«Dopo anni di politiche poco lungimiranti, serve un cambio di passo deciso». Non aveva utilizzato mezzi termini il Presidente del Tribunale per i minorenni di Catania Roberto Di Bella per esprimere il suo disappunto dinanzi alle criticità della città etnea, tra le prime in Italia per tasso di povertà educativa e dispersione scolastica. Era il gennaio di quest’anno, all’indomani della rivoluzionaria formazione, in sinergia con l’allora prefetto Sammartino, dell’Osservatorio sulla condizione minorile e della proposta di estensione del protocollo Liberi di Scegliere in tutto il Paese. Cosa è cambiato da quel momento?

Alcune aree della città di Catania raggiungono punte di dispersione scolastica del 21%. Un dato certamente poco lusinghiero, che sin dal suo insediamento ha annunciato di voler affrontare con fermezza. Quali provvedimenti sono stati fin qui adottati?
«Sto incontrando tutti gli osservatori per la dispersione scolastica nella città e stiamo sollecitando tutte le realtà coinvolte ad intensificare l’attività di vigilanza e rendiconto all’autorità giudiziaria minorile. Inoltre, la nostra attenzione si sta rivolgendo direttamente sui nuclei familiari e sulle stesse istituzioni scolastiche, nonché sui servizi sociali. Da un lato, segnaleremo alla procura della Repubblica i genitori che omettono di mandare i figli a scuola – perché ricordiamoci che è un reato – e nello stesso tempo anche tutte le omissioni di segnalazione. Assistenti sociali e dirigenti scolastici sono pubblici ufficiali, i quali se in presenza di notizie di reato hanno l’obbligo di segnalarle alle autorità competenti. Uno sforzo che sta già dando i suoi frutti, considerato l’aumento notevole delle segnalazioni».

In che modo, secondo lei, è possibile organizzare interventi più capillari rispetto a quelli compiuti negli ultimi anni?
«È necessario intervenire periodicamente, specialmente nelle realtà che più sono state lasciate a loro stesse. In questo senso, abbiamo deciso di inviare ogni 3 mesi le forze di polizia nelle scuole dei quartieri a rischio, in modo da fare delle rilevazioni sui registri della dispersione e porre rimedio ad eventuali omissioni d’ufficio. A Reggio Calabria, l’applicazione di questo metodo, unito a provvedimenti di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale e inserimento in comunità dei ragazzi nei casi più gravi, ha portato ad una riduzione del tasso di dispersione scolastica del 50%».

A suo avviso, sarà sufficiente la perdita delle responsabilità legali come deterrente per le famiglie che si ostinano a non garantire ai propri ragazzi l’istruzione di cui hanno diritto?
A tal proposito, un’altra direttrice del nostro intervento riguarderà le indennità economiche. In molti casi, la frequenza scolastica è già connessa a delle indennità di sostegno, di assistenza. Ci stiamo attivando per segnalare all’Inps i casi di dispersione per la revoca dei benefici. Sto studiando per capire se esiste la possibilità di intervenire anche sul reddito di cittadinanza di chi non manda i figli a scuola. E credo che questo aspetto, ovvero intervenire sulla situazione patrimoniale delle famiglie, potrebbe essere un deterrente molto importante. Sono questi gli strumenti che stiamo mettendo in atto».

*Ha collaborato Valentina Sapienza

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L’INCONTRO ALL’UNIVERSITÀ: DALLA REALTÀ ALLA FICTION

Abbiamo incontrato il dott. Di Bella in occasione del seminario che ha recentemente tenuto presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania, nell’ambito del corso di Storia e Tecnica del Giornalismo. Durante l’evento il presidente del Tribunale per i Minorenni di Catania è stato intervistato dagli studenti e dal prof. Giuseppe Di Fazio. Al seminario ha preso parte anche Monica Zapelli, coautrice del libro “Liberi di scegliere” e sceneggiatrice della trasposizione televisiva andata in onda su Rai 1.  «In passato – ha spiegato quest’ultima – avevo già lavorato a storie che toccavano il tema della criminalità (come  “I cento passi” di Marco Tullio Giordana ndr) ma grazie all’opportunità di collaborare col dott. Di Bella ho conosciuto un nuovo tipo di antimafia: un’antimafia che tende la mano. Questo è Liberi di Scegliere: una possibilità attraverso la quale si vede il dramma di ragazzi che vogliono prendere le distanze dalla propria famiglia, perché vogliono una vita diversa dalla vita criminale, ma sentono un legame d’amore e quindi devono con fatica capire come conciliare un mondo d’affetti che hanno costruito con i loro genitori con il diritto di prendersi una vita diversa».

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