Melilli, oltre la zona industriale: la rinascita di un territorio che ridisegna la propria narrazione
Per anni la località nel siracusano, la “Terrazza degli Iblei”, è stata associata esclusivamente alla presenza invasiva del suo polo petrolchimico. Ma dietro quell’immagine parziale si staglia una grande ricchezza architettonica, storica e culturale che oggi, grazie all’attività della Fondazione Museo Pino Valenti, del suo presidente Rosario Cutrona, e di realtà private, sta riemergendo. «All’inizio, veramente in pochi credevano nel progetto, ritenendolo una trovata pubblicitaria. Ma poi, la comunità ha trovato il modo di essere sempre più partecipe di questa nuova immagine»
«Era arrivato il momento di raccontare Melilli in un altro modo». Per anni, la città di Melilli è stata soprattutto sinonimo di industria. Un’associazione quasi automatica, legata alla presenza degli impianti e a un’identità territoriale che, nel corso della seconda metà del Novecento, ha finito per mettere in secondo piano altre storie. Quelle custodite nelle pietre, nelle architetture, nei paesaggi e nelle tracce di un passato che attende ancora di essere riscoperto. È da questa consapevolezza che prende forma un progetto che mira a cambiare il modo in cui Melilli viene percepita, dentro e fuori i suoi confini. Un percorso che parte dalla conoscenza del territorio e passa attraverso la valorizzazione del patrimonio, la costruzione di nuovi servizi e una narrazione capace di restituire centralità alla sua identità iblea.
A raccontarlo è Rosario Cutrona, presidente della Fondazione Museo Pino Valenti, realtà partecipata dal Comune di Melilli e costituita nel 2023 per accogliere e valorizzare il lascito dell’artista melillese Pino Valenti, ex scenografo Rai e pittore. Un progetto che, nel tempo, ha assunto una dimensione più ampia, diventando parte di una strategia di promozione culturale e turistica del territorio.
«A lungo abbiamo utilizzato un metodo errato: tralasciare tutta la ricchezza che questo possiede, a vantaggio di una politica totalmente industriale»
Rosario Cutrona, presidente Fondazione Museo Pino Valenti
LA RICCHEZZA DIMENTICATA. Il punto di partenza, per Cutrona, è un’analisi del patrimonio storico e archeologico di Melilli. Un’analisi che, a partire dal 2017, ha portato a interrogarsi su come una città ricca di testimonianze artistiche e architettoniche fosse stata progressivamente raccontata quasi esclusivamente attraverso la propria vocazione industriale: «Mi sono reso conto, insieme al sindaco e all’amministrazione, che il territorio era molto ricco dal punto di vista artistico e architettonico: ma quel patrimonio era stato, nel tempo e soprattutto nella seconda metà del Novecento, dimenticato». Il problema, nella lettura del presidente della Fondazione, non risiede nella presenza dell’industria, ma nel fatto che questa abbia finito per occupare quasi interamente lo spazio della narrazione territoriale. Un processo che, secondo Cutrona, avrebbe potuto seguire una direzione diversa, come accaduto in altri contesti italiani. «Noi invece abbiamo utilizzato erroneamente un altro metodo: quello di tralasciare tutto ciò che avevamo lì, a vantaggio di una politica totalmente industriale». Da qui nasce l’esigenza di costruire un racconto alternativo, capace di affiancare all’identità industriale quella storica, culturale e paesaggistica. Una prospettiva sintetizzata nell’espressione Melilli, Terrazza degli Iblei, il “payoff” territoriale scelto per restituire al Comune il suo legame con il paesaggio e con la geografia degli Iblei.

RACCONTARE IL BELLO. La nuova narrazione non nasce soltanto da un’operazione di comunicazione. Si fonda sulla riscoperta dei luoghi, testimonianze di una storia che attraversa epoche e trasformazioni. «Il punto di inizio della narrazione sono gli Iblei e quindi la cava Pirrera Sant’Antonio, completamente scavata dentro gli Iblei, fondamentale per il nostro territorio perché ha contribuito alla ricostruzione dopo il terremoto che ha distrutto il Val di Noto, e alla realizzazione del Barocco». Ma la riscoperta del patrimonio passa anche attraverso luoghi meno conosciuti, la cui storia può diventare una chiave di lettura per comprendere il territorio. È il caso del Sentiero delle 100 Scale, sito vicino alla Pirrera, che durante il periodo della pandemia da Covid-19 è stato candidato all’iniziativa “Luoghi del Cuore” del FAI: la sua storia è legata a un’altra emergenza sanitaria, l’epidemia di colera. Secondo il racconto di Cutrona, il percorso era collegato a un sistema di controllo degli accessi al paese, attraverso il quale venivano verificati i pellegrini e i mercanti in arrivo, per evitare la diffusione della malattia. «Abbiamo utilizzato questa narrazione. È stato scelto anche dalla delegazione provinciale di Siracusa del FAI come sito e da lì si sono avviate tutte le varie azioni che hanno permesso di far nascere anche iniziative private».
«Stiamo lavorando per rendere il progetto sostenibile, cercando al contempo di creare o far ritornare – anche dall’estero – le professionalità del territorio»
Rosario Cutrona, presidente Fondazione Museo Pino Valenti
RACCONTARE NON BASTA: TRA SERVIZI E INVESTIMENTI. La valorizzazione, per essere efficace, deve però procedere su due binari. Da una parte la comunicazione e la costruzione di una nuova immagine della città; dall’altra gli interventi materiali necessari a rendere il patrimonio fruibile e sostenibile. «Da un punto di vista strettamente gestionale e organizzativo si cominciano a programmare degli interventi»: Cutrona riferisce che, tra il 2024 e il 2026, la Fondazione ha partecipato a diversi bandi, ottenendo o intercettando, tra finanziamenti assegnati e partecipazioni con ammissione in graduatoria, risorse pubbliche per quasi 600 mila euro, provenienti da enti diversi dal Comune, tra cui il Ministero del Turismo e la Regione. Tra gli interventi in corso c’è quello sull’acquedotto monumentale di Melilli, destinato a diventare un parco urbano. «La particolarità di questo luogo è proprio la costruzione monumentale di inizio Novecento, che fa comprendere storicamente che Melilli era importante perché già nel 1900 aveva l’acqua, a differenza di altri piccoli comuni, con le varie fontane comunali».
IL “MUSEO PINO VALENTI” E NON SOLO. All’interno di questo disegno si colloca anche la Fondazione Museo Pino Valenti, nata dal lascito degli eredi dell’artista: «La famiglia ha deciso di donare tutto il patrimonio sia ai fini della valorizzazione mediante la casa museo e le attività che sono in corso, sia soprattutto per ricordare l’amore che aveva il papà per Melilli. Infatti, si firmava in ogni documento “Pino Valenti da Melilli”» Il museo sarà realizzato nel centro storico, all’interno di un immobile già utilizzato dalla cittadinanza come auditorium comunale. L’ambizione è quella di creare uno spazio dedicato all’artista e al suo patrimonio, ma non solo: «Sarà sicuramente il più importante museo dedicato anche alla sceneggiatura del Sud Italia», afferma Cutrona.

Il progetto museale si affianca a un’altra iniziativa: il Musa, acronimo di Museo di Storia Naturale e Archeologia. Non una semplice riproposizione del museo naturalistico già esistente a Melilli, ma un tentativo di costruire un racconto organico del territorio attraverso le sue componenti geologiche, archeologiche e naturalistiche. «L’abbiamo chiamato Musa – Museo di Storia Naturale e Archeologia – ma è praticamente un racconto del territorio».
VALORIZZARE IL TERRITORIO E LA SUA ECONOMIA. Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda il rapporto tra valorizzazione culturale e sviluppo economico. La Fondazione, spiega Cutrona, non vuole affidare il proprio futuro esclusivamente al volontariato o all’associazionismo, ma costruire un modello capace di sostenersi nel tempo. «Stiamo lavorando per renderlo economicamente sostenibile, cercando di creare o comunque di far ritornare le professionalità presenti nel territorio». Attualmente la Fondazione conta cinque collaboratori, con una presenza professionale diversificata. Alcuni di loro, «sono rientrati dal Nord Italia o dall’estero». Il progetto si sviluppa anche attraverso le collaborazioni con le università e gli enti di formazione. Tra queste, quella con l’ITS Archimede, che ha permesso di indirizzare giovani melillesi verso percorsi formativi legati al turismo e di attivare tirocini all’interno delle attività della Fondazione.
RETE, SOGLIA, CONFINE. Cambiare l’immagine di un territorio richiede tempo, soprattutto quando la narrazione proposta si discosta da quella più consolidata. «All’inizio, nel progetto ci credevano veramente in pochi. Si pensava fosse solo una trovata pubblicitaria. Non si riusciva a vedere dall’esterno, nella prima fase, che c’era tanto lavoro dietro». Con il passare degli anni, però, il coinvolgimento delle persone è cresciuto, anche grazie alla possibilità di intercettare percorsi formativi e opportunità legate al marketing territoriale e al turismo.
Se il punto di partenza è Melilli, l’orizzonte della Fondazione potrebbe estendersi ai territori limitrofi, accomunati dalla presenza degli Iblei e da una storia fatta di connessioni geografiche, culturali e ambientali. Cutrona cita i rapporti con Priolo, Sortino, Augusta e Carlentini, territori che, per prossimità e caratteristiche, possono entrare in relazione con il progetto. «L’idea non è sovrapporre un progetto a quello di altri Comuni, ma costruire connessioni a partire da un’identità condivisa.» Tra le iniziative in programma per il 2027 c’è anche lo sviluppo di una piattaforma dedicata al turismo delle radici, legata alla storia migratoria di Melilli e ai rapporti con gli Stati Uniti. La Fondazione sta lavorando a un progetto che coinvolge Middletown, città americana con cui Melilli ha rinnovato il gemellaggio nel 2025. L’obiettivo è ricostruire e valorizzare i legami tra le comunità di origine siciliana e i territori di arrivo. Perché il patrimonio, prima ancora di diventare una destinazione turistica, deve tornare a essere riconosciuto da chi lo abita. E la nuova narrazione di Melilli, in fondo, parte proprio da qui.
(In copertina: Melilli e la Pirrera vista dai Climiti. Foto di Vittoria Gallo)
Hai apprezzato questo contenuto?
Il Sicilian Post è gratuito e continuerà a esserlo.
Ma il giornalismo indipendente ha un costo: ogni inchiesta, ogni storia verificata, ogni articolo nasce dal lavoro di persone che scegliamo di retribuire in modo equo.
Se sei arrivato fin qui, forse questo lavoro per te ha valore.
Per continuare a offrirlo a tutti abbiamo bisogno anche del tuo supporto.
Abbonarti significa sostenere un’idea di informazione libera e responsabile.
Come segno di ringraziamento, agli abbonati riserviamo alcuni contenuti e iniziative editoriali.




