Dal “data journalism” al giornalismo d’inchiesta, passando per il contrasto alle fake news, giornaslisti e docenti universitari hanno dibattuto sul futuro del mondo dell’informazione all’interno dell’evento “Digital News”, organizzato da “LiveUniCT”

Nell’era dell’informazione 2.0, qual è il ruolo del giornalista? Come risponde ai cambiamenti del mondo dell’informazione generati prima di tutto dai social? Su queste tematiche è stato incentrata la giornata di studio “Digital News” organizzata dalla redazione di “Live Unict” in memoria di Barbara Minutoli. Per ricordare la nostra collega prematuramente scomparsa, durante l’incontro, moderato da Alessia Costanzo e svoltosi preso l’aula studio “Danilo Di Majo” alla Cittadella Universitaria di Catania, si sono succeduti gli interventi della direttrice del Disum Marina Paino, del presidente dell’Ersu, Alessandro Cappellani e del professor Sortino, coordinatore della classe di Scienze Sperimentali alla “Scuola Superiore di Catania”. Alla famiglia Minutoli è stata poi consegnata una targa commemorativa. In seguito si è entrati nel vivo dei lavori, durante i quali ciascuno dei relatori ha parlato di un diverso aspetto del giornalismo.

DIRITTI, DOVERI E PRIVILEGI. «Da una parte ci sono diritti e doveri, dall’altra i privilegi: sta a noi scegliere da che parte schierarci»: è questo il concetto alla base dell’intervento di Antonio Condorelli, responsabile delle pagine catanesi di LiveSicilia, che ha parlato del giornalismo d’inchiesta. «Nella società dei media – continua – un fatto non esiste se non è raccontato, la comunicazione è fondamentale e orienta i cittadini, per questo la politica cerca di controllarla». Il buon reporter dunque non può diffondere una notizia politicamente orientata: «La soggettività minima del giornalista porta al pluralismo dell’informazione e questa è una ricchezza. Il problema sorge quando c’è la tentazione di cedere alle richieste dei politici e di cullarsi nella comunicazione istituzionale».

Antonio Condorelli: «Il buon giornalista? Deve sempre conoscere diritti e doveri e non cedere alle richieste dei politici»

FAKE NEWS. «Il giornalista oggi si trova a dover affrontare complottisti che negano verità assolute come la Shoah. Il suo compito diventa allora quello di mediatore». La giornalista freelance Rosa Maria Di Natale, collaboratrice di “Repubblica Palermo”, ha incentrato il suo intervento sul tema delle Fake. «In assenza di questa figura di mediazione – continua – selezioniamo inconsciamente solo le informazioni che ci fanno comodo, in altre parole accettiamo le post-verità». L’esempio più eclatante? La classifica delle testate giornalistiche “bugiarde” stilata da Donald Trump: «Il Presidente ha collocato al primo posto il New York Times per via di un editoriale del Premio Nobel Paul Krugman, che aveva sostenuto che l’economia americana non si sarebbe più ripresa con lui alla guida del paese. Per noi una notizia è falsa quando è sbagliata, per Trump lo è semplicemente perché indirizzata contro di lui».

Rosa Maria Di Natale: «Il giornalista è un mediatore, senza questa figura si è molto più esposti alle post verità»

GIORNALISMO RADIOFONICO. Anche il giornalismo radiofonico ha subito gli influssi della comunicazione 2.0: Benedetta Intelisano, speaker di Radio Zammù afferma a tal proposito: «I social puntano sull’immagine, la radio sul suono, tuttavia oggi non si può fare a meno di avere una pagina Facebook in cui il nostro pubblico possa seguirci, interagire in diretta e contattarci in chat. La radio non insegue le notizie, punta su approfondimento, brevità e semplicità. Il vantaggio di una radio universitaria rivolta a giovani è proprio la libertà di parola che essa ti garantisce».

Benedetta Intelisano: «Il giornalista radiofonico deve puntare su approfondimento, brevità e semplicità»

NUOVI LINGUAGGI OLTRE IL GIORNALISMO. «Leggere, scrivere e far di conto con la consapevolezza che siamo nel XXI secolo e il mondo sta cambiando sono le basi per coloro che fanno informazione oggi. Chi racconta una storia a un editore può anche non essere un giornalista». Così Davide Bennato illustra le nuove prospettive che oggi si aprono in un mondo in cui lo spazio per il giornalismo “carta e penna” sembra non esserci più. «Il giornalismo digitale – afferma il docente – manca ancora di un business model efficiente. Una nuova prospettiva è quella del brand journalism, a metà tra storytelling e marketing, che consiste nel raccontare la storia di un marchio disposto a pagare per questo. Altra forma è il data journalism, che consente di raccontare una storia a partire da una serie di dati numerici noiosamente disposti su un foglio Excel».

Davide Bennato: «Il giornalismo digitale manca di un business model efficiente, bisogna guardare a forme nuove come il brand journalism»

L’APPROFONDIMENTO COME IDENTITÀ. «Il giornalista non può più essere solo un divulgatore di notizie dell’ultima ora, ma deve offrire contenuti validi. Personalità come De Bortoli, Calabresi e Quirico invitano a puntare sul contatto con la realtà. Più reporter sul campo e meno “deskisti”, è questo l’unico modo per mantenere la propria identità oggi e non annegare nel mare magnum del “copia-incolla”». Il direttore di Sicilian Post, Giorgio Romeo, ha introdotto così il tema dell’approfondimento nel giornalismo digitale. «Fare inchiesta – ha continuato – non significa necessariamente il caso Watergate, ma è possibile raccontare anche ciò che ci accade attorno ogni giorno. Orwell aveva capito che vedere ciò che c’è sotto il nostro naso richiede un impegno costante». Rivolto ai giovani, Romeo, ha concluso: «Siamo la generazione delle promesse negate e in questo cambiamento d’epoca che stiamo vivendo possiamo decidere se esserne succubi o interpreti».

Giorgio Romeo: «Possiamo essere succubi o interpreti del cambiamento: i giornalisti devono mantenere il contatto con la realtà»

IL WEB COME MEZZO. A concludere la giornata di lavori è stata la giornalista de “La Sicilia” Maria Lombardo, che ha sottolineato come il web sia un mezzo, non il giornalismo stesso. «Il buon giornalista dev’essere versatile, capace di capire e far capire anche argomenti su cui è poco ferrato: solo così potrà far diventare il suo nome un brand affidabile».

Maria Lombardo: «Il buon giornalista deve essere versatile e autorevole per trasformare il suo nome in un brand affidabile»

LA PREMIAZIONE. A chiudere la giornata di lavori è stata la premiazione della studentessa Eleonora Bufalino, vincitrice del concorso indetto da “LiveUnict” con l’elaborato “Dal cartaceo al digitale: comunicare con i nuovi media nell’era dell’informazione online”. Alla giovane è stata conferita una borsa di studio del valore di 200 euro.

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