Quando la musica esce dalla scuola: dalla Sicilia al Veneto, Salvo Pennisi e le sue Street Band

Dalle aule alle piazze, il progetto, nato nel quartiere Mortise di Padova a rischio dispersione su impulso del docente e musicista siciliano, avvicina i ragazzi della scuola media agli strumenti attraverso la pratica collettiva e un’esperienza capace di coinvolgere l’intera comunità. Nel repertorio convivono pop, rock, sonorità anni ’80, elettronica e brani dei Daft Punk, tutti reinventati per strumenti acustici e livelli diversi. Un’occasione per stare insieme e per coltivare una passione anche oltre le ore di lezione

«L’istituto in cui insegno, la Scuola Secondaria di I grado “Cellini” di Padova, si trova nel quartiere Mortise, che è a forte rischio dispersione. Magari qualcuno dice ai genitori “Sto andando a scuola” e poi vorrebbe non entrare, e quindi ogni tanto capita di dovere accogliere gli studenti direttamente sul cancello, per invogliarli a non cedere alla tentazione di andare in giro anziché seguire le lezioni di musica». Ci sono frasi che raccontano una storia meglio di qualsiasi curriculum. Quella di Salvo Pennisi, insegnante di musica e musicista, potrebbe essere una di queste. Perché dietro le note che ogni settimana escono dalle aule della scuola in cui insegna da ormai quasi quindici anni, c’è molto più di un progetto musicale: c’è l’idea che imparare a suonare significhi anche stare insieme, trovare il proprio posto all’interno di un gruppo e, soprattutto, avere un motivo in più per tornare a scuola.

È da questa intuizione che è nata una Street Band composta dagli studenti delle scuole medie e, più recentemente, una seconda formazione dedicata agli ex alunni. Due gruppi che attraversano il territorio con clarinetti, flauti, sax, percussioni e melodiche, trasformando piazze e strade in un palcoscenico a cielo aperto. Un modo per portare la musica fuori dalle aule e restituirle quella dimensione popolare e collettiva che appartiene – da sempre – alla tradizione delle bande.

DAL CLARINETTO IN POI: LA MUSICA, PASSIONE E PROFESSIONE. E proprio da una banda di paese ha inizio i lungo percorso che ha condotto Pennisi dalla Sicilia al Veneto: «Quando avevo otto anni – racconta – i miei genitori mi hanno iscritto alla banda del mio paese, Riposto, che in quel periodo stava tornando a vivere dopo alcuni anni di pausa. Dopo avere fatto delle prove con diversi strumenti, mi è stato assegnato il clarinetto». Lo strumento che diventerà il suo fedele compagno. Dopo un anno, Salvatore inizia a studiare musica con un insegnante privato di Giarre, Angelo La Spina, che lo accompagnerà fino al diploma. Poi la formazione prosegue e, intorno ai 18-19 anni, arriva anche la consapevolezza che la musica potrebbe diventare un vero e proprio lavoro. Dopo qualche anno di gavetta – iniziata nel 2009 e culminata con il diploma al Conservatorio di Ferrara nel 2013 – Pennisi vola a Padova e inizia a insegnare al Cellini. Nel frattempo il suo percorso musicale si amplia: al clarinetto si affiancano lo studio del pianoforte classico e quello del sax, fino al diploma in jazz. Un percorso che oggi gli permette di guardare alla musica da prospettive differenti, ma che conserva un punto fermo: la necessità di trasmetterla ai più giovani.

Salvo Pennisi

NOTE FUORI DALL’AULA. L’idea della Street Band nasce all’interno dell’istituto  in cui lavora, che riserva particolare attenzione alla musica, indirizzando i giovani studenti verso questo tipo di percorso già a partire dalla quarta elementare. Nella scuola, infatti, erano già presenti l’orchestra e il coro, ma Pennisi e i colleghi avvertono la necessità di creare qualcosa che permetta agli studenti di esibirsi con maggiore frequenza e, soprattutto, di interagire con la comunità di cui fanno parte e con i luoghi della loro quotidianità. «Ci è venuta l’idea di creare, parallelamente alle attività che venivano svolte, degli ensemble che si potessero spostare facilmente nel territorio per andare a suonare, per esempio, nel centro storico, senza la necessità di amplificazione, corrente elettrica, e di tutto ciò che un’orchestra richiede». La prima esperienza risale al 2017: vengono portati alcuni clarinetti in centro durante il periodo natalizio. Poi si aggiungono i flauti, i pianisti e una soluzione particolare per permettere anche a questi ultimi di partecipare: la melodica. Quella che inizialmente viene chiamata scherzosamente “bandina” prende progressivamente forma e diventa la Cellini Street Band. Dopo la pausa forzata della pandemia, il progetto riparte con ancora maggiore slancio. «Abbiamo iniziato a collaborare con diverse istituzioni, in particolare col Comune di Padova, che ha chiesto il nostro intervento nell’ambito di eventi come l’inaugurazione della Fiera Campionaria, Expo Scuola e il Festival del Gioco».

Il repertorio non viene costruito necessariamente su ciò che i ragazzi ascoltano di più in un determinato momento. Anzi, un branco poco conosciuto può diventare un’occasione: «Qualora non lo conoscessero, tanto meglio: così magari possono incontrare qualcosa di nuovo e anche di sano da ascoltare rispetto ai riferimenti che possono dare i social»

Salvo Pennisi, docente e musicista

DAL ROCK AI DAFT PUNK LA MUSICA RIPENSATA PER I RAGAZZI. Portare la musica fuori dalla scuola significa anche scegliere con cura cosa suonare. «I repertori che affrontiamo vanno dal pop al rock, dalle sonorità anni ’80 all’elettronica, fino agli anni 2000 e ai Daft Punk, per esempio, ovviamente rivisti in chiave acustica». Una scelta che non nasce semplicemente dal desiderio di proporre ai ragazzi una musica che conoscano già. Dietro ogni brano c’è il lavoro degli insegnanti, chiamati a costruire arrangiamenti capaci di valorizzare strumenti e livelli differenti. «Creiamo tutto quanto da zero», spiega Pennisi, proprio per permettere a ciascun ragazzo di trovare il proprio spazio all’interno della formazione. La scelta dei brani, dunque, deve incontrare anche le caratteristiche dell’ensemble. «È un repertorio che secondo noi, da un punto di vista estetico, funziona bene con gli strumenti che abbiamo», racconta. Non necessariamente musica classica, quindi, ma nemmeno una selezione costruita soltanto inseguendo ciò che in quel momento è più ascoltato dai ragazzi. Anzi, anche quando un brano non appartiene ancora al loro universo musicale, può diventare un’occasione. «Qualora non lo conoscessero, tanto meglio: così magari possono incontrare qualcosa di nuovo e anche di sano da ascoltare rispetto ai riferimenti che possono dare i social». È qui che la Street Band assume anche una funzione di scoperta. La musica diventa un modo per allargare i riferimenti dei ragazzi, senza rinunciare alla loro contemporaneità: partire da linguaggi che possono risultare familiari e trasformarli attraverso strumenti acustici, arrangiamenti originali e soprattutto attraverso il lavoro collettivo.

LA MUSICA NON FINISCE CON LA SCUOLA. «La Street Band ha preso talmente piede che a un certo punto ci è venuta voglia di creare un un percorso parallelo per gli ex alunni» aggiunge Pennisi. Nasce così la Mortise Street Band. Il messaggio è semplice: il percorso musicale non deve necessariamente interrompersi quando finisce la scuola media; al contrario, può continuare, crescere e trasformarsi. Alcuni degli ex studenti hanno frequentato il liceo musicale e proseguono gli studi, altri tornano semplicemente perché sentono la mancanza di quella esperienza che per qualche anno aveva fatto parte della loro quotidianità. E Pennisi suona con loro. Sax baritono alla mano, insieme all’insegnante di pianoforte che utilizza la melodica, mentre gli altri docenti accompagnano gli studenti della formazione scolastica. C’è poi un altro elemento che rende particolare questa esperienza: la strada. «Portare ragazzi e strumenti fuori dalla scuola significa anche restituire la musica alla comunità. Le esibizioni avvengono nel rispetto del regolamento comunale sugli artisti di strada e il pubblico – sia local che turisti – risponde con grande entusiasmo».

(In copertina: la Cellini Street Band durante un concerto natalizio itinerante)

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Laureata in “Scienze e Lingue per la Comunicazione” presso l’Università degli Studi di Catania, è copywriter. Collabora con Sicilian Post dal 2023 per raccontare la Sicilia attraverso luoghi sconosciuti e storie di siciliani che hanno scelto di rimanere per lasciare un’impronta o di partire per trasmettere al mondo la bellezza di questa terra.

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