«Il nostro intento è che la “sapienza” rappresentata dalle mostre fotografiche rimanga a lungo sul territorio. Per questa ragione, ad esempio, a quella dedicata a Gabriele Basilico seguiranno delle visite ispirate al suo stile per fotografare la città». Così il fotografo e fotoreporter Carmelo Nicosia, direttore della Scuola di Fotografia e Video dell’Accademia di Belle Arti di Catania, traccia le coordinate della fitta programmazione di eventi, fra mostre e workshop, prevista nella città etnea tra la fine del 2021 e la prima metà del 2022 promossa della Fondazione Oelle Mediterraneo Antico di cui è direttore artistico. Una stagione decisamente promettente, che si apre con la mostra “Gabriele Basilico – Territori intermedi” al Museo Civico del Castello Ursino (visitabile fino al 6 gennaio 2022), che continuerà con “Michael Christopher Brown – Reporter” alla Galleria di Arte Moderna delle Ciminiere (9 ottobre – 30 aprile 2022) e si concluderà con “Adorando Agata on the road” alla GAM (1 febbraio – 12 marzo 2022). 

Carmelo Nicosia

UNA NUOVA CAPITALE. Catania, dunque, promette di diventare prossimamente la capitale italiana della fotografia: «Come avviene nell’ambito accademico e scientifico, anche noi possiamo diventare una grande serbatoio di ricerca da esportare nel mondo. Perché i tempi del Sud sono ancora i tempi dello studio, dell’approfondimento e del piacere della sperimentazione». Il fermento, d’altra parte, non manca: «Se volessimo fare una mappatura culturale della nostra città in questo momento, vedremmo alcune gallerie di altissimo livello che si occupano di arte contemporanea e una serie di gallerie più giovani nel centro storico della città con un flusso molto interessante. Abbiamo poi un’Accademia delle Belle Arti di grande qualità professionale, soprattutto nel campo del fashion, del design e della fotografia». Alla fine di un lungo periodo di stasi dovuto alla pandemia, dove i musei e gli spazi espositivi hanno faticato a riaprire le porte e affollarsi, la macchina culturale catanese sembra essersi messa nuovamente in moto.

«Il Sud soffre la mancanza di riferimenti industriali e commerciali nel settore. A noi spetta quindi il compito di promuovere i prodotti artistici»

FARE FOTOGRAFIA AL SUD. La notizia ci fa ben sperare e guardare in maniera ottimistica a una fase di ripresa del comparto artistico anche in Sicilia. Le questioni ancora aperte, tuttavia, non mancano. Ad esempio: come si è evoluto in questi anni il rapporto dei catanesi con quest’arte? Ma soprattutto: qual è lo stato dell’arte dell’industria fotografica al Sud e degli spazi che riesce a ritagliarsi? «È ovvio però – prosegue Nicosia – che il Sud soffre per la mancanza di riferimenti industriali e commerciali nel settore. Se parlo di moda, la trovo a Milano. Se parlo di fotografia professionale, questa si muove fondamentalmente fra Milano, la Svizzera e la Germania. Bisogna quindi immaginare di promuovere i nostri prodotti artistici in luoghi deputati, e forse la funzione della nostra Fondazione può essere anche questa».

SINERGIA E VIVACITÀ. Nonostante tutto, quindi, il lavoro da fare di certo non manca. Nicosia, in questo senso, sembra avere le idee chiare su quali siano le strade da percorrere: «È necessario mettere insieme pubblico e privato. Se il pubblico mette a disposizione gli spazi, il privato può aiutare in maniera concreta. In questo modo si possono attivare dei circuiti virtuosi e mi auguro che fra sei mesi o un anno possano esserci molte altre iniziative importanti come queste. La cosa più importante è fare rete. Con una solida rete fra istituzioni pubbliche, politica, università, gallerie e fondazioni potremo avere un buon punto di partenza su cui lavorare. Con Micheal Christopher Brown ci muoveremo proprio su questa scia: attraverso un workshop di quattro giorni, gli appassionati di fotoreportage saranno trascinati dalla sua energia. Dal nostro punto di vista è questo il giusto modo di fare rimanere viva la loro dimensione culturale in città». Alla base delle future azioni, allora, non potrà mancare lo sforzo di rendere la nostra isola sempre più trascinante nel mondo. «Il Sud ha tante magie da sprigionare, ma – conclude – deve prima fare soffermarsi sulle problematiche che interessano la sua gestione. Questa è la scommessa per il futuro: un’economia senza una gestione culturale non può esistere».

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