Si è svolto martedì 21 settembre l’evento targato Sicilian Post “L’isola Plurale”, rientrante nell’ambito del workshop “Il giornalismo che verrà” e ospitato all’interno di “Make in South”. Una tre giorni all’insegna di innovazione e soluzioni condivise per riprogettare il Sud, organizzata nella cornice di Palazzo Biscari a Catania dall’innovation hub “Isola”. Ospiti della serata, moderata dal direttore del Sicilian Post Giorgio Romeo, sono stati la giornalista Rai Paola Severini Melograni (conduttrice su Rai2 di “O anche no”, programma di “Rai per il Sociale” dedicato alle questioni della disabilità), Ornella Sgroi, giornalista del “Corriere della Sera”, Claudio Patanè, architetto e autore del magazine bilingue “Suq, Unconventional Siciliy”, Joshua Nicolosi, giornalista e coordinatore di Sicilian Post ed Eva Luna Mascolino, scrittrice siciliana vincitrice del Campiello Giovani 2015. «Negli ultimi quattro anni – spiega Romeo – abbiamo cercato di portare a Catania un dialogo costante sul futuro dell’informazione e siamo già al lavoro sulla prossima edizione. Nell’attesa, questo appuntamento vuole essere un approfondimento che s’interroghi sulle infinite connessioni che legano la Sicilia al mondo e viceversa, e sulle possibilità che da queste possono scaturire. Non a caso abbiamo voluto richiamare nel titolo il celebre saggio di Gesualdo Bufalino».

SICILIA ACCESSIBILE. Grazie alle storie raccontate nel suo programma O anche no, Paola Severini Melograni ha mostrato una Sicilia progressiva e accessibile a tutti: «In questa terra ho potuto conoscere Roberto Sciarratta, direttore della Valle dei Templi di Agrigento e modello per tutta la cultura italiana. Questi si è impegnato personalmente per rendere accessibile ai diversamente abili il parco archeologico perché lui stesso è in carrozzina. Non è possibile che la Sicilia venga identificata nel mondo solo con la mafia: nel mondo giornalistico, l’isola dovrebbe essere rappresentata con storie come quella di Sciarratta, uomo simbolo dell’inclusività». Un altro esempio della Sicilia che merita di essere raccontata è quello della signora Muni, modicana proprietaria de “La casa di Toti”: «Si tratta di una casa vacanze che offre un futuro a chi ha le stesse esigenze del figlio della signora Muni, affetto da leggere disabilità psichiche. Altri proprietari di simili attività dovrebbero prendere esempio». Un terzo spaccato della parte migliore della Sicilia è la storia dei fratelli Randazzo: «Luca, bio-ingegnere e cervello in fuga, e Chiara, afflitta da una grave disabilità. Lui non solo studia in Svizzera per aiutare la sorella, ma ha deciso di intraprendere un viaggio in Sicilia con lei dimostrando come questa terra sia inclusiva. Noi vorremmo che Luca tornasse dalla Svizzera e che qui in Italia potesse portare avanti la sua ricerca per la realizzazione di una mano bionica».

LE BUONE NOTIZIE DALLA SICILIA. La giornalista Ornella Sgroi, andando a caccia di Buone Notizie (inserto del “Corriere della Sera”), ha scovato molte storie siciliane che raccontano l’isola in modo diverso. «Ancora oggi purtroppo – afferma la giornalista – facciamo fatica a liberarci di quegli stereotipi che i media hanno costruito intorno alla Sicilia. C’è un deficit istituzionale importante perché spesso le ombre stanno dentro le stesse istituzioni. Le storie positive vengono dal basso e stanno permettendo alla Sicilia diversa che è sempre esistita di venire a galla. È un dovere raccontare quest’isola attraverso storie inedite che i giornali spesso ignorano». Come lei stesso ha fatto: «La Sicilia è giovane e futuristica, soprattutto nel settore dell’agricoltura, a cui molti giovani si stanno dedicando applicando le nuove tecnologie apprese fuori. Un esempio è quello dei “Briganti etici”, organizzazione fondata da un imprenditore figlio di emigrati siciliani che ha deciso di rientrare in Sicilia e di dedicarsi all’agricoltura nella contrada “Passo Ladro” di Noto, un tempo preda di briganti. Oggi gli agricoltori locali che hanno aderito al progetto si sono ribellati ai nuovi briganti, cioè la grande distribuzione che compra a costo zero e rivende a prezzi alti. L’obiettivo è raggiungere un costo etico del lavoro». 

TRA IMMAGINI E PAROLE. Tra i tanti modi di fare storytelling c’è il modello di Suq. Unconventional Sicily. Magazine bilingue creato dall’architetto e illustratore Claudio Patanè, che proprio dall’esplorazione di nuove prospettive da cui guardare l’isola ha preso le mosse nel 2017: «Il segreto di “Suq” è la fusione armonica tra vista, visione e visibilio, citando una lettera di Bufalino. La rivista vuole stanare ciò che la Sicilia nasconde, i paesaggi fuori dai flussi turistici e fondere la realtà di una terra offesa dall’uomo e l’incantesimo di una voglia di innocenza insaziabile».

IL MONDO VISTO DALLA SICILIA. A sottolineare l’importanza di un approccio giornalistico “glocale” come viatico di una connessione tra realtà solo apparentemente eterogenee è stato il giornalista Joshua Nicolosi: «Perché un giornale locale dovrebbe parlare di eventi internazionali? Perché oggi un luogo non è escluso se decentrato geograficamente, ma se lo è rispetto alle questioni importanti, se non è coinvolto nei dibattiti e nell’accadere delle cose. Credo che il senso in cui intendiamo il motto che compare sotto la testata del nostro giornale, ovvero “Storie dalla Sicilia e dal mondo”, sia ben rappresentato da testimonianze come quella di Jeff Jarvis, giornalista americano sopravvissuto all’attentato dell’11 settembre 2001, che rivive il trauma di quel giorno durante lo scoppio della pandemia; oppure da quella di Marco Aleo, missionario siciliano in un Cile in tumulto, che si interroga (e ci interroga) sul significato delle aspirazioni rivoluzionarie che vede intorno a sé». Un racconto dell’isola che si snoda anche attraverso il suo patrimonio letterario, elemento che Nicolosi esplora attraverso le pagine di Sicilitudine, rubrica dedicata proprio a questo tema: «Letteratura e giornalismo hanno in comune la tensione nel voler attrarre il lettore, entrambi vivono nel momento in cui vengono letti. La letteratura, come il giornalismo, è utile per illuminare il presente, spesso attraverso la lente dei grandi autori che ci hanno preceduto».

UNO SGUARDO FAMILIARE. A parlare della Sicilia da un punto di vista straniante è stata Eva Luna Mascolino, che con il suo racconto Je suis Charlie (vincitore del premio “Campiello Giovani” 2015 edito da Divergenze Edizioni a marzo 2021) ha creato un ponte tra la Sicilia e Parigi. «La storia – afferma l’autrice – si sviluppa in un contesto locale siciliano, ma con lo sguardo di un francese che, con le sue osservazioni, dà spunto per la satira sociale». La restante parte del suo intervento è stata dedicata a Sicilian Word, spazio da lei curato su Sicilian Post. «All’opposto di quanto fatto con il mio racconto, con la rubrica esploro la Sicilia dal suo interno, attraverso la lingua e il dialetto, uno spaccato della nostra cultura e delle tradizioni popolari».

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