Ritorno al futuro per Topolino: il nuovo corso Disney guarda ai successi del passato

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Andrea Freccero, da qualche mese neo supervisore artistico in Italia del brand famoso in tutto il mondo, ha le idee chiare sulla linea editoriale che il settimanale dovrà seguire: recuperare la maniera tradizionale nel racconto delle storie un po’ smarrita negli anni, quella stessa maniera che più si avvicina all’immaginario dei lettori

Ritornare alla migliore tradizione americana, mantenendo la freschezza e l’originalità del tratto dei disegnatori italiani contemporanei. Questa la sfida del nuovo corso di “Topolino”, lo storico settimanale che da 70 anni incanta grandi e piccini con un format irresistibile in cui topi e paperi antropomorfi diventano al contempo specchio della società e protagonisti di divertenti gag. Ne abbiamo parlato con il disegnatore Andrea Freccero, tra i maggiori disegnatori della testata, che dallo scorso aprile è stato nominato supervisore artistico per Panini Comics, editrice licenziataria del marchio Disney in Italia.

A partire dallo scorso aprile sei il nuovo supervisore artistico di Topolino. Che linea segue il settimanale oggi?
«L’intenzione è quella di recuperare il vero immaginario disneyano, quello segnato da grandi autori americani, come Floyd Gottfredson e Carl Barks. In Italia abbiamo avuto degli autori incredibili, come Giovan Battista Carpi e Romano Scarpa, che all’epoca si rifecero proprio a loro. Cavazzano, invece, ha una personalità mostruosa ed è forse il disegnatore che abbiamo al momento, ma è già oltre. Rappresenta un punto di riferimento che faccio fatica a considerare come tale perché è troppo “potente”. In ogni caso, credo che i lettori, sia in Italia sia all’estero, cerchino nelle storie una certa grammatica, un preciso modo di raccontare che forse negli ultimi anni si era un po’ perso».

Per quale motivo, secondo te?
«Il punto è che noi italiani siamo molto esuberanti. Con il tempo è facile perdere di vista ciò che dovresti raccontare, che è il mondo Disney. Guardare indietro è utile per tutti, me compreso. Alcuni anni fa, mentre lavoravo ad alcune tavole in stile Barks, questo concetto mi è divenuto più chiaro: sono divenuto molto più rigoroso e ho smesso di cercare soluzioni grafiche che non credo appartengano al “vero Disney”. Questo, naturalmente, non implica che non si debba trovare una propria strada, ma si può essere personali mantenendo quel tipo di rigore. Quando ero agli inizi Carpi mi redarguiva e mi mandava a casa se mi permettevo di “deformare” i personaggi».

Andrea Freccero

E gli esperimenti fatti in questi anni con personaggi nuovi e alternativi?
«Continueranno il loro corso su altre nostre testate, che sono tantissime. Per esempio, uscirà un nuovo PK, che è la sperimentazione per eccellenza. Basti pensare alla reazione che ci fu quando la Disney si vide arrivare in America quel materiale la prima volta: per loro era improponibile. Oggi, però, possiamo dire, con umiltà, di aver aperto la pista a cose che, ad esempio, si vedono in Francia. Quindi se da una parte sul settimanale stiamo facendo un lavoro preciso, dall’altra la voglia di sperimentare non mancherà mai. Ci sono tanti progetti in questo senso».

A Etna Comics avete presentato anche un nuovo corso de “I Classici”, che ripartono con una tua bellissima copertina e diventano una pubblicazione bimestrale. Che tipo di lavoro state facendo in questo caso?
«“I Classici” è una testata che tutti amiamo per mille motivi diversi. Da parte mia, ne disegno le copertine da almeno 15 anni. Per fare ripartire il progetto abbiamo fatto una piccola riflessione, perché, a parer nostro, anche in questo caso ci si era un po’ allontanati dal percorso di questo progetto. Per andare incontro ai lettori si è cercato di guardare indietro e riscoprirli, cercare quelli che ci hanno fatto innamorare. È stato fatto uno sforzo dal punto di vista narrativo, riprendendo la tradizione per la quale le storie erano collegate da un filone che le univa insieme, rendendole quasi un piccolo libro da leggere dall’inizio alla fine. Anche la copertina è quasi un prodotto da libreria. Il logo fatto a mano è un impegno non da poco, ma anche questo è fatto nel segno della migliore tradizione. Nella seconda copertina, che sto disegnando, sarà protagonista la sfortuna di Paperino. Sarà meno ricca della prima, senza sfondi particolari, ma più d’impatto. Un po’ come nella tradizione di Marco Rota».

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