Se la Regione abbandona i lavoratori di domani: il paradosso dei ragazzi di “Arché”

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L’ente di formazione si occupa di giovani desiderosi di apprendere un mestiere, spesso sottraendoli alle aree più disagiate del catanese. Ma i corsi, per gli anni successivi al primo, non sono ancora partiti. Il presidente dell’associazione Romano: «Il rischio è perdere i nostri allievi e il nostro futuro»

È il giorno del suo compleanno, eppure anche oggi Denise lavora, sfoggiando il grembiule con cucito sopra il logo dell’Ente di formazione “Arché”. Non ha molta voglia di parlare, tutta intenta a occuparsi del servizio di catering che lei e i suoi compagni hanno allestito per uno dei tanti eventi in cui sono stati chiamati in causa.

Nelle dichiarazioni dei suoi compagni ricorre spesso una parola: “lavoro”. Per loro è tutto. I docenti dell’Ente di formazione “Arché” lo sanno bene, per questo alternano alla didattica tante esperienze pratiche in campi che vanno dalla ristorazione alla pasticceria. Il problema è che al momento, per tanti di questi giovani, il lavoro è fermo. La Regione Siciliana non ha ancora dato il via libera per la partenza dei corsi professionali. Un diritto, quello di formarsi secondo i propri desideri, attualmente negato agli allievi degli anni successivi al primo. Per questi ultimi infatti la Regione è riuscita a venire loro incontro facendo partire i primi anni dei corsi. Per tutti gli altri c’è da aspettare. Come devono sentirsi questi giovani che chiedono a gran voce di completare i loro percorsi?

Riusciamo a parlarne in un incontro a quattr’occhi, nel quale gli allievi dell’Ente ci deliziano con i dolci da loro preparati. Vittorio, il primo a farsi avanti, ha 16 anni, è al secondo anno del corso di “Operatore dei servizi ristorativi”, in particolare per le Sale Bar, vive nella zona di via Plebiscito. Al momento passa le giornate aspettando che inizi la scuola: «Devono ricevere la risposta della Regione per dare il via ai corsi. Questo mi fa sentire nelle mani di nessuno». Il suo sogno è di lavorare, non importa se all’estero o in Italia: «Dove c’è lavoro si lavora».

I ragazzi di Arché durante un servizio

Alessio invece ha 15 anni. Studente al terzo anno del corso di “Addetto per la Sala Bar”, ha sempre frequentato da settembre a giugno. Ma a settembre di quest’anno il corso non è partito: «C’è tanta voglia di ricominciare, vorrei rivedere presto i miei compagni». Parla anche dei suoi genitori: «Sono dispiaciuti che il corso non parta e preoccupati che possa finire tardi». Il suo sogno è di lavorare nella cucina di un ristorante a Catania, «e poi da lì non fermarmi mai, diventare cameriere, maître, Chef de Rang».

Carola ha 15 anni, anche lei frequenta il percorso per diventare operatrice di Sala Bar. Dovrebbe iniziare il secondo anno ma il corso non parte: «Sto passando le mie giornate insieme ai professori per portare avanti alcuni servizi, il resto del tempo lo passo studiando da sola per essere pronta quando ricominciamo. Il mio desiderio è di lavorare all’estero, Spagna o Portogallo».

Non a caso Carola nomina i suoi professori. Uno di questi, Silvestro Trovato, è insieme a loro, a guidarli nel servizio di catering. Insegnante di cultura enogastronomica, Trovato porta i ragazzi dei corsi a svolgere servizi in vari eventi: «Siamo stati protagonisti anche del Catania Street Food Fest» afferma con orgoglio. «Adesso succede che, fermandosi i corsi, i ragazzi tendono a perdersi. Il rischio è che tutto quello fatto in questi anni si vada a perdere».

L’incontro termina con le parole del Presidente dell’Ente, Emilio Romano: «A prescindere dalla preoccupazione che abbiamo come Enti accreditati presso la Regione Siciliana, la cosa più importante dovrebbe essere l’attenzione verso questi ragazzi, che sono il futuro della nostra città e che rischiano di tornare in una situazione di dispersione. Molti bivaccano, altri tendono a essere contattati da personaggi poco “simpatici”». Il Presidente Romano non scende nei dettagli ma il discorso è chiaro, frutto anche dei suoi anni di esperienza a contatto con i ragazzi delle aree più disagiate di Catania. È per questo che l’Ente cerca di organizzare eventi insieme ad aziende, Università e scuole, per tenere impegnati i ragazzi. «Ci hanno detto che forse si riparte a metà novembre. C’è da fidarsi? Sì, dobbiamo» afferma, mentre la giovane allieva Denise porta via l’ultimo vassoio di pasticcini. Il loro servizio è concluso, ricomincia adesso l’attesa, con un amaro in bocca che nemmeno quei dolci preparati con cura riescono a togliere.

 

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