Neolaureati 2.0:
lavorare come
freelance online
conviene davvero?

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È davvero così semplice trovare un impiego? Qual è la condotta più adeguata da seguire per emergere?

In un mondo in cui giovani e meno giovani vedono sfumare, tanto al Sud quanto al Nord, il loro sogno di realizzarsi in ambito lavorativo, l’arte dell’arrangiarsi senza scendere a compromessi con le proprie aspirazioni diventa un’esigenza che trova risposta nella figura del freelance; è a loro che Upwork sembra poter offrire un’opportunità. Si tratta, infatti, della più nota piattaforma globale in grado di mettere in contatto liberi professionisti (freelance) con aziende o privati (clients) per collaborazioni lavorative. Ma è davvero così semplice trovare un impiego? Qual è la condotta più adeguata da seguire per emergere?

Margherita Viscardo ha 25 anni e vive a Catania. Dopo aver conseguito la laurea in Lingue ha cercato lavoro nella sua città, ma gli esiti non sono stati quelli sperati. «Il fatto – spiega – è che il titolo non apre esattamente le porte del lavoro come credevo. Grazie ad Upwork oggi svolgo progetti interessanti e ho l’opportunità di conoscere e lavorare con gente proveniente da tutto il mondo, anche se iniziare è stato tutt’altro che facile».

Farsi notare in un contesto in cui l’offerta supera di gran lunga la domanda richiede alcuni accorgimenti. Uno di questi è sicuramente personalizzare e rendere originale il proprio profilo. «Mettete in risalto le vostre esperienze professionali – spiega ancora Margherita – poiché contano più del titolo di studio, che da solo non basta. Nell’ambito della traduzione online a fare la differenza è una specializzazione che presupponga una discreta familiarità con il lessico tecnico di un determinato settore». È altresì importante non arrendersi di fronte alle prime difficoltà. «Probabilmente – conclude la giovane traduttrice – ci vorranno dei mesi prima che riusciate ad aggiudicarvi il vostro primo progetto, ma, dopo aver rotto il ghiaccio, tutto diventa più semplice».

Altro problema è quello della giusta retribuzione. La grande mole di utenti registrati sulla piattaforma avrebbe, infatti, generato una forma di concorrenza al ribasso e se a ciò aggiungiamo che spesso definire i limiti del proprio lavoro non è semplicissimo, le cose si complicano non poco. «Uno dei primi lavori – racconta la bolognese Claudia Cavina – è stato massacrante, sottopagato e decisamente più impegnativo di quanto non inizialmente dichiarato dal cliente. Dovevo semplicemente creare un portfolio per un designer di siti web e invece mi sono ritrovata a svolgere le mansioni più disparate: dal reclutamento alla ricerca e addestramento di nuovo personale. Questa estenuante collaborazione è durata la bellezza di sei mesi e il mio compenso è stato di circa 40 euro». Ciononostante, Claudia consiglierebbe questa avventura soprattutto ai giovani perché può permetter loro di fare gavetta nell’ambito che preferiscono e, per di più, comodamente da casa. «L’unica cosa che raccomando – continua – è di mettere al centro la chiarezza. Una delle difficoltà maggiori da riconoscere e superare è la paura di fare domande che ci sembrano banali».

Cercare di mantenere alto il valore della propria professionalità è invece il consiglio del trentasettenne romano Gianluca Nappi, uno speaker pubblicitario attivo sia come “freelance” sia come “client”. «Chi si interfaccia con liberi professionisti online cerca sempre di risparmiare, ma non sempre risparmio è sinonimo di qualità. Siate tenaci, svolgete con impegno e onestamente il vostro lavoro, ma non lo svendete mai: solo così i vostri sforzi verranno ripagati».


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