Se gli italiani sono un popolo di santi, poeti e navigatori, qui in Sicilia siamo tutti commissari, ispettori e detective. Ce lo dice la fiction italiana che si ostina a mettere un bel filtro “noir” su tutti i colori della nostra isola. I prossimi sono quelli della Riserva Naturale dello Zingaro e della Baia Santa Margherita: location stupende che finiranno, manco a dirlo, a fare da sfondo a omicidi e sparizioni. Lo annunciano, con un certo orgoglio, il comune di San Vito Lo Capo e la “Trapani Film Commission West Sicily” che certificano la fine delle riprese di “Màkari”, fiction – tratta delle opere di Gaetano Savatteri – con Claudio Gioè nei panni di un ex ufficio stampa che si reinventa detective. Quattro nuove puntate di ammazzatine e panelle che andranno a “risarcire” gli orfani di Montalbano (annunciata la fine definitiva), quelli di Rosy Abate, del Cacciatore, di Squadra Antimafia, di Maltese e di tutti gli altri giustizieri in terra sicula. Ma davvero le storie che ci riguardano possono andare solo in questa direzione? È questa l’unica rappresentazione efficace e di successo dei nostri luoghi? Verrebbe da dire che al Sud, in fondo, esportiamo mafia e storie crime da una vita, che il tessuto sociale e quello narrativo sono ormai tradizionalmente fusi insieme in questi format, che questo è ciò che il pubblico si aspetta e vuole. Ma non è proprio così e il “caso Napoli” ne è la prova.

I MILLE COLORI DI NAPOLI. Vesuvio e camorra sono sempre state due facce della stessa medaglia per il cinema e la fiction italiana. Una medaglia che i partenopei non sono mai stati troppo fieri di appuntarsi al petto. Eppure, da anni ormai, Napoli si è fatta teatro di storie diverse, più colorate e pop, decisamente meno noir. Si, certo, c’è l’indiscutibile filone presieduto da Gomorra ma ci sono anche le vicende di “Mina Settembre” (per citare l’ultimo successo Rai girato a Napoli), Quelle di “Vivi e lascia vivere” e de “L’amica geniale”, senza considerare la storica tradizione di “Un Posto al Sole”. Mistery, sentimenti, storie generazionali di crescita, soap opera. Ci sono tutti i colori che una città multisfaccettata può offrire. E perché lo stesso non avviene in Sicilia? Cosa ha Catania in meno rispetto a Napoli? Nulla, anzi: ci sono degli unicum che per morfologia territoriale o contesto socio-culturale potrebbero rappresentare interessanti opportunità narrative. Cari sceneggiatori, vogliamo farla una fiction su una geologa che se la intende con uno stagista nei boschi del vulcano attivo più importante d’Europa? E una bella saga familiare di pescatori 2.0 nei borghetti senza tempo di Acitrezza o di Marzamemi? Davvero Verga è stato l’ultimo a raccontare di reti e barche? Fate una serie sullo sballo dei giovani tra le vie della movida catanese o una fiction in costume nel barocco di Noto. Fate quello che vi pare ma non il solito crime sotto il sole di Mondello. Perché Napoli è riuscita a svincolarsi e noi no?

TRA LOCATION E FILM COMMISSION. Potrebbe essere una questione di scenografie. Serena Rossi, la Mina Settembre di Rai 1, ha detto in un’intervista a Tv Talk che la sua città, Napoli, offre le ville del Vomero e i quartieri Spagnoli, il mare e la montagna, che una città diversa ad ogni angolo non può che ospitare storie diverse. È vero, ma lo stesso vale per tutte le città del Sud e per molte altre città d’Italia che si svincolano da quell’approccio europeo (come Milano e Torino) o monumentale (vedi Roma o Firenze). Potrebbe allora essere una questione di film commission. Nel 2020, in Campania, sono state finanziate oltre 40 produzioni con una proposta vastissima che va dalle docu-serie della CNN alla prossima fiction su Pompei con Valeria Golino. Inevitabilmente, se c’è quantità c’è anche varietà ma, seppur distanti dal primato campano, anche la Sicilia si è dimostrata attivissima nel finanziare produzioni cinematografiche. Nel 2018 erano 34 e per il biennio in corso ci sono quasi 2 milioni stanziati. Il punto è che Montalbano ha lasciato un’impronta netta e che quel filone simil poliziesco coniugato con l’accento giusto è una gallina che può ancora dare parecchie uova. Lo vogliono anche i siciliani che ora si dicono preoccupati della fine della saga con Luca Zingaretti. Ma il turismo si può lanciare (e rilanciare) anche con storie diverse. Certo che vogliamo un lieto fine per tutti, ma è lo svolgimento il punto adesso.

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