Una domenica d’autunno del 1920, nella casa dell’attore Angelo Musco, a Catania, come di consueto si riuniscono pochi intimi amici intorno ad una tavola imbandita. Tra gli altri convitati, vi sono il commediografo Nino Martoglio, i giornalisti Pippo Marchese e Peppino Fazio che fremono per degustare il vino novello prodotto dai fratelli Jano e Turi Pandolfini, nipoti di Musco, nonché comproprietari dell’abitazione. Le sontuose pietanze preparate per l’occasione da Donna Sarina, moglie di Jano Pandolfini, fanno da cornice all’incontro che si svolge in un clima sereno e festoso. Tra un bicchiere di vino e una sarda a beccafico, la conversazione tra gli ospiti si articola toccando vari argomenti: dal teatro si passa alla poesia, quindi alla lirica con l’inevitabile riferimento al concittadino Vincenzo Bellini il quale diviene il tema centrale della discussione. Il clou si avrà con l’arrivo di una zuppiera colma di spaghetti al pomodoro con sopra adagiate succulente fette di melanzane fritte ricoperte a loro volta da una cascata di bianca ricotta salata. Il piatto distrae gli invitati che vengono come ipnotizzati da “cotanta magnificenza” – sostiene Musco. A prendere la parola è Nino Martoglio che impronta un monologo per descrivere la sontuosità di quel piatto che rasenta la perfezione della tradizione catanese paragonandolo all’opera Norma di Bellini. È in sintesi questa la trama di “Pasta Diva” –  goliardico omaggio al celebre cantabile belliniano “Casta Diva” – cortometraggio firmato dal regista Fabrizio Sergi su soggetto scritto da Nino Ucchino che parteciperà alla nuova edizione del Messina Film Festival (che si svolgerà tra l’1 e l’ 8 dicembre, ideato da Ninni Panzera) e che sarà proiettato proprio nella Sala Laudamo della Città dello Stretto, il 4 dicembre prossimo. 

Il regista Fabrizio Sergi

La trasposizione cinematografica che ci propone il regista messinese è un modo, in un certo senso, per osannare quello che è un piatto tipico della tradizione culinaria catanese, ma anche un po’ di tutta la Sicilia. E proprio questa ricetta è al centro di una storia che ha il sapore di un incontro leggendario tra intellettuali dell’epoca in cui si avverte il sentimento intrinseco dell’arte attraverso il cibo. L’atmosfera del primo ventennio del Novecento conduce lo spettatore fuori dal tempo, in un contesto leggero e surreale. «Quel giorno di più di cent’anni fa – continua Sergi – in via Etnea, alla stessa tavola si trovarono Angelo Musco, la sorella Anna e il marito Giuseppe Pandolfini (i padroni di casa), i suoi nipoti Turi e Janu, questi con la moglie Saridda D’Urso, e Nino Martoglio, che con il noto attore aveva instaurato da tempo un legame artistico. Quando il piatto fu portato ai commensali, Martoglio colpito dal profumo e dalla bontà della pietanza siciliana, rivolgendosi alla cuoca esclamò: ‘Signora Saridda, chista è ʼna vera Norma’». Una battuta che diede il nome alla “pasta diva” di Catania e che passò alla storia. Una vicenda che Sergi dipinge in maniera realistica, dando risalto al piatto semplice e dal sapore mediterraneo, composto da pochi ingredienti che creano una succulenta sinfonia per le papille gustative. «Ho cercato di portare sul grande schermo, per la prima volta, una leggenda che avvolge il celebre piatto catanese secondo una mia visione di quel fatidico pranzo di cui si è discusso ampiamente nell’ultimo secolo – conclude Sergi. Il tutto accompagnato e sostenuto dall’aria “Casta Diva” tratta dalla celebre opera di Bellini quale omaggio a uno dei più grandi operisti figlio della nostra terra di Sicilia».

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