Turismo e teatri, Etna Comics e Officine Culturali: sono solo alcuni degli enti e delle attività messe in crisi dal Covid-19. In Sicilia, molti operatori si sono riuniti per discutere del problema: dagli spostamenti di prossimità a nuovi incentivi, ecco alcune delle loro proposte

«Investire in cultura significa investire nel futuro: cultura viene dal latino “coltivare” e se non si coltiva non si raccoglie niente». Queste le parole con cui Salvatore Contrafatto, presidente della Compagnia delle Opere (Cdo) della Sicilia orientale, sottolinea la necessità di una ripartenza culturale dopo il blocco da Covid-19.

L’EVENTO. Per discutere di questa esigenza e delle nuove forme di comunicazione per la promozione culturale si sono riuniti virtualmente in un evento denominato Comunicare la cultura oggi i membri del Cdo Claudia Fuccio e Toti Contrafatto, il direttore operativo ORSA Vincenzo La Manna e vari esponenti del settore culturale siciliano e non solo: Andrea Bartoli (Farm Cultural Park, Favara), Susanna Cristina (Presidente dell’impresa culturale e creativa Korai – Territorio, Sviluppo e Cultura Palermo), Antonio Mannino (Etna Comics, Catania), Ciccio Mannino (Officine Culturali, Catania), Laura Sicignano (Teatro Stabile, Catania) e Riccardo Antonino (Robin Studio, Torino).

I LIMITI DELLA TECNOLOGIA. In questo periodo di chiusura, i luoghi della cultura come i teatri hanno cercato di mantenere il contatto con il pubblico attraverso social e piattaforme digitali, ma non sempre la tecnologia è sufficiente. «Il computer è troppo piccolo per accogliere sia il teatro sia il pubblico, non consente agli spettatori di vivere un’esperienza collettiva»: queste parole, pronunciate da un art director che di videocomunicazione vive, assumono un peso particolare. «La tecnologia può essere solo un supporto complementare per divulgare un contenuto, ma la freddezza di un video non può sostituire l’andare a teatro» afferma Riccardo Antonino del Robin Studio, servizio di produzione video. A lui fa eco la direttrice dello Stabile etneo Laura Sicignano: «Cercare di fare teatro tramite un video non significa offrire una fredda proiezione. Stiamo sperimentando nuove espressioni teatrali specifiche per i video online, così da mantenere almeno i contatti con le scuole».

UN SERVIZIO INDISPENSABILE. La presenza fisica quasi mai può essere sostituita da webinar e videochiamate, vi sono occasioni in cui è fondamentale essere fisicamente presenti. Tra queste, secondo Antonio Mannino, vi è il festival internazionale del fumetto e della cultura pop Etna Comics: «L’interazione virtuale è attuale, ma può essere solo un palliativo in questo periodo di blocco. Etna Comics è un evento che si basa su aggregazione, folla, un po’ come le discoteche, che più sono frequentate più attirano». Quest’anno il festival avrebbe dovuto celebrare in grande la sua decima edizione, ma è tutto rinviato: «Anche il fumetto è cultura, seppur spesso sottovalutata: la cultura è un servizio al cittadino e solo adesso che sta venendo a mancare ci si sta rendendo conto di quanto sia indispensabile» afferma Antonio Mannino.

UN NUOVO SGUARDO SUL LOCALE. La graduale ripresa della vita in praesentia passa prima di tutto attraverso i nuovi spazi da scoprire intorno a noi: una cultura più locale. Si riscoprono così centri culturali come il Farm Cultural Park di Favara: «Questo centro dell’entroterra siciliano vive di “turismo valoriale”, volto a valorizzare le potenzialità del nostro territorio» afferma il fondatore Andrea Bartoli. «Sarebbe auspicabile – continua – che i cittadini più ricchi investissero in progetti locali, in società per azioni buone nostrane».

INCENTIVI NECESSARI. Produzione autoctona e turismo di prossimità sono i punti chiave di questa ripartenza: «Le difficoltà degli spostamenti e la voglia di evitare luoghi di massa portano alla rivalutazione dei piccoli borghi» sostiene Susanna Gristina, socia dell’impresa culturale Korai di Palermo. «I nuovi canali di comunicazione digitale in questo senso possono essere d’aiuto: da una parte abbattono le barriere fisiche per chi non può raggiungere determinati luoghi, dall’altra spronano chi può a visitarli o a riviverne il ricordo». A sottolineare la centralità del turismo di prossimità è Ciccio Mannino, presidente di Officine Culturali: «In città afflitte da overtourism, ora che i turisti sono assenti, ci si è resi conto che la comunità locale manca. In Italia la partecipazione alla vita culturale coinvolge solo il 27% dei cittadini. Questo dato evidenzia che lo Stato deve rivedere il sistema e partecipare alle sfide di noi rappresentanti della cultura perché si possa davvero ripartire».

CULTURA E MEMORIA. Rinascere dalla cultura, capire che essa può essere anche business: sono queste le sfide dei membri di questa filiera. «È assurdo – denuncia Laura Sicignano – dover ancora ribadire in Italia che la cultura non è secondaria: essa è una forma di propulsione alla collettività, una memoria storica e una libera circolazione di idee. Non a caso i regimi totalitari le hanno sempre posto un freno». Proprio la Sicignano infatti è pronta a ripartire: «Normalmente una stagione teatrale si prepara in un anno. Noi dello Stabile la stiamo ripensando interamente in pochi giorni così da poter ripartire dal 15 giugno rispettando le distanze fisiche sia tra gli attori sia tra gli spettatori». È così che le tournée nazionali cedono il posto a quelle regionali, con piccole compagnie che si esibiranno nei vari comuni in spazi all’aperto.

 

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