Il web è il grande nemico delle realtà editoriali. O almeno è questo il mantra che da un po’ di tempo a questa parte addetti ai lavori e non sentono ripetere con insistenza. Ma siamo sicuri di star considerando la questione dalla giusta prospettiva? «Internet ha decisamente cambiato il modo di fare e di intendere il giornalismo, tuttavia ciò che davvero può fare la differenza è la continua evoluzione della tecnologia: le nostre possibilità di fruire notizie qualitativamente migliori si sono moltiplicate ed è da qui che dovremmo ripartire per creare un ecosistema dell’informazione virtuoso». Madhav Chinnappa, Director of News Ecosystem Development at “Google” – intervenuto in coppia con il professore di “journalism innovation” alla Craig Newman School di New York Jeff Jarvis in occasione del panel “The future of local news” moderato dalla public editor de “La Stampa” Anna Masera e introdotto da Karen Schinnerer, console per la stampa e la cultura Consolato Usa, Napoli, nell’ambito del terzo workshop “Il giornalismo che verrà” – non ha dubbi: i giganti del digitale non devono essere visti come dei competitor da parte dei giornali, bensì come partner strategici a cui rivolgersi per volgere a proprio vantaggio i cambiamenti che hanno investito la professione. «Il potenziale della rete – ha spiegato Jarvis – è ancora in parte inesplorato. Mai come oggi, infatti, era stato possibile per così tante persone nel mondo godere di libero accesso alle informazioni. È certamente vero che sui principali social network c’è ancora del lavoro da fare per giungere a dibattiti più posati ed equilibrati, ma una strada in questo senso è già stata intrapresa. Internet va pensato come una grande cassa di risonanza, specie per le notizie di carattere locale».

Jeff Jarvis durante il panel

SAPER ASCOLTARE. E proprio nella dimensione delle informazioni locali il giornalista americano crede che risieda il segreto del buon giornalismo di domani: «La base da cui dovrebbe muoversi chi pratica la nostra professione è quella di ascoltare le esigenze che provengono dal territorio in cui si è inseriti. Quando si seleziona il proprio target di riferimento, è importante capire cosa ci viene chiesto di raccontare e non cadere nella tentazione di far prevalere le nostre idee sui fatti della realtà». Il giornalismo, del resto, ha tra la sue più alte ambizioni quella di porsi con efficacia al servizio di coloro che dall’informazione si aspettano una risposta ai propri bisogni quotidiani: «Chiedersi in che modo venire incontro al lettore o allo spettatore – ha affermato Chinnappa – dovrebbe tornare ad essere un tema assolutamente centrale per i professionisti della comunicazione. Condividere notizie approfondite e verificate ha un valore etico che va oltre quello del business e contribuisce a rendere il pubblico sempre più consapevole. Con questo intento Google da anni dedica diverse iniziative a supporto degli organi di stampa e alla formazione dei futuri giornalisti». Ma come, in concreto, può verificarsi questo avvicinamento alle comunità? «Pensate – ha aggiunto Jarvis – al fenomeno Black Lives Matter: tutto è cominciato da una vicenda decisamente locale, quella di George Floyd, ma ha poi conosciuto una rapidissima diffusione mondiale. Giornali come Il City Bureau di Chicago o il Village Media in Canada sono ottimi esempi di come le notizie possano essere veicolate alle comunità in maniera semplice ed utile. Coinvolgere sistematicamente quest’ultime nei vari dibattiti è essenziale e il giornalismo legato al territorio ha senz’altro, in questo, una marcia in più».

Madhav Chinnappa durante il panel

CAVALCARE IL CAMBIAMENTO. Basta, dunque, pensare al mondo dei social come sinonimo di fake news e di approssimazione. Secondo Chinnappa, «il processo di trasformazione digitale è certamente complesso e deve passare dalle abitudini e dalla cultura degli utenti. Sono convinto che se ci lasceremo guidare dal flusso del cambiamento, e se prenderemo coscienza che innovazione e informazione non devono per forza confliggere, questa potrà diventare la leva attraverso cui risollevare il mondo dell’editoria». La pluralità di voci, dunque, come opportunità: «Da un lato è indubbio – ha chiosato Jarvis – che l’invasività dei media ci faccia sentire talvolta manipolati e spaesati nella ricerca di una notizia. Dall’altro, però, questa varietà ci consente sempre di fare ricerche approfondite sulle notizie, per verificarne la fonte e l’attendibilità. Solo così si può giungere ad avere un punto di vista personale sulla realtà». A rafforzare questa dose di ottimismo le considerazioni finali di Madhav Chinnappa: «L’informazione che oggi ci viene offerta può essere sezionata in tutte le sue sfaccettature: quale metodo migliore per costruirsi una visione indipendente e matura? La fiducia dei lettori si costruisce soprattutto attraverso questi passaggi. Il web non è il male ma non è neanche infallibile. Sta a noi farne un uso responsabile e un presupposto per una società con valori condivisi».

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