Giulio, tu vedi quanta gente c’è intorno a te, che suda al lavoro per tutta la vita e non ne cava tanto da vivere umanamente, quanti milioni di ragazzi lasciati nell’ignoranza e nell’abbrutimento, e quante famiglie ridotte alla fame senza loro colpa; vedi quante diseguaglianze ingiuste, quante ire, quanti odi. Ora, c’è modo di far sì che questa grande miseria sparisca tutta o in gran parte, che il lavoro non manchi a nessuno e diventi più umano per tutti. Che tutti i ragazzi siano istruiti e educati, che le disuguaglianze ingiuste scompaiano, che gli odi cessino, che la società diventi quasi un’immensa famiglia, in cui ciascuno, per interesse proprio, desideri il bene di tutti gli altri.

Edmondo De Amicis

È un estratto del romanzo “Primo Maggio” dell’autore di “Cuore”, rimasto inedito fino agli inizi degli anni Ottanta del Novecento, in cui Alberto, padre di Giulio e docente di Torino, spiega al figlio perché fosse stato allontanato dalla famiglia, licenziato e minacciato di morte: si era schierato con profonda onestà dalla parte dalla parte dei poveri, dei lavoratori sfruttati e delle loro famiglie. Sono passati 130 anni, ma queste parole hanno un aspro sapore di attualità, per quanto molti passi avanti siano stati compiuti, almeno nel campo dell’istruzione. Il resto è in buona parte da realizzare e quel vedi quante disuguaglianze ingiuste, quante ire, quanti odi è un’esortazione a guardarsi intorno, a prendere consapevolezza, a studiare a partire dai libri e oltre i libri, ad interessarsi della società, a progettare un mondo migliore di quello attuale.

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