Il cantautore calabrese, vincitore dei premi SIAE e AFI a Musicultura 2009, sarà in concerto il prossimo 24 marzo a Paternò. «Scrivo di quello che mi smuove e in tempi come questi uno con un minimo di sensibilità non può rimanere indifferente di fronte a certe tragedie quotidiane»

«Non è importante se scrivo una canzone, se progetto una casa o disegno cani anarchici e fantasiosi. Il punto è che l’idea scelga di volta in volta il linguaggio più consono. Questa cosa mi salva dalla noia della ripetitività». Carmine Torchia ha quarant’anni, è originario di Sersale in provincia di Catanzaro, ed è un artista poliedrico. In molti lo conoscono come apprezzato cantautore (ha al suo attivo quattro album ed è stato finalista a Musicultura nel 2009) ma lungo la sua carriera, iniziata con gli studi d’architettura, è riuscito ad abbracciare molte forme espressive: tra le sue creazioni più bizzarre e ironiche c’è Rùanzu, un cane che «ama mettersi nei panni dei personaggi storici» e la sua arte si esprime tra musica, disegno, pittura e parole. Lo abbiamo intervistato in attesa della tappa siciliana del suo “Solo tour”, che lo vedrà esibirsi chitarra e voce al Kyano Spyna di Paternò, in provincia di Catania, il prossimo sabato 24 marzo.

UN ARTISTA “ON THE ROAD”. Questa nuova tournée si aggiunge a una lunga fila di progetti che hanno portato l’artista su e giù per lo stivale e che lo hanno fatto “dialogare” con i luoghi in cui si è esibito. Un concetto questo, ben espresso già dal suo primo tour intitolato Piazze d’Italia (sulle tracce di de Chirico). «L’idea – racconta l’artista – è stata quella di scoprire un Paese intero, tentare di conoscerlo più a fondo, scrutare gli aspetti metafisici delle piazze italiane. Ciò che mi ha colpito l’ho metabolizzato subito: schizzi superveloci, fotografie, sketch, riflessioni, appunti di viaggio». Il tutto è stato poi tradotto in un libro, uno spettacolo teatrale e un cortometraggio.

RACCONTARE LE MIGRAZIONI NELLE CANZONI. Nei testi di Carmine Torchia si ritrovano spesso spunti di riflessione su vari argomenti e malesseri generazionali, raccontati tra sogno e cruda realtà. Immancabile la riflessione sulla migrazione. «Approcciare questo concetto in generale – racconta ancora il cantautore – è interessante perché ti fa capire dove il mondo sta andando a livello geografico, ma anche dove il futuro si sta proiettando. Resta importante la cultura delle proprie radici: se uno mantiene quella, non c’è Nord, Centro e Sud: ci sei tu». Quando si parla di migrazioni, tuttavia, non si può prescindere da quella che quotidianamente spinge migliaia di persone sulle nostre coste, in fuga da guerre e disperazione. Nel suo ultimo singolo, Come rondini (preludio all’uscita del suo prossimo album), Carmine l’affronta con estrema sensibilità. «Scrivo di quello che mi smuove e in tempi come questi uno con un minimo di sensibilità non può rimanere indifferente di fronte a questa tragedia quotidiana dei migranti».

DA FRIEDRICH A MAGRITTE: L’ARTE E I VIDEOCLIP. Nel video di Come rondini un’immagine di Carmine di spalle su un mare roccioso e grigiastro pare ricordare il celebre dipinto Viandante su mare di nebbia di Friedrich, considerato un’icona del romanticismo. «Sia io che Orazio Sturniolo (il regista ndr) abbiamo una formazione artistica e questo può avere influenzato le scelte riguardanti la fotografia. Ma più che Friedrich avevamo in testa Magritte che già ci aveva guidati nella realizzazione del video di Dio non è un santo. Abbiamo lavorato per sottrazione, contrasto, assenza e surrealtà su un tema che invece è tragicamente reale».

«Oggi alcuni artisti indipendenti hanno raggiunto i grandi network. Solo dieci anni fa sarebbe stato impossibile»

GLI SPAZI PER LA MUSICA INDIPENDENTE OGGI. Nel 2015 la rivista Rockit.it ha annoverato Carmine Torchia tra i dieci nuovi cantautori da tenere d’occhio. Inevitabile quindi chiedergli cosa pensi dell’attuale panorama musicale attuale, scoprendo un certo ottimismo a riguardo: «Lo scenario è buono. Ci sono artisti indipendenti che oramai hanno raggiunto i network, le grosse radio, la tv; alcuni portano avanti delle tournée incredibili facendo spesso sold out. Ci riescono loro e non più le grosse star. Solo dieci anni fa questa cosa sarebbe stata impensabile, se non impossibile. Ovviamente ci sono alcune cose obiettivamente belle e altre dannatamente brutte».

 

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