Quando l’integrazione
passa dal palcoscenico:
immigrati in scena
con “Isola Quassùd”

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Da oltre dieci anni l’associazione culturale ideata da Emanuela Pistone offre un’alternativa agli immigrati che arrivano in Sicilia e scelgono di restare a Catania per costruire il proprio futuro. «Il nuovo spettacolo racconta le profondità del mare, le nostre paure e la crisi sociale in cui viviamo tutti»

«A “Isola” mi trovo bene perché non c’è differenza tra italiani e stranieri e posso rilassarmi dopo il lavoro». Abdoulie Fatty ha ventidue anni, viene dal Gambia e dal 2013 vive a Catania, dove lavora come barman da Scenario Pubblico. Lo vedremo presto in scena in un nuovo spettacolo teatrale assieme al suo amico diciottenne Alpha Jallow, arrivato anche lui dall’Africa nel 2015 che nella nostra isola si occupa di preparare dolci e bevande africane. «Vivo con una famiglia italiana – continua Abdoulie – e la Sicilia mi piace perché mi ricorda la nostra terra. Forse è per questo che ci stiamo così bene. Penso che rimarrò qui e tornerò a casa solo per le vacanze». Mettere al centro di eventi e iniziative i giovani stranieri residenti in Italia, stimolandone creatività e capacità espressive e creando i presupposti per uno scambio tra culture diverse. Da più di dieci anni è questa la missione della regista catanese Emanuela Pistone, che con la sua associazione culturale Isola Quassùd offre un’alternativa ai tanti ragazzi che arrivano in Sicilia con un barcone, o più banalmente con un semplice aereo, e scelgono di restare a Catania per costruire il proprio futuro.

Abdoulie Fatty, ventiduenne gambiano: «Qui mi trovo bene perché non c’è differenza tra italiani e stranieri e posso rilassarmi dopo il lavoro»

I PREMI. Un impegno costante sempre più riconosciuto dai cittadini e dalle istituzioni, che hanno premiato gli sforzi della regista e del suo staff – tra cui vanno ricordati Abdoulie Fatty, Mithat Aunir e Stefania Di Pietro – riconoscendo il valore del progetto “Pro/fundus-storie di un altro mondo”, vincitore del bando MigrArti 2017 sezione spettacolo promosso dal ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Già l’anno scorso il gruppo si era aggiudicato il riconoscimento con Life is Beautiful Project, che ha previsto diverse attività – come le trasmissioni radiofoniche su Radio Zammù e gli incontri culinari organizzati con l’istituto alberghiero Carol Woytila – e uno spettacolo conclusivo che è stato l’inizio di una collaborazione con la coreografa e danzatrice sudafricana Mamela Nyamza, con cui Pistone ha diretto un gruppo di ragazzi della compagnia Liquid Company e gli allievi dei laboratori previsti dal progetto.

UN NUOVO SPETTACOLO. «Quest’anno sono partita dall’idea di raccontare le profondità del mare, delle nostre paure, della crisi sociale in cui viviamo tutti» spiega Emanuela Pistone. E partendo dai miti e dei racconti che popolano la storia non solo dei Paesi occidentali, ma anche dell’Africa e dell’Oriente, si tenta di costruire un percorso che possa sfociare in un nuovo spettacolo – in scena 28, 29 e 30 giugno da Scenario Pubblico – portando avanti diverse attività che parlino di rinascita e della possibilità di risorgere come l’araba fenice dalle nostre stesse ceneri. «Siamo distratti, sempre di corsa, impauriti di perdere qualcosa non rendendoci conto che invece possiamo solo guadagnare perché abbiamo già perso parecchio – sottolinea la regista -. Partendo dalla favola e attraverso il teatro riusciamo a coinvolgere italiani e stranieri e tanti artisti da diverse parti del mondo». Il progetto premiato dal Mibact è già in itinere e andrà avanti fino alla metà di luglio. In programma appuntamenti negli istituti scolastici e nei centri di accoglienza con il biologo marino e fondatore dell’associazione Ce.No.Ca Alessandro Cento, al fine di sensibilizzare l’integrazione attraverso l’educazione ambientale e le monumentali opere sommerse di Jason De Caires Taylor.

Emanuela Pistone: «Partendo dalla favola e attraverso il teatro riusciamo a coinvolgere italiani e stranieri e tanti artisti da diverse parti del mondo»

I RACCONTI DEL TÈ. L’associazione organizza anche sei incontri dal titolo “I racconti del tè: miti del mare e altre storie” disseminati in luoghi strategici dell’isola, da teatro Macchiavelli e piazza Università a Catania a Siracusa e alla spiaggia di Pozzallo. Simbolica la scelta di inaugurare la rassegna nel quartiere di San Berillo, che, spiega Pistone, «storicamente accoglie la comunità africana, in particolare senegalese, in maniera cospicua, tanto che gli africani qui sono ormai di casa. Ma sono contenta anche di concludere gli incontri all’osservatorio astronomico del rifugio Serralanave dell’Etna, dove andremo tutti insieme a guardare le stelle, un altro simbolo della profondità». Quella profondità che rappresenta il fil rouge alla base dei miti che verranno letti durante gli appuntamenti a base di tè e scambi culturali, tra cui il ratto di Proserpina e la storia di Colapesce, creature che si sono perse nella profondità degli inferi per poi riemergere e tornare alla vita. «Vogliamo concentrarci sulla vita che si abissa ma che ha possibilità di ricominciare» -chiarisce Emanuela Pistone, che ricorda anche l’iniziativa delle cene sociali nella sede dell’associazione, che vedono impegnati ai fornelli cuochi di diverse nazionalità alle prese con i piatti tipici, da quelli del Gambia a quelli eritrei, dai persiani all’Egitto.

(foto Giorgia Lodato)

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