Più che di mascherine e disinfettanti, siamo a corto di senso civico

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Diario di una catanese in Lombardia: «Ho scelto di non tornare in Sicilia nonostante le mie lezioni siano state sospese. Siamo impreparati all’emergenza, ma dobbiamo essere responsabili»

MILANO. È accaduto tutto in un istante. In men che non si dica siamo piombati in uno scenario surreale degno dei migliori film apocalittici. I simboli della città, Duomo e teatro Alla Scala, chiusi al pubblico. Eravamo del tutto impreparati e l’ansia, incontrastata, ha preso il sopravvento. E allora ti vien voglia di fare un biglietto e tornare a casa, anche perché i tuoi familiari, preoccupati, ti tempestano di chiamate. Il TG, nel frattempo, descrive senza tregua quella che è ormai una psicosi generale: dai supermercati svuotati che sembrano scene tratte da Io sono leggenda, alle scorte di mascherine e disinfettanti ormai agli sgoccioli. Tutto prende forma in appena 24 ore, senza che tu abbia il tempo di analizzare razionalmente quello che sta accadendo. Poi, però, a mente fredda ti rendi conto che in situazioni di emergenza come questa, più che disporre di tempo per riflettere, dovrebbe essere sufficiente affidarsi al proprio senso civico.

Oggi più che mai, l’Italia ha bisogno di riscoprire il valore della responsabilità e di uno spirito di collaborazione. Certamente, il primo step è la fiducia nelle scelte politiche, nel nostro sistema sanitario e in chi, durante queste concitate ore, dedica tutto sé stesso per affrontare l’emergenza. Ma ciò da solo non basta, ed è per questo che ho scelto di non tornare in Sicilia nonostante le miei lezioni all’Università siano state sospese per una settimana. Del resto nessuno può avere la certezza di non aver contratto il virus e limitare la mobilità è la scelta più oculata, più altruista, più responsabile. Allo stesso modo non svaligiare i supermercati e non correre all’acquisto affannoso di disinfettanti e mascherine può migliorare la situazione. Nel primo caso si eviterà di assistere a scene da carestia, nel secondo si limiterà la mancanza di beni che possono essere indispensabili per le persone anziane e gli immunodepressi. Temo che dietro gli irrazionali atteggiamenti di qualcuno, si nasconda un profondo individualismo: un leitmotiv del nostro presente, semplicemente esasperato dall’urgenza che stiamo fronteggiando.

Questa “emergenza Coronavirus” sta sottolineando l’impreparazione dell’Italia, non tanto nel prendere decisioni politiche o nell’attuare un piano di emergenza, quanto nell’affrontarla con senso civico ed è questa la vera sconfitta per ciascuno di noi.

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