Non è minimalista. O forse, per certi versi, in parte lo è. Ma non è mai banale. Bensì un precisionista della scrittura. Di una raffinatezza che ha pochi eguali nella Letteratura del Novecento. Di una profondità esemplare che si tramuta in un’essenzialità lessicale e linguistica. Con un pizzico di senso del mistero. C’è questo e molto altro in Raymond Carver, grandissimo poeta e scrittore statunitense, morto nel 1988, a soli 50 anni, per un tumore al cervello, e che lunedì scorso è stato al centro di un incontro nell’ambito di NaxosLegge, rassegna letteraria ideata e condotta magistralmente dalla professoressa Fulvia Toscano, giunta quest’anno alla sua XII edizione.

Un appuntamento, quello tenutosi al Lido di Naxos di Giardini, nel corso del quale il noto e controverso autore americano del secondo Novecento è stato dettagliatamente messo a nudo da Padre Antonio Spadaro, gesuita messinese e consigliere di Papa Francesco, nonché direttore della rivista “La Civiltà Cattolica”. Ma anche critico letterario esperto di Carver e di Jack Kerouac, scrittori tormentati, certo, che assumono nella contemporaneità un valore assoluto, visto il largo successo che hanno riscosso durante gli ultimi decenni. In particolar modo, la poetica di Carver attraversa tutto l’universo letterario del Nord America e non solo, abbracciando una scrittura limpida, essenziale per l’appunto, minimalista, che a tratti sembrerebbe banale ma non lo è per tutta una serie di dettagliati studi promossi proprio da Spadaro, con un testo, dal titolo “Creature di sangue e nervi: la scrittura di Raymond Carver”, pubblicato da Ares Edizioni nel 2020. E che tratta in modo particolare l’eziologia e l’esegesi delle opere di Carver. Un uomo che ha vissuto in pienezza la sua vita e le cui opere, stando a quanto detto dal gesuita della città dello Stretto, di recente in visita con il Pontefice in Kazakistan, sono perle gettate sulla carta bianca con l’intento di dipingere il senso profondo del mistero della vita.

Padre Antonio Spadaro e Fulvia Toscano in un momento dell’incontro

Quella di Carver è una visione fredda dell’ordinarietà ma, allo stesso tempo, calda per il semplice fatto che i suoi testi sono densi e corposi, di una semplicità minima. Poesie, alcune lette proprio da Padre Spadaro in quest’occasione, che fanno comprendere come il tema delle relazioni nell’autore americano sia fortemente salvifico. La figura della donna, della donna intesa come angelo che purifica e che salva l’uomo dal baratro del tormento e della morte. E poi, ovviamente, il metodo “Cattedrale”, al cui riguardo Fulvia Toscano ha lanciato un piccolo sasso, raccolto al volo proprio dal gesuita, che ne ha spiegato dettagliatamente il significato, con la lettura di un noto racconto di Carver, intitolato proprio “Cattedrale”, presente nell’omonima silloge narrativa. «Si crede in genere di conoscere le cose della realtà, ma alla fine non si sanno spiegare praticamente – ha detto Spadaro sul finire dell’incontro -. Il racconto di cui vi parlo è abbastanza ambiguo, nuovo, che tratta di come si coglie l’epifania nel vero senso della parola. Il metodo ‘Cattedrale è proprio questo: cercare di spiegare l’inspiegabile».

Ma come fare? Nel testo in questione, Carver racconta la storia di due sposi e di un cieco che abitano sotto lo stesso tetto. Il marito, un giorno, si trova con il cieco proprio nel salotto di casa. Accende la tv e si trova davanti un documentario in cui si parla delle cattedrali. Ma cos’è in verità una cattedrale, se non una costruzione medievale che si spinge verso l’alto per raggiungere Dio? Cos’è una cattedrale se non un omaggio a Dio stesso? «Ecco – spiega Spadaro -, il cieco, nel racconto, vuole descritto ciò che il vedente può vedere e il cieco invece no. A questo punto, il vedente, ovvero lo sposo, cerca di spiegare in sintesi cosa sia la cattedrale, ma non ci riesce completamente. E allora come fare a spiegare al cieco ciò che lui non può vedere e che non si immagina minimamente, non avendo mai avuto il piacere di vedere la realtà circostante? Il cieco, allora, chiede allo sposo di prendere in mano una matita e un foglio e di cercare di disegnare una cattedrale assieme a lui, mano nella mano. All’inizio sembra qualcosa d’impossibile – dice Spadaro – ma alla fine il miracolo si compie. Il cieco e lo sposo hanno disegnato una cattedrale a loro immagine e somiglianza». Il racconto in questione è proprio il principio su cui si basa questo metodo. Un metodo per comprendere ciò che è incomprensibile e ineluttabilmente impossibile rappresentare o minimamente immaginare. Un Carver poetico, a tratti. Addirittura più poetico delle sue poesie.

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