mi presentai ai provini mi fu detto che cercavano un volto diverso, ma io insistetti per provare e l’ironia che mi contraddistingue fu dalla mia parte: fui presa». Trovarsi a vivere la prima esperienza televisiva su un set con attori già molto noti al grande pubblico può essere inibitorio, ma per Manuela Ventura invece incontrare Luca Zingaretti è stato rincuorante: «Io e Zingaretti ci siamo formati entrambi in Accademia, anche se in anni diversi, e quindi abbiamo una base da attori da teatro. Su un set televisivo è impossibile ritrovare la stessa concentrazione che si ha su un palco prima dell’apertura del sipario; tuttavia vedere Zingaretti seduto in disparte per trovare la giusta calma ed entrare nel ruolo mi ha dato molta serenità».

L’INCONTRO CON IL MAESTRO. Al di là del legame con la fiction di Montalbano, Manuela Ventura può vantarsi di aver avuto il Maestro come insegnante in carne e ossa: «Camilleri era prima di tutto un teatrante nel senso più nobile del termine: distingueva la scrittura da romanzo, destinata a una lettura intima e personale, da quella da teatro, che va letta ad alta voce e interpretata da un attore rivolto al pubblico. In Accademia Camilleri teneva lezioni di regia, ma ogni tanto coinvolgeva anche noi attori». In questo modo la Ventura ha avuto la possibilità di assistere a lezioni che andavano ben oltre la spiegazione dei manuali: «Ascoltare Camilleri parlare era già di per sé un’esperienza formativa su “come si narra”: – afferma l’attrice – aveva un fare per nulla saccente e molto affabulatorio, partiva sempre da esperienze di vita concrete senza mai soffermarsi solo su insegnamenti teorici. Sentirlo ricordare Pirandello era quasi come rivivere il loro incontro con teatralità. Per me Camilleri è stato ed è tuttora un maestro e un uomo – continua con commozione la Ventura. – La sua umanità ha condito la sua voce rendendola vissuta e intensa e spesso questa voce roca risuona in casa mia: non solo i miei figli di dieci anni leggono le sue fiabe, ma sovente faccio loro vedere dei suoi video e restano come incantati. Camilleri era in grado di commuovere nel senso più profondo del termine: muovere gli animi».

RICORDARLO PER TUTELARE LA SUA ISOLA. Andrea Camilleri è uno di quegli uomini che non ha bisogno di essere ricordato perché già indimenticabile, tuttavia poter commemorarlo nella sua terra in occasione del “Radicepura Garden Festival” (dal 2 al 4 agosto a Giarre) per Manuela Ventura è una grande emozione: «Camilleri amava la Sicilia e ne ha fatto scoprire la bellezza non solo con la fiction, ma anche con i suoi romanzi. Oggi molti di noi attori e i giovani in generale non troviamo accoglienza in questa terra e tale esodo provoca una grande amarezza. La Sicilia è l’isola delle meraviglie decantata da tanti cantori, ma i suoi tesori non risuonano abbastanza. Tutelare il ricordo di chi ha amato questa terra è già proteggerla, ma dobbiamo continuare a tesserne le lodi ed esserne custodi più responsabili».

 

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